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Visualizzazione post con etichetta samuel adams. Mostra tutti i post
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mercoledì 18 dicembre 2013

Abolizione o semplice riduzione del finanziamento pubblico ai partiti?


Caro Johannes,
da un paio di giorni non si parla d'altro: finalmente abolito il "finanziamento pubblico ai partiti".
Come sempre sono un po' lento nel comprendere e chiedo il tuo aiuto.
Innanzi tutto noto che tutti i politici e i media hanno cancellato l'ipocrisia del lessico usato dal legislatore post referendum che aveva inserito la terminologia impropria dei "rimborsi spese elettorali".
Non vado oltre, da qui in poi mi perdo.
Da quanto si sente dire, al nuovo regime ci si arriverà solo dal 2017; ci può stare, non si può pretendere che chi riceve una "consistente paghetta" possa organizzare la propria sopravvivenza in tempo reale.
I vari meccanismi del regime transitorio li assimileremo con calma, ma resta il dubbio (ne avevo già' fatto cenno in un mio precedente messaggio) che, alla fin fine, tra 2 per mille e detrazioni (26% e 37%) pagherà sempre "pantalone" (cioè con i nostri soldi di onesti e vessati contribuenti).
Detto in altri termini: se ai partiti arriveranno risorse derivanti da tasse pagate (2 per mille) o abbassando quelle dovute (detrazioni) significa che le risorse che sostengono lo Stato e che arrivano dalla tasche dei singoli contribuenti vengono parzialmente distratte a favore dei partiti stessi. Ma questa "quota" come può essere chiamata diversamente da "finanziamento pubblico"?
Prova ne e' che lo stesso ministero dell'Economia quantifica il minor gettito connesso a questo provvedimento in termini sufficientemente indicativi: oggi, prima delle modifiche, il costo per lo Stato e' pari a 91 milioni di euro, che si attesterà a circa 72 milioni solo successivamente al 2017.
Siamo proprio certi che sia stato abolito il "finanziamento pubblico"?
Ti prego, illuminami.

Un caro saluto a tutti

Samuel Adams

lunedì 14 ottobre 2013

Messaggi sbagliati e creazione di equivoci.

Caro Johannes,
Alcuni giorni fa, Attilio Befera si e' accodato alla corrente di pensiero che ammette l'evasione per sopravvivenza.
Ne abbiamo gia' trattato, commentando le esternazioni di Fassina, inutile ripeterci. In questa occasione, peraltro, si deve mettere in evidenza come si sia pure scivolati, equivocando (a mio avviso consapevolmente) tra l'evasione e il mancato pagamento di un debito tributario già determinato.
Questo equivoco e' stato cavalcato anche dai media sulla scia di recente giurisprudenza che ha mandato assolti (penalmente) alcuni contribuenti che avevano omesso versamenti d'imposta a causa di insormontabili difficoltà finanziarie. Ovvio che non si tratta di evasori e che il debito non onorato prima o poi sarà saldato.
I giudici hanno solo sancito che, in determinate circostanze di forza maggiore, non pagare esclude il reato tributario, nulla di più. Tra l'altro, non si può che condividere detto orientamento che, ovviamente, non tocca per nulla la posizione (a volte penalmente rilevante, senza attenuanti) di chi occulta reddito tassabile.
Chi ha diffuso la notizia, peraltro, ha volutamente usato l'equivoca sfumatura di segnalare che "non c'è evasione se si e' in difficoltà". Niente di più falso e fuorviante!
Spiace dover nuovamente constatare che i messaggi che arrivano alla massa dei cittadini, non tutti dotati della sensibilità necessaria ai temi che ci stanno a cuore, tendono a creare uno stato di "confusione" che consentirà di continuare nella filosofia gattopardesca di far finta di cambiare per non cambiare nulla.
La vera lotta all'evasione richiede un clima "culturale" di tutt'altro spessore, ahimè.
Buona fortuna a tutti noi.

Samuel Adams

giovedì 19 settembre 2013

Non abbiamo capito nulla?

Caro Johannes,
sentire giorni fa un onorevole, in collegamento telefonico con la trasmissione radiofonica La Zanzara, che bellamente andava affermando di considerare un patriota chi si sottrae ai balzelli del fisco perché sottrae soldi al pubblico spreco, confesso che mi ha gettato nel più profondo sconforto, ingenerando in me il dubbio di non aver mai capito nulla del vivere sociale.
Poi ho pensato a te, ai tanti altri Buckler in circolazione e ho trovato un po' di conforto, rasserenandomi e convincendomi che forse la ragione sta dalla nostra parte che valutiamo l'evasore fiscale non come un benemerito della società bensì un ladro della peggior specie perché, rubando alla collettività, sottrae risorse ai più deboli e bisognosi.
Poi e' vero, ci sono gli enormi sprechi, ma ciò non toglie che alla base del vivere civile ci stanno i doveri e tra questi, indubbiamente, il quello fiscale assume un ruolo imprescindibile.
Superato lo shock iniziale e ripensando al contenuto di queste esternazioni mi sono inbufalito: ma come, un personaggio che da anni calca la scena politica, più volte ministro, che certamente più di ognuno di noi (o di noi tutti insieme) ha partecipato alla gestione del potere "vero", quello della stanza dei bottoni, inneggia all'evasione nascondendosi dietro agli sprechi, quando dovrebbe vergognarsi denunciando la propria incapacità messa al servizio della Stato.
Tra l'altro ricevendo in cambio, oltre agli onori (immeritati, evidentemente), anche laute e durature prebende e, con queste, alimentando ulteriormente gli sprechi (pagare il lavoro di inetti e' indubbiamente uno spreco!).
Come possiamo sperare che questa societa' cambi se la classe politica, ahimè, esprime personaggi di tal "caratura"?
Chiedo aiuto alla tua saggezza, oltre che appellarmi alla tenacia dei tanti colibrì che seguono il tuo blog.
Un caro (sconfortato) saluto a tutti.

Samuel Adams

giovedì 22 agosto 2013

Tanto rumore per nulla.

Caro Johannes,
l'oggetto della presente esternazione si riferisce, facile capirlo, al redditometro.
Da strumento idealmente idoneo a stanare una certa fascia di evasione diffusa, ci siamo ritrovati con la montagna che ha partorito il classico topolino.
Se quantificare esattamente le entrate e', molto spesso, "missione impossibile", rilevare le uscite, con orizzonte ben mirato e indicativo di capacita' reale di spesa, risulta assai più facile.
Quanto di questa ineluttabile constatazione si sia tradotta nel "meccanismo" entrato in vigore il 19 u.s. non mi risulta chiaro, aiutami tu a capirlo.
A me pare che al "rastrello fiscale" che poteva essere il redditometro nella sua concezione originaria sia stato sostituito un misero "punteruolo", con capacita' di "raccolta", evidentemente, assai ridotte.
Sono esageratamente pessimista? Credo di no, ahimè; per dimostrare la fondatezza del mio punto di vista mi aiuterò con i dati ufficiali (Ministero dell'Economia e ISTAT) di recente divulgazione.
Nel 2011 il reddito annuo dichiarato in media dagli italiani ammonta a 19.600 euro (giova ricordare che si tratta di reddito lordo, dal quale occorre togliere il "carico fiscale" per ottenere il quantum spendibile).
Con riferimento esemplificativo ad alcune categorie economiche, quel dato si identifica ancor più precisamente: dipendenti, 20.000 euro; pensionati, 15.500; avvocati, 58.700; medici, 69.500; architetti, 29.100; muratori e imbianchini, 23.600; ristoratori, 15.400; alberghi, 18.300; autosaloni, 10.100; bar e gelaterie, 17.800; gioiellieri, 17.300; tassisti, 15.600; parrucchieri, 13.000; negozi di scarpe e abbigliamento, 6.500 euro.
La spesa media di ogni famiglia italiana, in un anno, ammonta a 29.856 euro. Considerando la composizione della famiglia stessa, troviamo che i single spendono, mediamente, 21.168 euro, i coniugi senza figli, 29.424 e i coniugi con un figlio, 33.492. Raffrontando i dati, anche con grandissima approssimazione, a me pare che ci sia qualcosa che non torna.
Da ciò la convinzione della potenziale validità di uno strumento come il "primo" redditometro e la forte delusione per la "versione" entrata in vigore. Quest'ultima, non dimentichiamolo, viene presentata con la sottolineatura che scostamenti inferiori ai 12.000 euro non verranno considerati e che la norma stessa prevede una "soglia di tolleranza" del 20% di scostamento tra reddito dichiarato e spese al di sotto della quale non si metterà in moto la "macchina" dei controlli.
Johannes, riformulo la domanda?
Sono esageratamente pessimista o ci troviamo di fronte all'ennesimo provvedimento "fumoso" e demagogico che solo apparentemente vuole proporsi come deterrente dell'evasione ma in realtà risulta l'ennesima espressione di quella "volontà politica" che ha, da sempre, caratterizzato il nostro Paese?
Un caro saluto a tutti

Samuel Adams

mercoledì 7 agosto 2013

Perchè siamo tutti Bückler.


Caro Johannes,
leggendo i dati sul mancato recupero di Equitalia (Leggi relazione >>>>> ) forse si comprende il perché ci identifichiamo in Buckler. Come dice il motto: cittadini che non capiscono; ovvero, forse a consolazione, capiscono in senso socratico, cioè capiscono di non di capire.
Veniamo al tema. Sapere che la "demonizzazione" di Equitalia si colloca all'interno di un contesto in cui il potenzialmente recuperabile viene "realisticamente" ridotto dell' 80% dal fisco e del 44% dall'Inps, appare assai deprimente. Sappiamo da sempre che non conta tanto quanto si accerta, ma quanto si porta "in cassa" effettivamente.
La Guardia di Finanza quando comunica i dati relativi alla propria attività' finalizzata alla lotta all'evasione fa riferimento ai processi verbali di verifica, cioè alle proprie conclusioni che sono, molto spesso, ben meno consistenti di quanto si traduce in avvisi di accertamento da parte dell'Agenzia delle Entrate.
Quest'ultima, poi, si rapporta con il (presunto) evasore e nella fase pre-contenziosa (acquiescenza/accertamento con adesione/mediazione) lascia per strada una parte delle proprie (teoriche) pretese e per quanto viene portato davanti al giudice tributario più o meno recupera il 50% (pochi anni fa la percentuale era molto più bassa, ma non esistevano gli attuali strumenti giuridici "deterrenti", finalizzati ad eliminare le classiche pretese assurde e infondate). Giova anche segnalare che lo sbandierato recupero di più di 12 milioni (Befera, pochi mesi addietro) si riduce a poco più di 7 milioni, depurando il dato della semplice correzione di errori in dichiarazione (niente a che fare con l'occultamento di materia imponibile).
Alla fine di questo articolato percorso di "dimagrimento" del recupero teorico scopriamo che ben che vada, non riusciremo a incassare se non un misero 20%. Ovviamente c'è qualcosa che non funziona, ma non e' certo "limando le unghie" all'esattore che si può sperare in un'inversione di tendenza!
Inoltre, restringendo l'angolo visuale allo specifico interrogativo retorico che mi hai posto, anch'io ho la sensazione che quei "famosi" 121.000, da "portata minima" di 500.000 euro, non siano nemmeno lontani parenti dei possibili (?) "evasori da sopravvivenza".
Conclusione? Consoliamoci, forse ingenuamente, aggrappandoci al "segnale" di questi giorni: un noto superpotente, un intoccabile, un emblema della casta, di quel potere che della lotta che accomuna noi Buckler ne aveva fatto una semplice miserrima foglia di fico, e' stato condannato in via definitiva per evasione fiscale.
Che sia la volta buona, che si possa finalmente voltare pagina? Mai dire mai. Il colibrì e i suoi seguaci continuino a fare quanto "sentono" e a sperare.
La via di Damasco e' ancora lunga... Un abbraccio consolatorio.

Samuel Adams

domenica 4 agosto 2013

Finanziamento pubblico ai partiti: cesserà o ci stanno, per l'ennesima volta, prendendo in giro?

Caro Johannes,
credo che tra le situazioni più odiose sopportate dagli italiani possa tranquillamente essere annoverato il finanziamento pubblico ai partiti. Rifiuto che e' maturato nel tempo, stante la tradizionale diffusa "ignoranza" e insensibilità ai problemi che riguardano la collettività.
Infatti, non e' sempre stato così, ce lo ricordiamo. Il primo tentativo referendario (1974) vide uscire sconfitta (non di tantissimo, peraltro: 43,6% contro 56,4%) la corrente che ne voleva l'abolizione. Tangentopoli, fortunatamente, lascio' il segno e la nuova consultazione referendaria (1993) vide prevalere in forma bulgara (90,3% contro 9,7%) la comune volontà di far cessare "lo scempio" distorsivo di risorse, meglio impiegabili, sopportato per troppo tempo. Ma l'Araba Fenice non smentì la propria fama e ci siamo ritrovati, nello stesso anno, i "contributi" per le spese elettorali.
Il resto e' storia di oggi. O farsa...?
Johannes, aiutami a capire. Pare che sia in elaborazione un modo per eliminare il "supporto" ai partiti con risorse dello Stato, lasciando ai privati tale incombenza. Sarebbe corretto definire questo nuovo modo di conferire risorse vitali ai partiti "passaggio del testimone dal pubblico al privato" se le modalità fossero le seguenti: chi lo desidera può erogare denaro ovvero altri beni ad un partito, fatta salva l pubblicità dell'operazione. Tutto qui.
Mi pare di capire che, al contrario, quella appena descritta e' solo la prima fase del nuovo sistema. La seconda fase prevede che il privato raggiunga l'obiettivo indicato vuoi tramite il destino mirato del 2 per mille, vuoi con detrazioni dalle imposte dovute (a regime, Ire e Ires).
Se ho ben inteso ciò significa che, immaginando un unico contenitore in cui affluiscono le imposte assolte da ogni contribuente, dallo stesso si aprirebbe un rubinetto pari al 2 per mille ovvero, in alternativa, si frapporrebbe all'ingresso un filtro (la detrazione) che diminuisce l'afflusso. Ma cosa ci stanno propinando?
Ci rendiamo conto che il "contenitore" e' il salvadanaio dello Stato e che, ovviamente, il nuovo sistema ricorre comunque alle risorse pubbliche per drenare quelle da dirottare nelle casse dei partiti?
Se il monte tasse/imposte che incassa lo Stato e' pari a 100.000 e da questo togliamo 10 da dare come contributo alle spese elettorali, allo Stato rimangono risorse da impiegare a favore della collettività dei suoi cittadini per 99.990.
Se a parità di gettito teorico consentiamo di diminuire quello effettivo con detrazioni pari a 6 e di prevedere la destinazione mirata (2 per mille) per altri 4, il risultato sarà sempre identico: risorse disponibili per i cittadini 99.990.
Johannes, dimmelo tu: dovrei rallegrarmi della rivoluzione che ci viene annunciata?
Confesso di avere qualche dubbio. Il gioco delle tre carte viene praticato anche nei salotti buoni, temo.
Un caro saluto a tutti

Samuel Adams

sabato 27 luglio 2013

E' vero: Fassina ha sbagliato.

Caro Johannes,
hai perfettamente ragione, Il viceministro dell'economia ha veramente sbagliato nelle sue ormai famose esternazioni, in casa Confcommercio, circa "l'evasione di sopravvivenza".
Che sia un grosso errore politico, lo lasciamo affermare dai suoi "compagni" di cordata.
Che sia una scivolata mediatica e' sotto gIi occhi di tutti.
Che alla base ci sia un macroscopico errore tecnico, lo hai sottolineato tu.
Su quest'ultimo aspetto vorrei aggiungere alcune riflessioni, consapevole di usare rappresentazioni "a rischio paradosso" ma, a mio parere, utili per scuotere l'intollerabile generale assuefazione ad accettare le affermazioni espressamente banali che sentiamo ripetere in ogni dove.
Sostenere che perché una realtà economica possa sopravvivere, in momento di crisi, si possa pensare (rectius: essere costretti) all'evasione e' un non senso.
Le tasse/imposte colpiscono in linea di massima (eccezioni ce ne sono e non poche, basti l'Irap!) la ricchezza prodotta (ricavi meno costi) molto o poca che sia, ma, evidentemente, non possono certo superarla.
In altri termini costituiscono una componente con il segno meno che, pertanto, va' a sottrarsi a quella (necessariamente più' consistente) con il segno più per antonomasia, il reddito lordo. Se quest'ultimo e' pari a 100 e pago il 60% di tasse/imposte mi rimane comunque 40. Non fallisco, non cesso l'attività, forse non riesco ad arrivare a fine mese.
Se, per raggiungere quest'ultimo obiettivo, devo organizzare la gestione della mia attività autonoma eliminando la voce "tasse/imposte" significa che opero in concorrenza sleale e che sicuramente inquino (in senso negativo) il mercato in cui mi inserisco.
Detto in altri termini: se non sopravvivo rispettando le regole devo uscire dalla mia attività per assenza del minimo di economicità, vuoi perché il mercato non la può offrire vuoi per mia "incapacità" (a volte dovuta a sfortuna).
Di sicuro, se sopravvivo evadendo, chiedo alla collettività di aiutarmi, con gli effetti distorsivi appena ricordati.
In ogni caso, giova ripeterlo, il carico fiscale determina il reddito residuo spendibile, non sorge laddove non ci sia reddito. Altro problema e' constatare che quel 60% del mio esempio risulti un valore troppo alto, con la conseguenza che necessitano più articolate considerazioni.
Nel contesto in cui ha parlato anche il "nostro" Fassina, e' stato affermato che l'evasione raggiunge la ragguardevole cifra di 272 mld di euro, pari al 17,4% del PIL.
Confesso che mi sono sempre chiesto come si riescano a formulare certi numeri. Il mio personalissimo convincimento e' che la realtà sia molto più drammatica, raggiungendo entità nettamente superiori.
Altrimenti che significato dare ai redditi medi (dichiarati, cioè ancora al lordo delle tasse) di commerciati, albergatori, ristoratori, gioiellieri, tassisti, professionisti e chi più ne ha più ne metta?
Sappiamo tutti che si attestano a livelli oscillanti tra l'indigenza e la "tranquillità economica", rarissimamente toccando il "benessere", il che porta a sospettare che il livello reale di evasione sia ben più significativo di quanto ci viene raccontato.
A questo punto si apre uno scenario più ampio. Ho già abusato della pazienza dei Bukcler, lo riprenderò la prossima volta.

Un caro saluto a tutti

Samuel Adams

domenica 23 giugno 2013

Dati bancari a disposizione del fisco: serenità o paura?

Caro Johannes,
da domani mattina, lunedì 24 giugno 2013, i dati bancari di tutti i cittadini saranno aperti al Fisco.
Dobbiamo gioirne con serenità o ci assalirà la paura?
Confesso che non provo paura per la novità' e, pertanto, mi trovo a essere estremamente preoccupato.
L'ansia che mi assale, come ho appena detto, non e' per la imminente trasparenza richiesta ai miei movimenti bancari, situazione che non mi impaurisce minimamente, ma per la mia stessa sopravvivenza di "cittadino non evasore".
Da sempre sappiamo che la paura e' una delle emozioni primarie, comune sia alla specie umana, sia a molte specie animali e ha come obiettivo la sopravvivenza del soggetto. Non sarà che non avendo paura che il Fisco venga a curiosare nei miei conti bancari cesserò di essere un contribuente corretto?
Aiutami a capire.
La mia "non paura" dipenderà dalla circostanza che tutto quello che spendo e' frutto del "sudore della mia fronte" sul quale assolvo regolarmente le tasse/ imposte dovute?
Perché non temo di dover conservare giustificativi di spese in modo quasi maniacale?
Forse perché alla fine dell'anno se ho avuto uscite per 100 la mia dichiarazione dei redditi conferma, da sempre, che il mio reddito netto (lordo meno imposte) e' pari almeno a 101?
Johannes, non sarà che senza una "sana paura" diventerò anch'io un evasore fiscale?
Con questo atroce dubbio, attendo una parola di conforto.

Samuel Adams

mercoledì 19 giugno 2013

Quando inizierà la lotta all'evasione fiscale?

Caro Johannes,
da alcuni giorni abbiamo notizia (Dipartimento delle Finanze del Ministero dell'Economia) che nulla e' cambiato, nell'anno d'imposta 2011, sulla situazione reddituale ufficiale degli italiani (reddito dichiarato nel 2012).
Bastino alcuni esempi: gioiellieri 17.300 euro, bar 17.800 euro, taxi 15.600 euro, parrucchieri 13.200 euro, alberghi 18.300 euro. I dipendenti si attestano a 20.020 euro. Tutti valori assai simili a quelli degli anni immediatamente precedenti, tutti valori (salvo i dipendenti) indicativi dell'assurdità della situazione, tutti valori che confermano come, nel nostro Paese, l'evasione fiscale sia tanto enorme quanto tollerata.
Tolleranza radicata nelle stanze del potere (a chiacchiere, chiunque ci passi, si dichiara paladino della lotta all'evasione, ma in realtà i provvedimenti adottati sono sempre di superficie) e, quel che e' peggio, nell'opinione pubblica.
Unica speranza, alla quale, peraltro, credo poco: l'effetto mediatico del blitz di Cortina (e simili a seguire) e il rigurgito di "senso civico" suscitato dal primo periodo del "governo Monti" troveranno eventuale riscontro solo sui redditi 2012 (dichiarazione che e' in procinto di essere presentata).
Aspettiamo con ansia il prossimo anno, così da apprendere se questa società' si sia un poco "evoluta".
Ritornando al "triste" presente, vorrei raccontare due situazioni, assolutamente emblematiche dello "strano mondo" in cui viviamo.
Nella mia città, poco prima del Natale scorso, il più importante quotidiano locale ha dato spazio a un lettore disperato, laureato quarantenne che da due anni aveva perso il lavoro, costretto ad annunciare alle sue due bimbe che non avrebbero trovato alcun regalo sotto l'albero. Ovviamente si e' immediatamente scatenata la solidarietà dei cittadini con i risultati facilmente immaginabili.
La cosa interessante che mi preme evidenziare e' che il laureato/disoccupato, intervistato dal giornale, ha precisato che l'economia della sua famiglia si reggeva sull'unico stipendio della moglie, circa 1.200 euro netti mensili.
Facendo due semplici conti, quel netto mensile corrisponde a un lordo (reddito dichiarato) di circa 18.000 annui: importo sensibilmente più alto del reddito medio dichiarato da albergatori, ristoratori e bagnini della mia città a vocazione prettamente turistica.
A nessuno, giornalisti compresi, e' venuto in mente di confrontare quella che veniva presentata come una situazione limite (padre di famiglia disoccupato), tale da scatenare la solidarietà delle "persone perbene", con quella, altrettanto limite, di una massa enorme di contribuenti (persone altrettanto perbene?) che, a dir poco, dovrebbero vergognarsi di "derubare" la collettività in misura così consistente.
Altro esempio. Alcuni giorni fa, sempre nella mia città, caratterizzata dalla costante difesa delle associazioni di categoria che sovrintendono alla tutela degli interessi degli operatori economici del comparto turistico, in particolare sul fronte della negazione che esista un'anomala evasione addebitabile a questi ultimi, si e' ravvivata una vecchia polemica circa il ruolo dell'economia turistica rispetto a quella manifatturiera.
Ebbene, nel rivendicare una posizione "dominante" del turismo, il presidente di una società' leader, da oltre 30 anni, nelle consulenze del settore turistico ha testualmente affermato che " il fatturato del turismo e' molto più elevato di quello dell'industria e si stima oltre il 50% di sommerso".
Se lo dicono loro...!
In un paese normale, il Fisco andrebbe a chiedere a questo importante personaggio qualche notizia circa le sue affermazioni di addetto ai lavori; in un paese normale, il giornalista non lascerebbe passare la notizia senza un commento; in un paese normale, l'opinione pubblica, tra i quali molti "fessi" che pagano tutte (o quasi) le tasse, chiederebbe conto del perdurare di questa vergognosa situazione.
Già, in un paese normale....
Amico Johannes Buckler, riusciranno i nostri figli a vivere in un paese normale (per noi e' troppo tardi!)?
Cordiali saluti a tutti.

Samuel Adams

lunedì 13 maggio 2013

Prioritario rendere più equo il carico fiscale.

Caro Johannes,
di questo governo accetto l'ineluttabilità, non ci si poteva permettere di perdere ulteriore tempo.
Sentito il discorso di insediamento, peraltro, mi ha invaso un senso di delusione: solito retorico e populistico abuso di concetti assai vaghi e difficilmente non condivisibili, ma non un segno di quali priorità attribuire ai tanti problemi che assillano il Paese ne,quel che e' peggio, realistico richiamo ai "conti della serva", cioè dove attingere risorse.
Sul tema della lotta all'evasione fiscale, solita abusata affermazione della "necessita' di lotta senza quartiere", proprio come siamo abituati da sempre a sentire proclamare ad ogni cambio di governo.
Si potrà certo obiettare che al "titolo teorico" prima o poi si troverà qualcuno che vorrà offrire dei contenuti e, con questa considerazione, il mio pessimismo si e'sensibilmente ridotto; alcuni personaggi, compreso il Presidente del Consiglio, appaiono seri, onesti, credibili, presentabili e sufficientemente competenti.
Condivido il tuo punto di vista circa la centralità del tema del recupero di risorse dall'evasione fiscale, anche se sono più dubbioso sulla tua idea di redistribuzione ai contribuenti onesti.
Siamo il paese con una delle più "corpose" evasioni mentre il carico fiscale e'altrettanto vicino al top mondiale.
Segno evidente che qualcosa di estremamente anomalo ci circonda.
Sicuramente un'anomalia che ci penalizza anche dal punto di vista della crescita e del livello dei consumi e' che i contribuenti onesti (perché costretti o anacronisticamente ligi al dovere) e le imprese corrette pagano tasse a dismisura, al di la dell'umanamente accettabile, mentre lunghe teorie di "furbi" continuano ad aggirare i loro doveri civici.
Rendere più equo il carico fiscale nell'aspetto distributivo e' assolutamente prioritario, perché consentirebbe di eliminare quelle risorse create in sfera non ufficiale, in buona parte distolte dai consumi per essere occultate, dando più respiro, tramite l'abbassamento del carico ai lavoratori, dipendenti (in massa potenziali consumatori attualmente frenati ma pronti ad "esplodere" non appena in possesso di nuove risorse) e alle imprese, così da rimettere in moto il volano dell'economia nazionale.
In altri termini sono convinto, da sempre, che per ogni euro di recupero dall'evasione si debba realizzare identico abbassamento del carico fiscale su chi già paga il dovuto.
Obiettivo che si raggiunge lavorando sulle aliquote e sulle detrazioni, senza necessita' di adottare forme di compensazione o rimborso che presentano complicazioni tecniche sicuramente difficili da risolvere.
Migliore ridistribuzione, cioè arrivare a far pagare un po' di più quelli di "braccino corto", renderebbe meno problematico e maggiormente al riparo dai soliti abusi (ai quali, purtroppo assistiamo passivamente da tempo) l'istituzione del "reddito minimo garantito" inteso come strumento di "contrasto alla povertà": siamo sicuri che in un Paese dove i finti poveri dilagano da sempre si possa dare vita ad uno strumento di così enorme civiltà?
In merito all'ossessionante tema dell' IMU e della sua abolizione, ho le idee molto chiare, andando a ripescare quel meccanismo di modulazione della patrimoniale che ha costituito il nostro primo confronto di idee.
L'imposta patrimoniale di ampio spettro, allora presagita da più parti, non e' stata (ancora) attuata. L'IMU, peraltro e' una sorta di patrimoniale.
Tutti la definiscono vessatoria, ingiusta, iniqua.
Tutti i Paesi hanno qualcosa di simile, noi dobbiamo soltanto migliorarla.
Posto che la prima casa dovrebbe essere maggiormente salvaguardata, l'obiettivo di maggior equità potrebbe essere raggiunto tramite il sistema degli abbattimenti e del limite di franchigia, calibrando il tutto in modo tale che una famiglia "normale" proprietaria di una abitazione "normale", non dovrebbe pagare nulla.
Diverso il caso di una prima casa fuori dal normale i cui oneri sarebbero sicuramente sopportabili dal proprietario e che, al limite, trattandosi pur sempre di una prima casa, potrebbero sostenere equamente un carico del 50%.
Ma oltre alla consistenza dell'onere occorrerebbe affinare lo strumento della differenziazione tra chi si e' costituito il patrimonio immobiliare con risorse tutte già tassate da chi, al contrario, il proprio patrimonio se lo e' "conquistato" evadendo. A parità di valori immobiliari, pertanto, l'imposta dovrebbe gravare maggiormente su chi non riuscisse a dimostrare che le risorse finanziarie utilizzate per la costituzione del patrimonio medesimo derivino da risparmi già tassati piuttosto che essere di formazione "extra contabile".
Posto 1.000 il valore di riferimento (gia' al netto della prima casa) chi quell'ammontare lo copre con la e quota disponibile (reddito netto totale-consumi per vivere= reddito risparmiato e disponibile all'investimento) del reddito dichiarato nei 5 anni precedenti l'acquisto, ovvero con quote disponibili del reddito che produrrà in futuro (ipotesi di acquisto con mutuo), dovrà essere nelle condizioni di sopportare una IMU, supponiamo di 4, chi fosse privo di questa copertura "reddituale" sarebbe costretto ad un'onere di 7.
Far quadrare i conti sarebbe possibile anche con conguagli a posteriori, calibrati in funzione dell'effettivo gettito realizzato e misurabile solo dopo l'applicazione del meccanismo indicato.
Ovviamente sarebbe facile inserire regole che tengano conto dei beni immobili pervenuti a titolo gratuito (successione/donazione) per il quali l'onere di provarne la consistenza reddituale ante acquisizione non avrebbe senso.
Il passaggio tra i due "pesi" (nell'esempio 4 e 7) potrebbe essere ottenuto tramite la deduzione dell'IMU pagata dal reddito imponibile: la presenza di aliquote marginale diverse (il contribuente onesto risparmia sensibilmente di più con la deduzione dal reddito rispetto a chi dichiara poco o niente), così da costituire un ulteriore deterrente al mantenimento della "disonesta' dichiarativa".
Se rivedi quanto avevo ipotizzato allora, troverai esemplificazioni sicuramente più chiare.

Nell'occasione ti porgo i più calorosi saluti

Samuel Adams

sabato 19 gennaio 2013

L'evasione fiscale in campagna elettorale.

Caro Johannes,
siamo in piena campagna elettorale e, come sempre succede, chiunque si proponga per raccogliere consenso, "inverte" il senso di marcia del tema fiscale.
La lotta all'evasione, da bandiera innalzata fino al giorno prima come simbolo di una voglia di cambiamento per rendere più' equa e civile la società in cui viviamo, diviene di colpo uno sterile slogan, decisamente surclassato dall'enfatico "grido di dolore" che attraversa lo "stivale" per sottolineare il primario obiettivo di chi si candida, quello di ridurre il peso fiscale divenuto insostenibile per ogni cittadino.
Che dire? Sicuramente l'argomento ha forte presa elettorale e, tra i destinatari del messaggio, ben pochi ne intravedono la sterilità.
Questo modo di procedere, infatti, non porterà' da nessuna parte: non a una societa' piu' equa (non e' forse anche questo un nobile obiettivo della politica?); non a un processo di risanamento del debito pubblico, "palla al piede" storica che impedisce al paese di crescere da almeno un ventennio (ridurre le spese e combattere l'evasione per poter contenere e ridistribuire il giusto e necessario contributo di ogni componente della collettività al fine di far funzionare la "macchina sociale").
Noi Buckler, pero', siamo testardi e non ci facciamo distrarre; a costo di attirarci impopolarità continuiamo, anche sotto elezioni, a perseguire i nostri obiettivi senza sovvertirne la gerarchia.
L'evasione fiscale resta sul podio e, al riguardo, vorrei qui sottolineare il mio profondo stupore nel constatare il generalizzato dissenso verso il "redditometro", marchingegno non nuovo, recentemente rivisitato e messo in pista quale strumento idoneo a tentare di ricomporre a livelli meno patologici il tasso di evasione.
I media, gli esperti, i rappresentanti delle varie categorie economiche, tutti a criticare tale "strumento", da rifiutare vuoi per fuorvianti carenze tecniche idonee a generare falsi evasori, vuoi per la sicura conseguenza dell'azzeramento della volontà' consumistica, vuoi per manifesta finalita' di instaurare ingerenze nella vita dei cittadini, quando non addirittura uno Stato di polizia e così via.
Anch'io sono convinto che il redditometro abbia dei difetti, ma nel senso opposto di quello che paventano i richiamati detrattori (mi fermo perché l'analisi mi porterebbe lontano).
In ogni caso, valutandolo per quello che oggi ci viene proposto, occorre plaudire a un sistema che, quanto meno, tenta di abbattere quella che a me pare la "fascia" più intollerabile dell'evasione fiscale: la mancata copertura del tenore di vita.
Se spendo 100, sicuramente devo aver guadagnato qualcosa in più (reddito lordo) che (pagate le tasse) mi abbia consentito di avere una capacita' di spesa (reddito netto) di 100; in caso contrario le mie spese (cioè il mio tenore di vita) restano a carico di quella parte della comunità costituita dai contribuenti onesti (cioè i più fessi).
Il redditometro, con grandi approssimazioni tutte a favore del contribuente, tende a questo semplice ma importante obiettivo, imperniato sulla banale ed elementare constatazione che quanto spendo lo devo aver guadagnato: se ho il Suv, devo potermelo permettere con il mio "reddito dichiarato", altrimenti sono "altri" che me lo hanno pagato e me lo mantengono.
Calano gli acquisti? Evidentemente perché molti erano effettuati da " veri benestanti" mascherati da "finti poveri": questi ultimi si dovranno rassegnare ad uscire allo scoperto dal punto di vista reddituale, così potranno godersi il meritato benessere senza sfruttare simbiosi parassitarie a carico degli onesti contribuenti.
Ridicoli, perché infondati, i tentativi di "terrorizzare" i genitori e i nonni che aiutano economicamente figli e nipoti: la tracciabilita' dei loro interventi economici e' facilissima e il Fisco vedrà immediatamente soddisfatta la propria curiosità, senza poter procedere oltre a danno del contribuente. Qui mi fermo, sperando di non aver annoiato oltremisura.
Mi pareva doveroso, peraltro, uscire dal coro per spezzare una lancia a favore di un tema attuale che, ogni giorno che passa, vede aumentare le fila dei "detrattori".
Accidenti..., dimenticavo: siamo sotto elezioni.

Un caro saluto a tutti

Samuel Adams

venerdì 14 settembre 2012

Evasione fiscale: occorre fare gli opportuni distinguo.

Caro Johannes,
le tue riflessioni nella "serata d'evasione" che ti sei concessa, con relativa "fotografia a colori", sono tutte molto accattivanti nella forma e puntuali nella sostanza.
Il mio punto di vista (qualche Buckler,in passato, ci aveva accusati di essere troppo in sintonia di pensiero!), peraltro, in alcuni passaggi, si allontana dal tuo, ritenendolo troppo generalizzante.
Analizzando l'elenco delle concrete fattispecie richiamate, tutte connotate da comprovate e storiche "fasi patologiche" che coinvolgono ognuno di noi nei rispettivi "quotidiani", nessuno potrebbe darti torto.
Se l'evasione fiscale fosse risolvibile semplicemente facendo appello all'etica, dovremmo dire che tra il dipendente turnista che "arrotonda" con qualche lavoretto in nero e il bagnino romagnolo che nel 2010 ha mediamente dichiarato un reddito complessivo lordo di 8.900 euro non esiste alcuna differenza.
Personalmente non riesco a convincermi che rubare una mela e rubare un milione di euro sia la stessa cosa.
Ne consegue che anche tra gli evasori e i vari modi di evadere a mio avviso, occorre fare dei distinguo.
Tra il turnista da te evocato e il mio bagnino la profonda differenza e' questa: il primo, immaginando che possa realizzare in nero compensi per circa il 20% del proprio stipendio, di fatto si autoriduce la propria aliquota media di tassazione e si troverà, all'incirca, a fare i conti con un carico fiscale piu' "umano" (al riguardo ricordo che uno degli alibi piu' ricorrenti adottato dagli evasori e' quello di sostenere che le aliquote sono troppo alte); il mio bagnino, al contrario, non ha alibi: dichiarare mediamente 8.900 euro lordi (valore pressoché corrispondente al netto, dato che il carico fiscale a questi livelli e' prossimo allo zero) significa che piu' che di 'evasione da sopravvivenza' si tratta di 'evasione da parassitismo', cioè cosciente volontà di trasferire agli altri "fessi" che pagano le tasse l'onere che spetterebbe a ogni cittadino "quale diritto di appartenenza alla collettività" oltre, evidentemente, a far gravare sulle spalle dei contribuenti onesti quota significativa del proprio "tenore di vita".
I distinguo sarebbero ben piu' numerosi, ma non voglio annoiare.
Nei confronti dell'evasione fiscale, resta peraltro inteso, sono per la tolleranza zero e, personalmente, non mi concedo "sconti" e "deroghe".
Ma l'entità del fenomeno mi induce a ritenere che, pragmaticamente, dovremo accontentarci di procedere per tappe.
A mio avviso la prima deve necessariamente essere quella che impone a ogni cittadino di sostenere un tenore di vita consono ai redditi dichiarati: diversamente i suoi consumi e, peggio, i suoi lussi li paga il contribuente onesto.
Questa situazione non assomiglia per niente a un modo civile di condividere l'esistenza all'interno di una collettività.
Attivare un sistema di controllo che consenta di monitorare le spese di ognuno di noi nell'arco dell'anno, nell'era dell'elettronica, e' impresa tutt'altro che impossibile.
Ringrazio per l'eventuale ospitalità e a presto risentirci.
Samuel Adams

mercoledì 8 febbraio 2012

Today I'd say "no representation without taxation!

Buongiorno Johannes,
ho scelto il "nome d'arte", attingendo dai padri della rivoluzione americana, perché affascinato dal motto che ne costituisce il simbolo ("no taxation without representation").
Inoltre, devo confessare, nel portare avanti le mie idee sono incline ad usare il paradosso e, pertanto, niente di più spontaneo che ribaltare detto motto: "no representation without taxation".
Mi piace infatti immaginare che nella mia società ideale tutti i cittadini sentano come primario il "dovere fiscale" e che, i pochi refrattari, vengano esclusi da quello che ritengo il maggior "attestato di appartenenza" a una collettività: il diritto di voto, cioè la possibilità di contribuire alla fase decisionale della collettività stessa.
Diritto che, eticamente, non può competere a che si autoesclude illegittimamente dalla contribuzione materiale.
Auspico che dal piano dell'impedimento etico si passi all'impedimento giuridico.
In questi giorni sto leggendo un libro molto interessante: "For Good and Evil-L'influsso della tassazione sulla storia dell'umanità" di Charles Adams, ultraottantenne avvocato tributarista americano, docente e storico.
C'e' un passaggio (riguardante il periodo in cui ha operato il mio Samuel) che, molto più autorevolmente di me, esprime il concetto base: " nel 1787 potevano votare solo i cittadini che pagavano le tasse....la principale funzione economica di un corpo legislativo e' di tassare e di raccogliere denaro affinché il ramo esecutivo del governo possa spenderlo.
Ne deriva che chi non e' un contribuente non dovrebbe aver voce in capitolo su come viene speso il denaro del governo.
Viceversa, se un contribuente non e' anche un votante il processo del consenso viene delegittimato.
I votanti, quindi, devono essere contribuenti".
Basta aggiungere "onesti" a "contribuenti" e il punto di vista del Samuel Adams che ti scrive risulta comprensibile nonché, a mio modesto avviso, ineccepibile.
Trovo ulteriore conforto e un' illuminata chiave di lettura del "concetto base" in cui credo nel recente intervento di Enzo Bianchi su La Stampa del 15 gennaio 2012 dal titolo "L'etica delle tasse".
Va letto, riletto e poi imparato a memoria. Mi permetto di riprenderne alcuni passaggi.
"Quando, pochi anni fa, uno dei piu' seri, lucidi e preparati ministri dell'economia che il nostro paese abbia mai avuto definì 'bellissimo' il fatto di pagare le tasse, venne deriso: ormai smarrita ogni etica civile collettiva, chi aveva osato ricordare la bontà di un gesto solidale come pagare le imposte finalizzate al bene comune non poteva che essere messo alla berlina.
Ma il problema oggi come allora e' proprio qui, nella mancanza di coscienza collettiva: non si può chiedere un gesto di condivisione a chi non sa piu' di essere parte di un organismo vivente....
Questo smarrimento del senso di appartenenza - il Comune non e' piu' "comune" a nessuno, lo Stato non siamo noi, l'Europa e' un mondo estraneo, l'umanità e' un'entità vaga cui non appartengo - porta a una regressione verso la tribù, il clan, il legame di sangue...dove l'essere insieme e' conseguenza di un dato biologico o di un condizionamento sociale e non di una libera scelta di persone libere che condividono fatiche e speranze, ideali e difficoltà, cultura e visioni del mondo, senso di giustizia e dell'equità, panorami e patrimoni artistici...
Le tasse sono un antidoto a questa deriva, sono la possibilità che mi e' offerta di donare puntualmente ed equamente qualcosa della mia ricchezza perché possa crescere il bene comune, attraverso servizi, infrastrutture, strumenti educativi, opportunità sanitarie, condivisione allargata ad altri paesi e popoli."
Riprendo la parola e, con linguaggio piu' "volgare" ribadisco che gli evasori fiscali non dovrebbero poter partecipare alla fase decisionale della società.
Solo chi contribuisce a pagare il "costo del carburante" (ovviamente secondo la propria capacita' contributiva, altrimenti sarebbero titolati solo i ricchi) può influenzare la decisione di dove deve andare "il veicolo" che ci trasporta tutti. Il concetto dovrebbe essere accolto e tradotto in norma dal legislatore ma, ovviamente, con un minimo di raziocino, prevedendo una gradualità di conseguenze rapportate all'entita' del "peccato".
La patente la si ritira a chi supera di 40 km orari il limite, non a chi si macchia di procedere a 60 su una strada scorrevole di periferia che porta il limite di 50.
Auspico che i Bückler si facciano stimolare da questa idea.

Un caldo saluto a tutti.

Samuel Adams

mercoledì 1 febbraio 2012

Evasione fiscale e difficoltà di accesso al credito.



Caro Johannes, poiché sembra che il problema (sacrosanto, ci mancherebbe) del credito sia al momento il più gettonato tra i frequentatori del blog, provo ad inserirmi con una breve annotazione.
La scorsa settimana nella mia città si e' svolto un consiglio comunale allargato a tutte le forze economiche del territorio per discutere della crisi.
Segnalo che, all'interno del panorama generale del Paese, caratterizzato dall'evasione che sappiamo, qui da noi determinate categorie economiche tendono a raggiungere livelli d'eccellenza, ovviamente in negativo.
Ad ogni buon conto, il tema della serata era concentrato, soprattutto, sul richiamo a maggior efficienza, disponibilità e professionalità del sistema creditizio.
L'accorato appello dei rappresentanti di questi piccoli imprenditori e' stato immediatamente riscontrato da un alto dirigente di un importante istituto di credito che, dopo aver fatto una puntuale analisi del momento contingente, se ne uscito con alcune considerazioni che hanno spiazzato l'agguerrito uditorio.
Le sintetizzo: i soldi ci sono, purtroppo non possono essere indirizzati verso imprese estremamente sotto capitalizzate e decisamente povere, caratterizzate da risultati economici costantemente miseri; situazione strana, peraltro, perché, dai dati in possesso delle banche, alle imprese povere corrispondono imprenditori decisamente ricchi.
Evidentemente il tema dell'evasione fiscale ritorna in prima linea, indipendentemente dalle mie "ossessioni".
Nota positiva del giorno dopo: il Presidente della Provincia ha rilasciato un' intervista ai giornali locali affermando che questa situazione, indicativa di fenomeni di "evasione totale" (parole sue) non devono essere più tollerate e vanno additate come causa primaria anche dei problemi della comunità dal lui governata.
Speriamo bene.

Un saluto a tutti.

Samuel Adams

In difesa di un vip presunto evasore.

Caro Johannes,
Il Bückler pensiero, come lo intendo io, deve essere intellettualmente integerrimo. Mi sento, pertanto, di spezzare una lancia a favore del "povero" Laurenti, messo alla gogna per una presunta evasione Irap.
A dire il vero, l'informazione principale che gira nei media riguarda il sequestro nei suoi confronti, da parte di Equitalia, di alcuni immobili di considerevole valore, giusta "reazione" al mancato pagamento di debiti (per Irap) sanciti da sentenza di Commissione Tributaria.
Vorrei sottolineare che c'e evasione e evasione: nel caso in commento, i redditi sono dichiarati, tutto avviene alla luce del sole, ma il contribuente ritiene di non dovere l'Irap, trattandosi di attivita' (per Laurenti, artistica) svolta in modo squisitamente personale, senza il supporto di alcuna autonoma organizzazione.
Segnalo che il mitico Fiorello, dopo essere stato soccombente davanti al giudice di merito, ha ottenuto ragione in Cassazione, siamo nel 2008, proprio per questione analoga.
In questo clima di giusta caccia agli evasori totali, ai vari furbetti del quartierino, e' opportuno mantenere lucidità.
Il problema vero potrebbe essere quello se il nostro Laurenti abbia dichiarato nel tempo redditi di livello tale da consentirgli la costituzione di un patrimonio di cosi' significativa entità.
Se così non fosse, mi auguro la massima severità dal Fisco.
I Bückler, pero', capiscono e rispettano la differenza.

Saluti a tutti.

Samuel Adams

lunedì 16 gennaio 2012

Discutiamo dei fondamentali.

Caro Johannes,
portare avanti la comune battaglia può anche avvenire nel contraddittorio tra "seguaci".
Chissà che dal confronto di diverse opinioni non venga fuori qualche buona idea.
Ritorno un attimo sull'ultimo intervento del 'Bückler padano'.
Nessuno nega che il blitz di Cortina abbia avuto un forte contenuto mediatico.
Ma proprio in questa connotazione sta la sua utilità.
"Colpirne uno per educarne cento": l'esempio, l'informazione enfatizzata all'estremo, può aiutare a far capire il nuovo clima ai più "duri d'orecchio", può contribuire al scardinare atavici convincimenti di appartenere, impunemente, alla categoria dei "tanto furbi quanto intoccabili". Ovviamente se il caso Cortina rimanesse isolato l'effetto "educativo" svanirebbe in breve tempo, ma si spera (e noi Bückler, plaudendo al bliz, possiamo contribuire a mantenere alta la tensione necessaria per consolidare la strategia dell'Agenzia delle entrate) che la strada intrapresa prosegua incessantemente (lascia ben sperare quanto successo a Roma in questi giorni).
Insisto. Ovviamente serve anche molto altro, ma queste iniziative a forte contenuto mediatico assolvono una funzione psicologicamente assai incisiva e di grande impatto proprio verso i destinatari cui sono rivolte (leggi ricchi finti poveri, esercenti "distratti" al momento dell'incasso e via dicendo).
Altrettanto pacifico che occorra ridurre gli sprechi, ma e' di tutta evidenza che l'una cosa non esclude l'altra e che gli effetti economici della seconda potranno dare riscontri in tempi non brevissimi.
Proseguo nel dire che non capisco perché la massa che subisce sul proprio portafoglio falcidiato gli aspetti più immediati della manovra (es. aumento della benzina) dovrebbe sentirsi "irritata" da iniziative di lotta all'evasione quali i blitz di cui stiamo parlando.
Io credo che l'effetto sia esattamente contrario, basta ascoltare i commenti al bar, dal barbiere, all'edicola cioè in ogni luogo frequentato dalla massa degli "oppressi".
Concludo nel rappresentare al collega 'padano' che, al pari di tanti altri (loro certamente esperti economisti) sono fermamente convinto dell'impossibilità e dell'inutilità di instaurare un sistema di detrazione generalizzata delle spese quotidiane.
Indico solo alcuni degli aspetti negativi e/o impeditivi: occorre la mentalità adeguata del cittadino-contribuente (mi immagino già la frenetica caccia allo scontrino altrui fuori dai supermercati); fantascientifica procedura di controllo da parte dell'Agenzia delle entrate e necessita' di duplicare l'organico (con relativi costi); perdite secche per l'erario, in quanto molto spesso l'interesse ad ottenere la documentazione di un onere detraibile/deducibile e' di un contribuente ad aliquota marginale superiore a quella del cedente /prestatore.
Esempio: un professionista che dichiara 150.000 euro riceve dal proprio idraulico fattura per un lavoro di 1.000. Paga, cioè 1.210 euro (al compenso si deve aggiungere l'IVA esposta in fattura). Immaginiamo (realisticamente) che l'idraulico dichiari 25.000 euro, sopportando, pertanto, un'aliquota marginale del 27%, inferiore a quella del cliente indicato nell'esempio che e' del 43%. Facciamo due conti: in termini di IRPEF lo Stato recupera 270 euro dall'idraulico ma "rende" 520,30 euro al professionista, realizzando minori entrate per euro 250,30; pur considerando l'introito dell'IVA, pari a 210 euro, la "perdita secca" risulta pari a 40,30 euro.
Senza contare i costi indiretti e le implicazioni operative di cui ho fatto cenno sopra.
Amici Bückler, concentriamoci su altro di più concreto e realizzabile.
Da quest'ultima affermazione prendo spunto per lanciare la mia condivisione dell'idea di tassare il "mestiere più antico del mondo".
Non mi pare che esista alcun impedimento giuridico in tal senso.
Trattasi pur sempre di prestazioni di servizi svolte con carattere di abitualità che, pertanto, richiedono apertura di partita IVA, tenuta della relativa contabilità e adempimento dei conseguenti obblighi (emissione di ricevuta fiscale) oltre, ovviamente, all'assolvimento delle imposte sul reddito.
Considerando che, a quanto da sempre confermato da indagini serie, il volume di affari ne fa uno dei settori più floridi del Paese, sarebbe un facile (oltre che equo) modo di rimpinguare le casse.

Un caro saluto a tutti

Samuel Adams

martedì 10 gennaio 2012

Riflessioni sui Bückler.

Cari amici che vi identificate nel Buckler pensiero, leggere il deluso rimprovero mosso al nostro "ispiratore" dal 'Buckler padano' mi induce a riflettere su chi siamo.
Ritengo persone assai diverse da tantissimi punti di vista, ma accomunati da uno spiccato senso civico e dal forte anelito di vedere migliorata la società in cui viviamo e che lasceremo ai nostri discendenti.
Obiettivi immensi, forse utopici, ma e' più forte di noi: non possiamo fare a meno di crederci. Obiettivi, peraltro, limitati ad un ambito ben definito, sicuramente comprendente la legalità in senso lato, il rifiuto degli sprechi e dei privilegi, ma particolarmente indirizzato alla lotta all'evasione fiscale, uno dei mali più profondi che attanaglia da sempre la nostra società: lo dicono tutti gli economisti ed esperti vari (italiani e stranieri), tutti i politici, da sempre (tra il dire e il fare...), le più alte autorità della Chiesa; lo gridano, sdegnati, i contribuenti onesti, cioè quelli che pagano quanto dovuto per legge non solo perché obbligati (dipendenti), ma anche (non siamo ancora in tanti) perché ritengono che, indipendentemente da ogni altra considerazione, la dignità personale di membro di una collettività non ammette compromessi: ognuno deve fare la propria parte, leone, elefante o colibrì che sia (ce lo ha insegnato Johannes).
Ampia premessa per arrivare a dire che, non potendo ne volendo farci carico di tutti i mali della società, cerchiamo di non perdere di vista il nostro obiettivo primario e, pertanto, dobbiamo solo plaudire al blitz di Cortina.
Che abbia avuto anche un forte contenuto mediatico e' indubbio.
Ma chi meglio di noi può apprezzare che tutto serve per far arrivare "il messaggio"?
Per troppo tempo la "comunicazione ufficiale" ha fatto strizzatine d'occhio agli evasori e se, di colpo, qualcuno dei refrattari alle regole avesse la sensazione che le cose stanno cambiando, non sarebbe tanto male.
Che dire, poi, dell'effetto (psicologico) indiretto sulla massa dei colpiti dalle varie manovre economiche necessarie ma ritenute da tanti poco incisive su chi più può?
Più in concreto, il nostro plauso deve andare a questa (la prima, auspichiamo e dobbiamo pretendere, di una lunga serie) manifestazione di nuova "volontà politica" verso la lotta all'evasione fiscale.
E altrettanto fermamente, dobbiamo respingere ogni tentativo di depistaggio: sicuramente ci sono altri modi di affrontare il problema, ma questo funziona.
Troppi ricchi "non ufficiali" fanno vita da ricchi.
Nessuna invidia nei loro confronti, ma intolleranza assoluta per il loro 'parassitismo': chi e' più capace e fortunato (e, magari, si impegna di più) ha ben diritto di beneficiare di condizioni di vita migliori rispetto ad altri ma in modo significativo deve contribuire alla cosa comune.
Chi, al contrario, avendo di più si nasconde dietro "l'anonimato reddituale" lasciando il peso della contribuzione sociale, anche quella di propria competenza, ai più "fessi", non merita alcun rispetto.
Per quanto in nostro potere dobbiamo emarginare la lunga teoria di personaggi che si affannano a svilire, quando non a denigrare, questa iniziativa dell'agenzia delle entrate: pubblici amministratori, politici, rappresentanti di categorie economiche, imprenditori, attori, giornalisti (?), tranne poche eccezioni, hanno fatto a gara per connotare di ogni negatività la presenza a Cortina dei verificatori fiscali.
Sappiano che tanta "indignazione", agli occhi di più, otterrà l'effetto contrario.
quanto riguarda noi Bückler, dobbiamo fare quadrato e, pur nelle diversità individuali, ritrovarci compatti sui "fondamentali".

Con la speranza di trovarvi d'accordo, vi saluto cordialmente.

Samuel Adams

sabato 7 gennaio 2012

Evasione fiscale e disoccupazione giovanile.

Caro Johannes,
contavo di formulare alcune considerazioni su temi più generali, prendendo spunto dal "blitz'' di Cortina e dalle tue successive riflessioni, ma sono rimasto attratto dalla "provocazione" di quel tuo lettore che ha lanciato un'idea su come creare opportunità lavorative per giovani laureati.
Ad essa vorrei dedicare la priorità.
Condivido tale provocazione, aggiungendo alcuni dettagli che la renderebbero più omogenea a una mia vecchia idea.
Faccio un passo indietro, per ricordare che l'utilizzo di "presenze" fisiche di funzionari del Fisco accanto ai cassieri era stato sperimentato (credo per la prima volta) molti anni fa nelle discoteche della riviera romagnola.
Non occorre spendere troppe parole per segnalare quali esiti tali "presenze" hanno sortito: lievitazioni miracolistiche del livello degli incassi (Cortina docet)!
Altrettanto ovvio segnalare che la volontà politica di reiterare l'iniziativa e' "stranamente'' venuta meno.
Ritornando ai nostri giovani laureati in Giurisprudenza e/o Economia, sempre più alla ricerca di possibili sbocchi lavorativi, si potrebbe indire un bando finalizzato alla loro aggregazione in una sorta di stage, remunerato in modo dignitoso, al quale accedere per poi, previo rapido periodo di formazione tecnica, essere impiegati al ruolo di "presenza" presso gli esercizi commerciali, alberghi e altre strutture ove sia prevista l'ufficializzazione dei ricavi tramite lo scontrino/ ricevuta fiscale.
Tale presenza potrebbe anche assumere una funzione sostitutiva dell'addetto all'emissione dei documenti fiscali presso gli indicati operatori economici cosi' da sollevare gli stessi dall'onere di un dipendente addetto a tale funzione (pensiamo, ad esempio, ai bar in una località turistica). Sostituto o affiancatore, in ogni caso, l'obiettivo e' che la "cassa" dovrebbe essere gestita con il monitoraggio del rappresentante del Fisco.
L'operatore economico corretto non avrebbe nulla da obiettare, quello tentato o già avvezzo a "manipolare" gli incassi reali sarebbe costretto a imboccare la retta via.
Ho trovato "l'uovo di Colombo"?
Possibili obiezioni:
a) questo si', sarebbe "stato di polizia".
A parte l'esagerazione lessicale, e allora?
Tutti blaterano che il problema di fondo che non ci consente di stare tranquilli per il futuro del nostro paese e' l'enormità del nostro debito pubblico.
Senza crescita non lo si può ridurre e, pertanto, a emergenza vitale ben si possono contrapporre sistemi lesivi (?) di qualche "libertà di movimento".
E, in ogni caso, ci vogliamo rendere conto della disparità di trattamento dei dipendenti (alimentatori principali delle casse del Fisco)?
Da sempre la loro ''cassa" e' sotto il controllo pubblico, esercitato non da un giovane laureato temporaneamente collocato, bensì dal datore di lavoro incaricato, per legge dello Stato, a svolgere il ruolo di esattore della ritenuta d'acconto (ruolo imposto senza alcuna remunerazione e, anzi, sottoposto a pesantissime sanzioni per eventuali errori/omissioni);
b) scarsa affidabilità dei giovani inseriti in ruolo cosi' delicato.
Indubbiamente l'appetibilità dell'offerta ai neo laureati dovrebbe essere accompagnata, oltre a una dignitosa remunerazione, dall'assunzione di un ruolo tale da comportare responsabilità particolari in caso di "indegnità" nello svolgimento dell'incarico e da un "premio finale" (subordinato alla "correttezza" costantemente riscontrata fino a esaurimento dell'incarico) costituito da un "viatico preferenziale" per il loro inserimento nel pubblico impiego in pianta stabile;
c) grado di impopolarità tale da rendere il tutto una semplice esercitazione teorica che mai troverà sbocco concreto.
Siamo cosi' sicuri che il vento non sia definitivamente cambiato?
Se pensiamo che la massa dei contribuenti (oltre l'80%) più "pesanti" e' costituita da dipendenti e pensionati (una testa un voto); se riscontriamo che l'attuale "governo dei tecnici", malgrado i recenti interventi che "mettono le mani nelle tasche degli italiani", gode ancora di una inaspettata popolarità; se constatiamo che i vari sondaggi concernenti il metodo di controllo sperimentato nel blitz di Cortina incontrano gradimento a livello bulgaro, non sara' che i necessari provvedimenti legislativi, anziché elettoralmente impopolari, possano assumere quella patente di novità, di certa svolta rispetto al passato, che la parte migliore del Paese sta vanamente cercando?

A presto e auguri di buon anno a tutti, in particolare ai Bückler.

Samuel Adams


giovedì 29 settembre 2011

Dalla speranza alla farsa

Ci eravamo illusi in molti che, per una volta, finalmente, chi ci governa avrebbe cercato di fare le cose seriamente nell'affrontare la lotta all'evasione fiscale. Non certo per nuove energie morali endogene, ma perche' costretti dalla congiuntura internazionale e la strettissima "sorveglianza" dei nostri partner europei. Evidentemente siamo entrati in crisi di astinenza adrenalinica, se abbandoniamo l'idea di pubblicare i redditi nominativamente, per ritornare (esistono già) ai dati anonimi aggregati per categorie. Servono a poco, lo sappiamo tutti, soprattutto non aiutano ad innescare quei meccanismi "psicologici" che potrebbero essere collegati alla nominatività dei redditi resi di dominii pubblico.

L'adrenalina "scorrerà a fiumi", perché siamo tutti qui in attesa di scoprire se i mercati reagiranno bene alla nostra manovrina trasformata in (non) manovra. Limitatamente al tema che più ci interessa credo che il proliferare dei blog, dei commenti e degli pseudonimi dietro i quali si celano semplici cittadini, utopisticamente impegnati a veder trionfare un nuovo senso civico nei confronti degli oneri da sopportare per creare una società migliore, abbia trovato una forte spinta proprio nella "speranza" che sarebbero stati attivati strumenti idonei allo scopo. Gli avvenimenti delle ultime ore ci riportano alla dura realtà: siamo di nuovo alla "farsa". Questo stato di cose, peraltro, non ci deve scoraggiare ma, al contrario, ci deve spronare ad un maggior impegno, perché il "pubblico" non ci aiuterà...anzi. La "lotta" che ci appassiona la dovremo combattere con armi che ci dovremo inventare e, allo scopo, vorrei suggerire ad ognuno di noi di provare a scovare soluzioni pratiche che possano arginare il fenomeno dell'evasione. Vuoi vedere che, pensa che ti ripensa, due o tre cose buone non possano venire fuori? Del resto la mela di Newton non nasce in un laboratorio ma su di un normalissimo albero in un campo! Peccando di presunzione incomincio a dire la mia.

Prima riflessione in negativo. Quasi tutti auspicano la creazione del conflitto di interessi tra chi potrebbe essere tentato di evadere e il cliente che vedrebbe riconosciuto l'onere in deduzione dal reddito. A mio parere i risultati in termini di gettito sarebbero assi scarsi. Già ci sono alcune situazioni simili (es. spese mediche), ma nella generalità dei casi l'offerta di una soluzione di "sconto" (pochi, maledetti e subito, senza impegni formali e di conservazione da rispettare per gli anni futuri) sarebbe sempre piu' appetibile. Certe soluzioni, ovviamente, devono anche poggiare sul reciproco senso civico, nel qual caso la deduzione svolge la funzione di premio a posteriori e non di incentivo scatenante. Ma se ci fosse il necessario senso civico, non saremmo qui a discutere. Passando alla fase propositiva lancio un'idea che potrebbe ottenere effetti ad ampio spettro. Lo Stato si dovrebbe attrezzare, costituendo una società ad hoc, per poter acquistare ogni immobile oggetto di transazione.

Mi spiego con un esempio. Tizio cede a caio un fabbricato al prezzo di 300.000 euro, ipotizziamo che,contemporaneamente, sia previsto un nero di 50.000 euro. Prima che l'atto notarile consenta la legittima trascrizione, lo Stato potrebbe esercitare una propria opzione all'acquisto con un 5% in piu' rispetto al dichiarato tra le parti, cioè a 315.000 euro. Non ho dubbi che l'attivazione di un sistema del genere azzererebbe la volontà di evasione con la conseguenza che, a ritroso, l'effetto sulla genesi di creazione di capitali "esentasse" subirebbe un grosso ridimensionamento. Ovviamente esistono problemi tecnici sottostanti, alcuni li ho individuati e, credo, risolti, ma non e' questa la sede per approfondire. Volevo lanciare la provocazione e stimolare, come già sottolineato, la fantasia di noi utopisti.

Lascio "il volante" ad altri, curioso di scoprire dove mi porteranno.

Samuel Adams