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Visualizzazione post con etichetta equitalia. Mostra tutti i post
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mercoledì 23 ottobre 2013

Il gesto dell'ombrello. Ieri e oggi.


Caro Direttore,
del gesto dell’ombrello di Maradona rivolto a Equitalia si è scritto molto.
Resta da chiedersi come si possa tollerare una così grave mancanza di rispetto verso i cittadini onesti di questo Paese e come sia stato possibile garantire (di fatto) diritto d’offesa su una Tv pubblica.
Meglio soprassedere, pensando che non è certo un caso isolato.
Da anni molti di quelli che chiamiamo furbetti, non pagando le tasse, rivolgono ai cittadini onesti un bel gesto dell’ombrello in tutte le sue varianti. E’ tipico di chi si crede più furbo degli altri.
Esattamente come i francesi prima della battaglia di Azincourt (contro gli inglesi) nella Guerra dei Cent’anni, dove la leggenda vuole sia nato questo gesto. Infatti i francesi, prima della battaglia, erano soliti irridere gli avversari con il gesto di simulare il taglio delle dita intendendo così impedirgli in futuro di tirare con l’arco.
Ma quel giorno gli inglesi si presentarono con un inedito arco lungo (il famigerato long bow) che i francesi non avevano mai visto.
Da lì il gesto di passare dalle dita al taglio dell’intero braccio viste le dimensioni dell'arco.
Allora era un gesto per irridere i nemici, oggi (per qualcuno) di schernire Equitalia e i cittadini onesti. Non so come finirà la vicenda di Maradona e se a vincere sarà ancora una volta il furbetto di turno.
So però quello che accadde ai francesi.
Lasciarono sul campo 15.000 uomini subendo una delle sconfitte più cocenti della loro storia e capendo, forse per la prima volta, che è inutile irridere gli avversari, prima e durante una contesa.
Inutile e controproducente. Oggi come allora.

Un caro saluto

Johannes Bückler

mercoledì 7 agosto 2013

Perchè siamo tutti Bückler.


Caro Johannes,
leggendo i dati sul mancato recupero di Equitalia (Leggi relazione >>>>> ) forse si comprende il perché ci identifichiamo in Buckler. Come dice il motto: cittadini che non capiscono; ovvero, forse a consolazione, capiscono in senso socratico, cioè capiscono di non di capire.
Veniamo al tema. Sapere che la "demonizzazione" di Equitalia si colloca all'interno di un contesto in cui il potenzialmente recuperabile viene "realisticamente" ridotto dell' 80% dal fisco e del 44% dall'Inps, appare assai deprimente. Sappiamo da sempre che non conta tanto quanto si accerta, ma quanto si porta "in cassa" effettivamente.
La Guardia di Finanza quando comunica i dati relativi alla propria attività' finalizzata alla lotta all'evasione fa riferimento ai processi verbali di verifica, cioè alle proprie conclusioni che sono, molto spesso, ben meno consistenti di quanto si traduce in avvisi di accertamento da parte dell'Agenzia delle Entrate.
Quest'ultima, poi, si rapporta con il (presunto) evasore e nella fase pre-contenziosa (acquiescenza/accertamento con adesione/mediazione) lascia per strada una parte delle proprie (teoriche) pretese e per quanto viene portato davanti al giudice tributario più o meno recupera il 50% (pochi anni fa la percentuale era molto più bassa, ma non esistevano gli attuali strumenti giuridici "deterrenti", finalizzati ad eliminare le classiche pretese assurde e infondate). Giova anche segnalare che lo sbandierato recupero di più di 12 milioni (Befera, pochi mesi addietro) si riduce a poco più di 7 milioni, depurando il dato della semplice correzione di errori in dichiarazione (niente a che fare con l'occultamento di materia imponibile).
Alla fine di questo articolato percorso di "dimagrimento" del recupero teorico scopriamo che ben che vada, non riusciremo a incassare se non un misero 20%. Ovviamente c'è qualcosa che non funziona, ma non e' certo "limando le unghie" all'esattore che si può sperare in un'inversione di tendenza!
Inoltre, restringendo l'angolo visuale allo specifico interrogativo retorico che mi hai posto, anch'io ho la sensazione che quei "famosi" 121.000, da "portata minima" di 500.000 euro, non siano nemmeno lontani parenti dei possibili (?) "evasori da sopravvivenza".
Conclusione? Consoliamoci, forse ingenuamente, aggrappandoci al "segnale" di questi giorni: un noto superpotente, un intoccabile, un emblema della casta, di quel potere che della lotta che accomuna noi Buckler ne aveva fatto una semplice miserrima foglia di fico, e' stato condannato in via definitiva per evasione fiscale.
Che sia la volta buona, che si possa finalmente voltare pagina? Mai dire mai. Il colibrì e i suoi seguaci continuino a fare quanto "sentono" e a sperare.
La via di Damasco e' ancora lunga... Un abbraccio consolatorio.

Samuel Adams

giovedì 6 giugno 2013

La paura del "liberi tutti" e il passo indietro dei sindaci gabellieri.

Caro Direttore,
“I comuni accolgono con favore la proroga che rinvia di 6 mesi il passaggio alla riscossione diretta dei tributi, approvata con un emendamento al Dl Pagamenti, dal Senato”.
E così, per quanto riguarda Equitalia, va in onda l’ennesima proroga visto che sono due anni che si rimanda.
Ma come. Non erano loro (i comuni) a fianco dei poveri contribuenti martoriati dal fisco ma col braccino corto quando si tratta di pagare?
Cosa sono state quelle reazioni spaventate una volta abbandonati dall’odioso esattore?
Non sarà che si è capito (meglio tardi che mai) che si correva il rischio di perdere milioni di euro di multe non pagate o tasse rifiuti non versate?
Non sarà che si è scoperto che un qualsiasi nuovo ente non potrà essere più umano poiché, per quanto riguarda la riscossione, ci sono leggi severe al riguardo e da lì non si scappa?
Si è capito forse che indire un bando di questo genere ha una certa qual complessità?
Ci si è accorti solo ora che per creare una società in house bisogna capitalizzarla con qualche soldino?
I contribuenti onesti accolgono quindi con favore questo ennesimo slittamento. Il rischio era che per alcuni tributi si concretizzasse il “tana liberi tutti”.
Tutti? Proprio tutti no. I soliti, come sempre.

Un caro saluto

Johannes Bückler

05 Giugno2013 Corriere della Sera - Vedi qui >>>>>

lunedì 3 giugno 2013

Rottamare Equitalia? Ecco un altro spreco.

Caro Direttore,
stop ai ruoli: i comuni non possono più inviare pratiche a Equitalia; da qui in avanti mancano i tempi tecnici per procedere alla riscossione.
Dal 1 luglio i comuni dovranno trovare un’alternativa ma, viste le evidenti difficoltà, l’Anci chiede un’ulteriore proroga.
In pratica una proroga della proroga della proroga, visto che sono due anni che si continua a rimandare.
I comuni stiano tranquilli: Equitalia, ne sono certo, non li lascerà a piedi nemmeno questa volta.
Ma da cittadino mi chiedo: in futuro, che fine faranno i 2mila dipendenti che in Equitalia si occupano della riscossione per conto dei comuni?
E le loro competenze e la loro professionalità?
L’Anci vuole creare una nuova società per i comuni che non possono fare da soli. Assumeranno personale fa formare ex novo ritrovandoci a dover pagare sia i dipendenti di Equitalia sia i dipendenti della nuova società?
Non sarebbe opportuno allora trasferire quel personale da Equitalia alla nuova società compreso tutto il software acquistato a suo tempo?
In un periodo come questo che facciamo, disperdiamo competenze e sprechiamo soldi pubblici?
Se le norme applicate da Equitalia, aggio e quant’altro non si ritengono adeguati, perché non si cambiano invece di buttare via tutto?
Norme e leggi dello Stato si noti bene. Che senso ha cambiare il medico se alla fine la medicina è la medesima?
Pensiamoci bene, anche se, come scrisse Bernard Grasset, “la soluzione del buon senso è sempre l’ultima a cui pensano gli esperti”.
Purtroppo.

Un caro saluto

Johannes Bückler

02 Giugno 2013 Corriere della Sera - Bergamo - Vedi qui >>>>>  

sabato 18 maggio 2013

Riscossione, ora non creiamo i falsi bisognosi.

Caro Direttore,
dal primo luglio una legge dello Stato obbligherà i comuni a lasciare Equitalia, ma i sindaci hanno tempo fino al 20 maggio per trasmettere le ultime pratiche per la riscossione coattiva dei tributi.
Dopo questa data potranno scegliere se affidare la riscossione a un soggetto esterno, individuato con gara, oppure gestire in proprio il servizio.
Possiamo affermare che sia una buona cosa per le persone oneste? Direi di no.
E per chi ha sempre il braccino corto quando si tratta di pagare tasse, multe, bollette o scadenze varie? Certamente sì.
E per quanti vorrebbero pagare, ma per loro situazione economica non riescono a farlo? Forse.
Legittimo l’invito proveniente da più parti a valutare caso per caso, ma giusto ricordare che non esiste nessun principio giuridico in cui si parli di “selezione”.
Le tasse e le imposte vanno pagate in base a un principio costituzionale, non in base a una decisione assunta da qualcuno.
Esistono norme che regolano questo principio e le norme vanno rispettate, sia se ad applicarle è un soggetto privato o pubblico (come Equitalia).
Teniamolo presente in futuro, per non rischiare, dopo i falsi poveri e i falsi invalidi, di ritrovarci pure con i falsi bisognosi.

Un caro saluto

Johannes Bückler
P.S. Considerando che oltre 6000 comuni sono impreparati a questa scadenza, chi pagherà l’eventuale buco nelle finanze pubbliche? Va beh, che lo domando a fare.

18 Maggio 2013 Corriere della Sera - 


sabato 6 aprile 2013

Politici provenienti da Marte.

Sul sito di Bergamo News è stato posta in rilievo una frase pronunciata dal nuovo Governatore della Regione Lombardia. Bückler ha inviato una precisazione in merito.

Spett. Redazione.
in merito all’articolo dal titolo “Una moneta lombarda e basta Equitalia: il programma di Maroni”, vorrei fare alcune considerazioni su una frase pronunciata dal nuovo Governatore.
La frase è : ”La riscossione dei tributi deve essere più vicina al territorio e tener conto del contesto sociale. Equitalia non sta operando con questi criteri, dunque intendiamo sostituirla con un ente di riscossione regionale entro fine anno”.
Detta frase è tipica di alcuni politici di cui è conosciuta ormai la provenienza: Marte.
Non si può spiegare altrimenti.
Infatti quelli che lui definisce “i criteri” non consoni, sono stati “gentilmente” definiti per legge da governi di cui ha fatto parte.
Addirittura assurda poi la pretesa “di tener conto del contesto sociale”.
Dovrebbe sapere (dati i suoi studi) che non esiste nessun principio giuridico in cui si parli di “selezione”.
Le tasse e le imposte vanno pagate in base a un principio costituzionale, non in base a una decisione assunta da qualcuno.
Esistono norme che regolano questo principio e le norme vanno rispettate, sia se ad applicarle è un privato o un soggetto pubblico (come Equitalia).
Giusto ricordare che prima di Equitalia la riscossione in Italia era praticamente nulla.
E abbiamo già dimenticato la truffa di Tributi Italia di cui sono rimasti vittima anche alcuni comuni bergamaschi?
Libero Maroni di sbarazzarsi di Equitalia, ma una domanda sorge spontanea: per aiutare gli imprenditori in difficoltà non era meglio, a suo tempo, abbassarle le tasse, invece di pensare come riscuoterle?
Ah dimenticavo. La provenienza da Marte.

Un caro saluto

Johannes Bückler

04 Aprile 2013 Bergamo News 

martedì 2 aprile 2013

Imprenditore fallito, non ricominciamo con il solito sport del tiro ad Equitalia.


Caro Direttore,
la vicenda dell’imprenditore di Fara Gera d’Adda, assolto dall’accusa di bancarotta fraudolenta, ha riportato alla ribalta uno dei molti sport nazionali.
Dopo il calcio e l’evasione fiscale, il tiro a Equitalia.
Ce ne sono altri, certo. Per esempio il tiro allo Stato (che siamo noi..in pratica ci spariamo sui piedi) e il tiro al politico (di regola dell’altro schieramento).
Ma fra tutti, il tiro a Equitalia sembra non risentire di problemi stagionali, tipici di altri sport. E allora meglio ribadire (e questa è l’ennesima volta…teste dure?) che Equitalia è solo un’Agenzia di riscossione.
 Punto e basta.
Che Equitalia, con i problemi di questo genere, non c’entra un fico secco.
Qui poi si parla di cartelle esattoriali di 20 anni fa, quando Equitalia nemmeno esisteva e le esattorie erano private, proprio quelle che qualcuno vorrebbe utilizzare per sostituirla Equitalia, ma guarda un po’.
Ripetere, anche qui per l’ennesima volta, che non esiste nessun principio giuridico in cui si parli di “selezione” o in base a una decisione assunta da qualcuno.
Non è compito di Equitalia questo sì, questo no.
Certo, il fatto che agli atti del processo sia scritto”..per pagare le cartelle esattoriali di Equitalia…” (da qui il titolo “Per pagare Equitalia fallisce. I giudici lo assolvono”) non ha certo aiutato, ma (si evince da molti commenti dei lettori) che Equitalia si diverta a far fallire poveri imprenditori è mera propaganda, di quella becera poi, poiché, per il clima di tensione che si alimenta, poi ad andarci di mezzo sono i dipendenti di quest’agenzia (in questi giorni ci sono stati altri atti intimidatori nei confronti del personale.)
Nel merito della vicenda (e per i soli dati pubblicati) che dire.
Di sicuro che i debiti della vecchia società non erano certo di soli 12 milioni di lire (circa 6000 euro).
Che molte risorse sono sicuramente state sottratte dai soci (interessante sapere per farne che).
È chiaro che l’imprenditore (che non contesta i suoi debiti con lo Stato e questo gli fa onore) aveva ingenti debiti soprattutto con le banche.
Che la sua attività è andata in crisi per la concorrenza cinese (e qui Equitalia che c’entra?).
Nella parte finale dell'articolo poi l'imprenditore racconta che oggi abita con la famiglia nel suo ex capannone in attesa che vada all’asta.
Asta che, giusto puntualizzare, non è stata chiesta da Equitalia.
Insomma, al di là di questa vicenda, non si perde occasione per attaccare chi cerca di recuperare risorse furbescamente sottratte alla collettività (negli altri Paesi la pratica più diffusa è invece il tiro all’evasore, ma guarda te).
Giusto sarebbe indignarsi invece contro chi, pur di non pagare le tasse, venderebbe l’anima al diavolo.
E scommetto, pure qui, senza scontrino.

Un caro saluto

Johannes Bückler
P.S. Comunque, stante le cose come sono state raccontate, sono certo che l’imprenditore saprà risollevarsi. La forza di volontà non gli manca certo. Gli faccio tanti auguri.

02 Aprile 2013 Corriere della Sera - Bergamo - Vedi qui >>>>>  

giovedì 11 ottobre 2012

Tributi sottratti, la vigilanza degli enti dov’era?


Caro Direttore,
è di questi giorni la notizia che una Società privata (ribadiamo privata) di Riscossione si è appropriata di tributi che una volta recuperati non venivano poi girati ai comuni.
In pratica non aveva ben chiaro il meccanismo: pensava che “Agenzia di Riscossione” significasse riscuotere, punto e basta.
Che tristezza. Lasciamo alla magistratura il compito di fare chiarezza, anche se, analizzati i fatti, recuperare il maltolto sarà molto difficile.
Va beh. Purtroppo in questa truffa ci sono finiti 400 comuni (l’elenco non è ancora definitivo) tra cui Bergamo, Dalmine, Stezzano e Gandino.
Pur se la vicenda era conosciuta da tempo, credo che a questo punto i cittadini abbiano il diritto di sapere come diavolo sia potuto accadere.
Non si può risolvere la questione annunciando una richiesta danni.
Sarebbe utile spiegarci magari quali modalità erano inserite nel bando e nel capitolato.
Le contestazioni sono partite subito? Le diffide? Le penalità?
Quando sono state attivate le procedure di risoluzione del contratto? Con quali provvedimenti?
Perché va bene tutto. Va bene ritenersi “eroi” (eroi di che poi?) quando si abbandona Equitalia, ma se poi questo è il risultato almeno ci vengano date delle spiegazioni.
Sperando nel frattempo che questo caso non diventi il primo di una lunga serie, magari conseguenza di una dissennata privatizzazione di un servizio fondamentale per l’economia finanziaria del paese.
Un caro saluto
Johannes Bückler

11 Ottobre 2012 - Corriere della Sera - Bergamo. Leggi >>>>> Leggi il seguito >>>>>

mercoledì 23 maggio 2012

I municipi hanno troppi alibi.


Caro Direttore,
chiariamo un punto: quando arriva una cartella di Equitalia, è perché qualcuno non ha fatto il proprio dovere di cittadino.
Infatti la maggioranza degli italiani non ha problemi di questo tipo.
Non facciamo di eventuali errori (le cosiddette cartelle pazze) un alibi.
Spesso la colpa è proprio di quei comuni che oggi si fanno grandi nel voler lasciare l’agenzia dimenticando che esiste da tempo una legge che glielo impone.
Perché non l’hanno attuata? Forse perché non sono in grado.
Forse perché i soldi che vengono recuperati fanno cassa, o forse perché meglio lasciare tranquilli i propri elettori.
Si vogliono creare nuovi duplicati? E chi li paga? I soliti cittadini onesti? Te pareva.
Diciamolo, siamo proprio delle belle teste. Eppure il problema si poteva risolvere in modo semplice.
Non certo diminuendo l’aggio che favorisce solo i veri evasori e non risolve certo i problemi di chi si trova veramente in difficoltà.
In alcuni stati americani quando il fisco riconosce nel contribuente un’effettiva difficoltà a pagare le tasse, chiede per quella tornata 1 cent per ogni dollaro di tassa evasa.
Molto tolleranti quindi con contribuenti che non ce la fanno e poco, ma poco, ma poco, anzi pochissimo con gli altri evasori.
Questo dovrebbe fare un Paese civile, fare queste tipi di leggi e dare questi strumenti in mano a chi deve poi fare la lotta all’evasione.
Invece cosa succede da noi? Succede che tutti si lamentano delle tasse (e fin qui), però poi questi tutti si dividono in due categorie: chi le tasse le paga e continua a pagarle, e chi non le paga e si lamenta pure se malauguratamente viene beccato.
E oltre a lamentarsi cercano di creare consenso intorno a loro (trovandolo persino in partiti politici).
Sia chiaro, anche negli altri Paesi sorgono movimenti che chiedono una minore tassazione, ma le tasse prima le pagano, e poi protestano, perché le leggi prima si rispettano e poi si cambiano.
Da noi, (per colpa di quella lieve controtendenza) ci siamo portati avanti.
Prima abbiamo creato i movimenti e poi forse in futuro chissà, cominceremo a pagarle tutti ste tasse.
Un invito quindi: smettiamola di prendercela con chi cerca di riparare ai danni compiuti da altri.
E ricordiamoci sempre che come diceva Alberto Sordi : “le tasse che ci chiedono sono altissime perché tanto sanno che ne paghiamo la metà”.
Peccato che a pagarle siano sempre i soliti noti, aggiungo io.
Un caro saluto
Johannes Bückler

22 maggio 2012 Corriere della Sera - Bergamo. Leggi qui >>>>> e qui >>>>>

mercoledì 16 maggio 2012

TASSE: Dovere di pagarle o diritto di non pagarle?


Ormai è divenuto il tema del giorno: suicidi, tragedie familiari, vedove in televisione, assalti ad Equitalia, una tensione sociale che sta salendo trovando a volte nei mas media ampie giustificazioni.
Tentiamo allora di sgombrare il campo da mille distinguo per tentare di cogliere il nocciolo del problema: se in Italia le tasse sono troppo alte, anzi altissime, lo dobbiamo al fatto che, dopo il calcio, lo sport nazionale è l’evasione fiscale.
Anzi, scusate, non è il secondo ma il primo di tutti gli sport.
Solo che diverte chi lo pratica ma non gli spettatori. Infatti, il 93% dell’IRPEF è pagata da lavoratori dipendenti e pensionati, e il 7% dai lavoratori non dipendenti.
E’ quindi evidente che chi paga si sobbarca anche gli oneri di chi evade.
Ci viene in mente allora la famosa favola di Esopo, “La cicala e la formica”: sono le formiche che pagano i debiti delle cicale sempre più garrule anche perché protette da tutti quei partiti che se ne vogliono guadagnare il consenso elettorale.
Conseguentemente, il dovere civile di pagare le tasse come “ milioni di formiche contribuenti oneste “ si trasforma in un intollerabile abuso da parte dello Stato “fellone”.
Si rivendica anche attraverso l’attacco ad Equitalia il diritto di non pagarle e il mantenimento a vita di questo privilegio. Se è comprensibile che in questi tempi di vacche magre, anzi scheletriche, salga una forte protesta sociale da chi senza lavoro o cassintegrato si vede anche soggetto a pesanti oneri fiscali (vedi IMU) occorre saper cogliere i bersagli giusti che individuiamo in un imposta patrimoniale sulle grandi ricchezze (vedi ad esempio il programma che ha vinto le elezioni recentemente in Francia), nel ripristino del reato di falso in bilancio e nella stipula di accordi tra i Comuni e le Agenzie delle Entrate (vedi Campolongo) per l’accertamento degli effettivi redditi percepiti nei territori di competenza.
Anche l’ultimo episodio accaduto nella nostra città con l’aver murato l’ingresso di Equitalia a Mestre da parte di alcuni esponenti della cosiddetta sinistra rivela un’incomprensione assoluta delle radici del problema e si trasforma, nei fatti, in un imbarazzante appoggio agli evasori.
Bravi! Avete fatto ridere le cicale.

Marino Chiozzotto e Gigi Vaccari
Lido di Venezia

lunedì 7 maggio 2012

I municipi e quei ritardi sugli evasori.

Caro Direttore,
mala tempora currunt. Corrono tempi duri, ma mettiamo un punto fermo.
Entrare in un ufficio pubblico con un fucile in mano non è giustificabile senza se e senza ma. Punto.
Non si può però non ammettere che ci sono dei distinguo da fare tra chi evade scientemente e chi invece non riesce a pagare le tasse perché in difficoltà.
In questo Paese manca quello che è comune nel mondo: la valutazione dell’intenzionalità di evadere.
E’ quello lo spartiacque tra un artigiano che non riesce a pagare le tasse e chi invece si prende beffe dello Stato utilizzando servizi senza dare niente in cambio.
Negli altri Paesi lo spartiacque ha delle conseguenze ben diverse.
Tollerante con chi è in difficoltà, meno tollerante (per dire un eufemismo) con chi evade deliberatamente.
Invece per anni siamo vissuti dentro un film, dove non solo una parte del paese ha utilizzato risorse pagate da altri, ma ha avuto nella politica una prima fila privilegiata. E che dire dei comuni.
Pure loro ci si sono messi. Al grido di “liberiamoci di Equitalia” si assumono atti di eroismo questi sì all’amatriciana. E mi chiedo. Perché non hanno applicato la legge 166/2011 che stabilisce che i Comuni non debbano più servirsi della società creata da Agenzia delle Entrate e Inps per la riscossione nazionale dei tributi?
Perché hanno chiesto una proroga fino al 2013?
Perché quasi nessuna amministrazione si è mai mossa in tal senso?
Forse per il fatto che lasciare a Equitalia il lavoro sporco fa comodo un po’ a tutti? E quanti comuni hanno stipulato con l’Agenzia delle Entrate il patto anti evasione?
Chi meglio di loro saprebbe fare dei distinguo tra veri evasori ed evasori in difficoltà?
E perché non si comincia a pensare di confiscare i beni ai veri evasori destinando queste risorse per aiutare le imprese in difficoltà?
Caro direttore, non esiste giustificazione per chi pensa di usare la violenza per ottenere giustizia, ma non tiriamoci indietro come sempre, perché quando accadono queste cose un po’ colpevoli lo siamo tutti noi.
Un caro saluto

Johannes Bückler

Johannes.buckler@email.it

Corriere della Sera 5 maggio 2012. 


giovedì 5 gennaio 2012

Dove sono i proprietari delle 200 mila supercar?

Caro Direttore,
tempo fa ci vennero a dire che “l’evasione va spiegata e capita”.
Ora qualcuno dichiara che gli attentati a Equitalia “hanno le loro ragioni”.
Quando Bückler sente questi discorsi avrebbe voglia di tornare in Renania, anche a costo di farsi ghigliottinare di nuovo (con buona pace di molti).
E’ ormai un’escalation preoccupante.
Non bastavano le barzellette sui carabinieri, non bastavano i fischi alle forze dell’ordine quando entrano in uno stadio, non bastava alzare gli abbaglianti per avvisare di un posto di blocco, ora anche un irresponsabile e tacita approvazione di episodi di violenza . D’altronde c’era da aspettarselo, visto che la stessa persona a fine anno si era scagliata contro la decisione del governo di controllare i conti in banca attraverso “Serpico”.
Invito tutti a una riflessione: se esiste Equitalia, se gli ispettori dell’Agenzia delle Entrate passano il fine anno a Cortina D’Ampezzo, se c’è bisogno di uno strumento come “Serpico”, se in fondo lo Stato è stato costretto ad entrare a gamba tesa nella nostra privacy, lo dobbiamo a dati come questi : su 41 milioni e mezzo di contribuenti il 90,2% denuncia meno di 35.000 euro lordi l’anno. Il 50% meno di 15.000 euro lordi. Solo lo 0,17% denuncia redditi superiori ai 200.000 euro lordi. In pratica dove diavolo sono i 200.000 cittadini che acquistano ogni anno auto di lusso?
Dove sono i proprietari delle oltre 100.000 barche sopra i 10 metri?
E i 180.000 che hanno scudato? E i 215.000 imprenditori titolari di aziende con più di 10 dipendenti? E i 611.000 cittadini che hanno un patrimonio finanziario superiori al mezzo milione di euro?
Smettiamola di prendercela con chi fa solo il suo dovere.
Arrabbiamoci invece con chi continua a utilizzare servizi gentilmente offerti da una parte del Paese.

Un caro saluto

Johannes Bückler


Corriere della Sera 05 gennaio 2012