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venerdì 6 novembre 2015

Non cancelliamo la vergogna.


L’Isrec Bg, l’istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea, ha chiesto agli amministratori della città di Bergamo di adoperarsi per revocare la cittadinanza onoraria data a Mussolini il 24 maggio del 1924.
Nel diritto romano esisteva qualcosa del genere, forse la più pesante condanna che si potesse attribuire: la “damnatio memoriae” (condanna della memoria). Istituita nella Roma Antica consisteva, al fine di preservare l'onore della città, nella cancellazione della memoria di una persona attraverso la distruzione di qualsiasi traccia potesse essere tramandata.
Una decisione, che per quanto riguarda Mussolini e il suo rapporto con Bergamo, lascia adito a più di una perplessità. E a una domanda: perché solo oggi? Perché non ci pensò ad esempio Antonio Cavalli, primo sindaco nominato d’intesa con il CLN dopo la Liberazione? Eppure ne aveva ben donde. Catturato dai tedeschi e internato dopo l’8 settembre 1943, una volta liberato era entrato nella Resistenza assumendo il comando militare di quella bergamasca.
Non ci pensò neppure Ferruccio Galmozzi, sindaco di Bergamo dal 1946 al 1956. Nell’incipit del suo primo discorso ricordò commosso “quel pomeriggio dell’aprile 1923 (ultimo Consiglio comunale eletto liberamente) quando Giunta e Consiglieri (lui era tra questi) rassegnarono le dimissioni per l’impossibilità di assolvere il loro mandato con dignità e con la necessaria libertà d’azione”. Tutte personalità, quindi, che avevano combattuto il fascismo.
Eppure nessuno di loro pensò mai alla revoca.
Nemmeno i membri del Comitato Nazionale di Liberazione, presenti nel primo parlamento repubblicano, pensarono mai di revocare con una norma nazionale tutte le cittadinanze onorarie attribuite a Mussolini durante il Ventennio. Eppure il Paese ne era zeppo. Da Varese a Bologna, da Firenze a Ravenna, da Cinisello a Balsamo (quando ancora erano divisi). Semplice dimenticanza? Non credo. Credo anzi che la scelta sia stata ponderata: se veramente la storia è memoria, quelle pagine non dovevano essere cancellate.
Anzi, dovevano rimanere ad imperitura memoria della vergogna che esse avevano rappresentato. Ed è giusto così. Se l’Isrec, che dice di essere soprattutto luogo aperto ai giovani, si propone come finalità prioritaria “di raccogliere, conservare e valorizzare la documentazione sull’antifascismo” è bene che lasci le cose come stanno.
E magari, per una riappacificazione che sembra non arrivare mai, ricordare anche le malefatte perpetrate dai partigiani.
La damnatio memoriae ha il gravissimo difetto di condannare all’oblio vite e azioni che invece è bene non dimenticare.
In fondo la storia ha già giudicato Mussolini e il fascismo. Arrivati a questo punto, non è il caso di passare oltre?

Johannes Bückler

06 Novembre  2015 - Corriere della Sera - Bergamo - Leggi qui >>>>>

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