Disclaimer

Al fine di mantenere il blog nell'ambito di un confronto civile e costruttivo, tutti i commenti agli articoli espressi dai lettori verranno preventivamente valutati ed eventualmente moderati. La Redazione.

mercoledì 12 luglio 2017

Il Federalismo insabbiato. Lo smemorato del Pirellone.


Quando si trovavano in difficoltà, a causa di una violenta tempesta, i marinai erano soliti prendere impegni col buon Dio invocando la sua protezione. Purtroppo, una volta cessato il pericolo, tutte le promesse fatte finivano nel dimenticatoio.

Nasce da qui l’espressione “promesse da marinaio”. Al riguardo, lo scrittore Charles Bukowski, diceva che “Il genere umano ha molte debolezze, ma le due principali sono: incapacità di arrivare in orario e soprattutto incapacità di mantenere le promesse”. Per quanto riguarda i politici, come dargli torto.

Ne sa qualcosa Roberto Maroni, che su promesse mancate come la Macroregione, il 75% delle tasse trattenute in Lombardia e l’abolizione del bollo auto, ha fondato la campagna elettorale che lo ha portato a diventare governatore della Lombardia. Ora, dopo essere passato due anni fa, dal: “facciamo una Lombardia a statuto speciale” (irrealizzabile) , ci riprova col minimo sindacale.

Per il 22 ottobre ha indetto un referendum consultivo (per la prima volta elettronico) per chiedere ai lombardi: “Volete voi che la Regione Lombardia, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma della Costituzione?”.
Che tradotto significa: ”Volete voi che la Regione Lombardia si muova per fare qualcosa che avrebbe potuto fare da tempo, perché già prevista in Costituzione, senza fare un referendum, e soprattutto senza spendere 46 milioni di vostri euro?” Questo il vero quesito.
Un referendum inutile, vuoto, senza sostanza, uno delle tante improbabili proposte elettorali leghiste di questi ultimi 20 anni. E quanto sia vuoto e privo di sostanza lo dimostra il fatto che su quali competenze non è dato sapere. Quali materie, che oggi la Regione è “concorrente” con lo Stato, richiamate dall’art.117, si vogliono di esclusiva pertinenza regionale? Il commercio con l'estero? La protezione civile? La tutela dell’ambiente? Le casse di risparmio e casse rurali? Nessuno lo sa.

Fatemelo dire. Di una cosa sola ha bisogno la nostra regione: esattamente l’opposto di quella cultura che in questi ultimi vent’anni è stata instillata nella nostra gente. Parlo di una chiusura, tanto auspicata da una certa politica, invece di un’apertura al mondo globalizzato e alle sue enormi opportunità. Parlo del tradizionalismo, che va bene, ma non come vorrebbe qualcuno, a scapito dell’innovazione. Della grande enfasi sulla piccola criminalità e niente sulla grande criminalità che sta invadendo il nord. Insomma, di quei peggiori e nefasti luoghi comuni invece di serie e valide argomentazioni.

Per carità, nessuno può negare l’esistenza di una “questione settentrionale” inserita nella drammatica crisi che il nord sta vivendo negli ultimi anni. Ma se è ancora sul tappeto, malgrado abbiano avuto in mano le redini del Paese per un decennio, è proprio a causa di politici del nord che, alle soluzioni, ogni volta hanno preferito inutili spot elettorali.
Come questo referendum.

 Johannes Bückler

Al riguardo leggete quello che ho scritto il 05 Settembre 2015 sul Corriere della Sera - Bergamo.

 "Il Federalismo insabbiato e lo smemorato del Pirellone".

La scienza ha dimostrato che i pesci rossi possono ricordare le cose per almeno tre mesi. Stante la capacità di ripetere gli stessi errori si può affermare, senza ombra di dubbio, che la memoria degli italiani abbia più o meno la stessa durata.
Il 17 febbraio 2015 la Regione Lombardia ha indetto un referendum consultivo concernente l'attribuzione di ulteriori forme di autonomia. Bene, dare la parola al popolo è sempre buona cosa. Peccato che in questo caso sia solo un’inutile perdita di tempo (e di denaro).
Infatti, per trattare col governo una maggiore autonomia, non serve mettere in piedi un referendum, poiché la possibilità è già prevista nella nostra Costituzione. Fatte salve le competenze attribuite alle regioni a statuto speciale, “Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia….possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata” (Art. 116). E qui entra in gioco la nostra memoria da pesce rosso.
27 luglio 2006. Il Consiglio regionale, sotto la guida di Roberto Formigoni, approva un ordine del giorno in cui è chiara la volontà di avviare una negoziazione con lo Stato per avere una maggiore autonomia.
15 settembre 2006. Un primo documento segna l’avvio di un procedimento, a “Costituzione invariata”, che fa riferimento agli articoli 116 (federalismo differenziato), 117 (materie di legislazione concorrente Stato-Regione) e 119 (federalismo fiscale).
7 novembre 2006. È varato un documento di ricognizione dei possibili ambiti previsti dalla Costituzione.
Che vengono stabiliti il 3 aprile 2007.
E sono: tutela dell’ambiente, beni culturali, giustizia di pace, organizzazione sanitaria, ordinamento della comunicazione, protezione civile, previdenza complementare, infrastrutture, ricerca e innovazione, università, cooperazione transfrontaliera, casse di risparmio e rurali regionali. Risoluzione approvata dai gruppi di maggioranza con il voto favorevole delle opposizioni.
In seguito. 30 ottobre 2007. “E’ stata firmata oggi a Palazzo Chigi un'intesa tra Governo e Regione Lombardia con la quale si avvia il negoziato per verificare le condizioni di trasferibilità di 12 competenze dallo Stato nazionale al governo regionale, in base all'articolo 116 della Costituzione che parla di federalismo differenziato.” “Un’intesa molto importante, un punto significativo di questo lungo processo di attuazione del federalismo" commentò allora il Ministro degli Affari regionali del governo Prodi, Linda Lanzillotta.
Come andò a finire? Male, malissimo. Tutto si bloccò, anche se in Regione Lombardia gli interpreti continuarono ad essere sempre gli stessi. A cambiare fu invece il governo. Quel governo, di cui facevano parte Roberto Maroni come ministro dell’Interno, Umberto Bossi ministro per le Riforme Istituzionali e Roberto Calderoli ministro per la semplificazione normativa, bloccò l’iniziativa, o meglio la ignorò e il tavolo per l'attuazione delle attribuzioni di condizioni speciali di autonomia non fu più convocato.
In conclusione. Da una parte abbiamo un referendum che non serve, che è costoso (al momento preventivati 19 milioni di euro saliti a 46 in corso d'opera) e dal vago sapore propagandistico.
Dall’altra, un percorso avviato anni fa e bloccato in dirittura d’arrivo proprio da chi oggi si erge a paladino dell’autonomia.
Siamo o non siamo un Paese di pesci rossi?

Johannes Bückler

05 Settembre 2015 - Corriere della Sera - Bergamo - Leggi >>>>>  Segue >>>>>

Nessun commento:

Posta un commento