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domenica 24 febbraio 2013

Un redditometro che non fa paura agli onesti.


Caro Direttore,
prima di affrontare l’argomento “redditometro”, che ha scatenato nel Paese paure ingiustificate, meglio ricordare alcuni numeri.
Non parlo dei classici 120 miliardi di evasione anno, ma dati ancora più allarmanti e significativi.
Per esempio il 42% dei possessori di barche dichiara meno di 20.000 euro lordi l’anno.
O il 26% dei possessori di aerei che dichiara di vivere con meno di 19.000 euro.
O un altro 30 % che dichiara meno di 50.000 euro pur possedendo un aereo privato.
Per carità, queste persone, chiamate a rispondere di un tenore di vita elevato rispetto al reddito, potrebbero dimostrare di avere la capacità di moltiplicare pane e pesci, ma diciamolo chiaramente: l’onestà fiscale non è mai stata un valore di questo Paese.
Pagare le tasse per avere servizi in cambio non è da tutti ritenuta cosa buona e giusta (e non cominciamo con la tiritera di non avere nessun servizio in cambio mentre magari mandiamo i nostri figli a scuola).
Molto è stato scritto sul “nuovo redditometro”.
Innanzitutto, perché si chiama “nuovo”?
Perché esiste nel nostro ordinamento e utilizzato dall’Agenzia delle Entrate dal 1973 (art.38 dpr n. 600).
Negli anni sono state fatte alcune modifiche, fino a dl n.78/2010 che ha di fatto permesso di ricostruire il “paniere” rispetto alle macro-categorie del vecchio redditometro.
Chiaro che le abitudini di consumo degli italiani sono profondamente mutate nel corso degli anni e la vecchia impostazione non era più in grado di rispondere ai nuovi cambiamenti.
Il nuovo strumento parte dall’assunto che quanto si spende equivale a quanto si guadagna e, di conseguenza, il reddito è calcolato prendendo in considerazione puntualmente le effettive spese che il contribuente sostiene nell’anno.
E’ quindi un sistema ancorato a elementi verificabili in via diretta, senza alcun ricorso a coefficienti moltiplicativi.
Il vecchio redditometro, invece, si basava su delle presunzioni che partivano dal semplice possesso di pochi beni (abitazioni, auto, barche, aerei e cavalli) ai quali venivano applicati automaticamente specifici coefficienti.
Il nuovo sistema, invece, considera le spese risultanti in anagrafe tributaria che il contribuente effettua nell’anno e le confronta con il reddito dichiarato.
Come sia possibile definire il redditometro come uno strumento di massa rimane un mistero, poiché è esattamente il contrario, vista la capacità di selezione.
Incomprensibile è l’accusa rivolta all’Agenzia delle Entrate di Stato di polizia, Grande Fratello o semplicemente ritenere un abuso una verifica fiscale che abbia lo scopo di recuperare evasione.
Tra l’altro, il piano di attività annuale (come confermato dall’Agenzia), non subirà cambiamenti con l’introduzione del nuovo redditometro.v Il numero degli accertamenti sintetici effettuati sarà, come gli anni passati, inferiore a 50.000.
Quindi, su 41 milioni di contribuenti, circa 1 ogni mille.
Quindi tranquilli.
I cittadini che dichiarano correttamente i loro redditi, o fanno legittimamente ricorso ai propri risparmi per sostenere le proprie spese, non devono assolutamente preoccuparsi.
E gli altri?
Di chi continua a utilizzare servizi gentilmente pagati da altri?
Sinceramente importa meno, anzi praticamente niente.

Un caro saluto

Johannes Bückler

24 Febbraio 2013 Corriere della Sera - Bergamo - Vedi qui >>>>>  

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