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lunedì 22 luglio 2013

Imu sì, Imu no, Imu ni.


Scrivere che l’evasione fiscale è una piaga di questo Paese non significa certo assecondare l’eccessiva spesa pubblica.
Come scrivere che l’eliminazione dell’Imu sulla prima casa difficilmente potrà rilanciare i consumi, non significa tollerare l’elevata pressione fiscale.
Ma sono mesi che il Paese è impantanato a discutere di Imu sì/Imu no per finire (all’italiana) in una probabile Imu ni.
E’ mai possibile?
Non si parla d’altro mentre per le vere priorità c’è solo l’imbarazzo della scelta.
Per esempio pagare finalmente le imprese che aspettano soldi dalla P.A (basta comunicare quanti soldi sono stanziati…pagate) o rendere efficiente la macchina pubblica.
Semplificare tutti gli adempimenti cui siamo costretti ogni giorno o fare finalmente qualcosa per accelerare il recupero di una parte di quei 545 miliardi di ruoli non riscossi.
Dietro ci sono soprattutto furbetti non solo persone in difficoltà, nullatenenti, fallimenti o deceduti.
E se proprio vogliamo rilanciare i consumi facciamolo, con l’unico modo possibile.
Evitando di restituire qualche euro una tantum, ma operando in modo strutturale. Mettendo in atto una riforma fiscale che favorisca i redditi medio bassi rivedendo le aliquote Irpef, non esistono altre alternative. (Naturalmente evitando che, nei redditi medio bassi, ci rimangano, come accade da troppo tempo, una buona parte di evasori).
Certo, i soldi non sono tutto.
Al Paese servirebbe anche un po’ di fiducia nel futuro.
E’ veramente un peccato che legiferare su questo non sia possibile, perché un decreto sull’ottimismo farebbe comodo a tutti.
Forse più dell’eliminazione dell’Imu sulla prima casa.

Johannes Bückler

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