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martedì 31 maggio 2016

"Mussolini ha fatto anche delle cose buone".


Un passo indietro 

Giugno 1948 
Il Ministro delle Finanze Ezio Vanoni ha ricevuto l’incarico di migliorare un sistema tributario antiquato. Un sistema costituito da numerose imposte che grava soprattutto sui ceti medi rispetto, per esempio, alla grande borghesia. Le imposte dirette sono solo ¼ delle entrate fiscali. E’ necessario commisurare l’imposta al reddito realizzato ed applicarla alla realtà.

Gennaio 1951
Legge 11 gennaio 1951, n. 25, detta anche legge Vanoni. E’ il primo atto legislativo di perequazione tributaria. Suo scopo è quello di instaurare, attraverso la dichiarazione, un nuovo clima nei rapporti con il fisco. La dichiarazione sarà annuale, analitica ed unica, e permetterà al fisco di conoscere la situazione complessiva del contribuente. La legge Vanoni ha inoltre disposto una nuova tabella di aliquote, che va da un minimo del 2% ad un massimo del 50%, riconoscendo al tempo stesso il minimo esente di 240.000 lire e la detrazione di 50.000 lire per ogni membro a carico del contribuente, incluso il coniuge.

Sabato 27 gennaio 1952 
La sede dell’Ufficio Tributi del Comune di Roma si trova in via del Teatro di Marcello. Coincidenza vuole che si trovi a pochi metri dalla “Bocca della Verità”. Oggi è un giorno particolare, atteso da molti giornalisti. In base alla legge Vanoni, ogni comune è tenuto a rendere pubbliche le dichiarazioni dei redditi dei cittadini italiani. Tra poco quelle del 1951 che fanno riferimento ai redditi del 1950. I giornalisti però stanno aspettando soprattutto quelle dei politici. Troppo forte la tentazione di beccare qualche potente di turno in castagna.
Non sanno ancora quello che sta per accadere.

I corridoi del pianterreno dell’Ufficio Tributi sono affollatissimi. Oltre ai giornalisti ci sono molti cittadini comuni. Chiaro il loro intento. Sono lì perché vogliono conoscere le cifre dichiarate da amici e conoscenti. La curiosità è enorme.

Si inizia.
Per i giornalisti la caccia ai redditi delle varie personalità, della nobiltà, dello spettacolo, ma quando arrivano alla parte riguardante i politici qualcosa non torna.

Il primo nome è quello del Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, tra i primi a consegnare la dichiarazione dei redditi. Il Capo dello Stato ha dichiarato per l’anno 1950 una cifra pari a 1.259.000 . Subito dopo Einaudi con lire 1.290.000, Campilli con 8.337.125 e Merzagora con 6.500.000. Il senatore Mario Cingolani 1.328.425 e il senatore Giorgio Tupini, sottosegretario alla presidenza del Consiglio 1.940.000.

Prime perplessità: il ministro Vanoni ha dichiarato solo 181.300 lire. De Gasperi ancora meno, 108.000 lire. E poi? Niente. Non ci sono tracce di altri politici. Tutti gli altri non hanno dichiarato redditi.

Dove sono i redditi di Palmiro Togliatti, Pietro Nenni, Mario Scelba, Luigi Longo, Giuseppe Di Vittorio, Renato Angiolillo, Mauro Scoccimarro, Randolfo Pacciardi, Giuseppe Saragat? Tutti nullatenenti? Impossibile. Per stare sui banchi di Montecitorio e di Palazzo Madama lo Stato corrisponde loro 250.000 lire mensili quindi 3.000.000 di lire annui. Ministri e  sottosegretari ricevono un’indennità ancora maggiore. Perché allora i maggiori esponenti politici italiani non hanno dichiarato nulla? Il mistero viene svelato quasi subito.

Quasi tutti i politici non hanno dichiarato redditi nel 1950 grazie ad una legge fascista del 30 novembre 1929. Mentre la dittatura cancellava tutte le libertà, il ministro delle Finanze del governo guidato da Benito Mussolini, Antonio Mosconi, stabiliva che le indennità parlamentari fossero esenti dal prelievo fiscale.

La dittatura è finita, ma si sono tenuti questo privilegio. Non pagare le tasse sfruttando una legge fascista. Una legge non solo mai abrogata (come era successo alle altre) ma addirittura ribadita con la legge n. 1102 del 9/08/1948. Con 338 voti favorevoli, 37 contrari e 2 astenuti.

Diversi i tentativi di cancellare la legge n. 1102 del 9/08/1948.

13 Marzo 1952 
Proposta di legge del deputato Rodolfo Vicentini (DC) per la cancellazione dell’art. 3 della legge n. 1102 del 9/08/1948. 

Ma la maggioranza non è d’accordo.

27/01/1954. 
Altra proposta di Vicentini. Ma non se ne fa niente. 

1958
E poi ancora. Flavio Orlandi (PSDI).

Troppi i cassetti negli edifici del Parlamento. Le proposte di legge spariscono.

1962 
Malagodi del PLI ritrova la proposta di legge Vicentini e la ripropone in Parlamento. Ma ad aprile si vota. Viene riposta nel cassetto.

1963 
Giuseppe Amadei (PSDI) la ritrova e la ripropone più articolata. Ma sparisce in un altro cassetto.

1965 
Con l’opinione pubblica sempre più arrabbiata finalmente la legge n. 1102 del 9/08/1948 viene cancellata con la legge 31 ottobre 1965, n. 1261



Però non esageriamo…

Sempre per non esagerare nello stesso giorno si aumentarono l’indennità parlamentare da 500.000 lire mensili nette a 800.000 lire lorde (750.000 nette).
Della serie,“calma con i facili entusiami”.


Sì, Mussolini ha fatto anche delle cose buone. Insomma...

Johannes Bückler


venerdì 22 gennaio 2016

La lotta contro la frode fiscale e le prediche inutili.


«La frode fiscale non potrà essere davvero considerata alla stregua degli altri reati finché le leggi tributarie rimarranno vessatorie e pesantissime e finché le sottili arti della frode rimarranno l’unica arma di difesa del contribuente contro le esorbitanze del fisco». E’ una frase di Luigi Einaudi che gira spesso in rete per giustificare l’evasione fiscale. Mai questa, sempre dello stesso Einaudi: “E' nobile intendimento per fermo quello di impedire che alcuno si sottragga al suo debito tributario, in quanto la frode degli uni, immiserendo l'erario, lo costringe a gravare la mano su quelli che frodare non possono”. Due frasi che si possono trovare nello stesso articolo, apparso sul Corriere della Sera il 22 settembre 1907 che potete leggere di seguito o direttamente qua >>>>>.

In realtà Einaudi non giustificava l’evasione fiscale (sempre esistita, in misura sostanziosa, anche con pressioni fiscali nettamente inferiori) almeno come la giustifica qualcuno. Da vecchio e buon liberale era sicuramente contro l’evasione, anche se era non era dispiaciuto di ciò che chiamava “la vivace resistenza dei privati” nei confronti delle “altissime aliquote”.

La lotta contro la frode fiscale (Corriere della Sera, 22 settembre 1907) 

Che i contribuenti combattano una diuturna, incessante battaglia contro il fisco è cosa risaputa, ed è nella coscienza di tutti che la frode fiscale non potrà essere davvero considerata alla stregua degli altri reati finchè le leggi tributarie rimarranno, quali sono, vessatorie e pesantissime e finché le sottili arti della frode rimarranno l'unica arma di difesa del contribuente contro le esorbitanze del fisco.

L'amministrazione finanziaria che deve dispiegare l'accortezza pratica maggiore, e nello stesso tempo dar prova della conoscenza più larga delle discipline giuridiche nel combattere la frode fiscale, è senza dubbio la direzione generale del demanio e delle tasse sugli affari.
Le leggi sulle tasse di registro e bollo sono un istrumento mirabile di complicazioni e di sottigliezze, foggiato a poco a poco e ridotto a perfezione viemaggiore sotto la spinta delle frodi immaginate dal contribuente per sottrarre l'aver suo al dovere tributario. E' questo il campo senza dubbio più difficile del diritto tributario, poiché con le tasse sugli affari voglionsi colpire una moltitudine stragrande di atti e di negozi giuridici e la misura della tassa dipende in gran parte dall'interpretazione che vien data della natura dell'atto compiuto. Tanto grave è la pressione fiscale, che avvocati e notai aguzzano tuttodì l'ingegno per dare agli atti più consueti di compravendita, donazione, appalto, ecc, le forme più complicate ed artifiziose quando in tal modo si riesce a pagare una tassa minore. Ed alla loro volta gli agenti fiscali devono usare la maggiore accortezza per mettere a nudo il nocciolo dell'atto compiuto, spogliandolo della corteccia posticcia, allo scopo di attribuire allo Stato la somma di tributo che in realtà gli è dovuta. Che in questa battaglia, nella quale si consumano tante sottili intelligenze e tanti capitali che meglio sarebbero adoperati alle opere della produzione, lo Stato, burocratico ed impacciato, rimanga sempre soccombente, non si potrebbe affermare certamente.

L'ultima relazione sull’amministrazione del demanio e delle tasse sugli affari per l'esercizio 1905-906, pubblicata, or non è molto, a cura del direttore generale comm. Ghino Fucini, prova la vigile cura e la sottile penetrazione con cui la burocrazia veglia con fortuna alla tutela degli interessi fiscali. Con troppa fortuna, diranno i contribuenti, sentendo che le tasse sugli affari rendevano, per accertamenti compiuti nell'anno, 169.615.499 lire nel 1884-1885, e resero 190.751.355 lire nel 1894-95, 214.338.315 lire nel 1904-905 e 239.188.984 lire nel 1905-906. Confortante e mai più veduto è stato in special modo l'aumento nel reddito delle tasse di registro, che in un anno solo balzarono da 64.672.494 a 73.959.536 lire, con un aumento di 9.287.042 lire di cui 6 milioni circa, dovuti alle trasmissioni di immobili a titolo oneroso, 445 mila lire alle trasmissioni di mobili e merci a titolo oneroso, lire 1.622.271 agli appalti per costruzioni, somministrazioni, ecc., 460 mila lire alle locazioni di case, concessioni di diritti d'acqua e locazioni d'opere.

Ma l'amministrazione si rammarica del crescere continuo delle leggi le quali concedono privilegi ed immunità ad industrie e regioni speciali, come quelle a favore degli zolfi, del credito agrario siculo, della Calabria, delle provincie meridionali, della Sicilia e della Sardegna. Non che quelle immunità siano da condannarsi; ma esse sono, nella opinione della finanza, concesse in maniera oscura ed incompleta, sicché all'applicazione non danno tutti quel risultati che se ne attendevano, o vanno oltre il pensiero dei proponenti, dando luogo a frodi da parte di chi il legislatore non voleva beneficare. L'amministrazione non nasconde le sue simpatie per quegli sgravi che vengono concessi generalmente a tutti coloro i quali si trovano nella medesima situazione. Esempio la legge 22 gennaio 1902 la quale riduceva alla metà l'enorme tassa del 4.80 per cento sui trasferimenti immobiliari a titolo oneroso pel prezzo non superiore a L. 200 ed al due terzi la tassa per i trasferimenti tra L. 200 e L. 400. Temevasi che si aprisse con ciò l'adito alle frodi, e cioè che molte contrattazioni per vendite superiori a tali cifre dovessero farsi apparire stipulate per minor prezzo allo scopo di profittare del beneficio della riduzione.

Ma non fu così, perché i trasferimenti inferiori al valore di 400 lire aumentarono appena da 201.123 nel 1900-901 a 239.783 nel 1905-906, aumento naturale e che avrebbe dovuto essere ancor maggiore se la riduzione delle tasse di registro fosse stata accompagnata da una giusta diminuzione delle tasse di bollo ed ipotecarie e dei diritti catastali e notarili, i quali essendo stabiliti in misura fissa e graduale crescono moltissimo il costo dei trasferimenti della piccola proprietà. E sono questi piccoli trasferimenti i più numerosi, se si pensa che nel 1905-906 accanto a 239.783 trasferimenti per atto civile e 3625 per atto giudiziario inferiori in valore a L. 400, vi sono stati altri 3568 trasferimenti inferiori a L. 400 che non poterono godere dello sgravio e 90.286 trasferimenti di valore tra L. 400 e 1000. Quanto più cresce il valore, tanto più diminuisce il numero delle trasmissioni: essendo stati 71.814 i trasferimenti fra 1000 e 5000 lire, 11.902 quelli fra 5000 e 10.000 lire, 9276 quelli fra 10.000 e 50.000 lire, 1138 quelli fra 50 e 100 mila lire e finalmente 801 soltanto quelli superiori a 100.000 lire.

Dalla relazione si scorge che la Finanza, soddisfatta del buon esito dei primi assaggi, non sarebbe aliena dal concedere riduzioni di aliquote per i trasferimenti sino a 1000 lire e dal rafforzarli con sgravi sui diritti fissi o graduali di bollo, d'ipoteca, catastali o notarili. E sarebbe riforma utilissima che diminuirebbe in parte i gravami eccessivamente elevati che impediscono il movimento dei beni immobili ed incoraggerebbe la formazione della piccola proprietà, senza imporre quegli impacci burocratici soverchi che hanno annullato quasi i benefici della legge a favore delle case popolari. Per la paura di incoraggiare le frodi, si sono talmente circondati di precauzione i favori, che nel 1905-906 in appena 51 casi si applicarono le tasse ridotte di registro per le case economiche e popolari, soli 101 furono gli atti di locazione registrati con la tassa ridotta al quarto ed in soli 8 casi si applicò l'aliquota ridotta pei contratti di prestito stipulati per la costruzione delle case stesse. La trasmissione della ricchezza mobiliare è però quella che maggiormente angustia la Finanza per la facilità delle frodi e la difficoltà di scoprirle. Terre e case sono duramente colpite e tuttavia, poiché tutti le vedono, non riescono a sfuggire all'occhio del fisco, mentre invece il denaro, i titoli mobiliari e le merci possono assai più facilmente essere occultati.

L'aumento delle Società per azioni è cagione di letizia pel fisco, perché, se non è possibile di seguire i trasferimenti delle azioni da una persona ad un'altra a titolo oneroso o gratuito, si è trovata la maniera di colpire direttamente le Società all'atto della loro costituzione colla tassa di registro sui valori conferiti ed in seguito colla tassa di negoziazione stabilita nella misura dell'1,80 e 2.40 per mille sul valore delle azioni e delle obbligazioni emesse. Ambe le maniere di tasse dovevano dare un reddito crescente, poiché nel 1904-905 si costituirono nientemeno che 222 nuove Società per azioni e di fronte a 145 Società, che aumentarono il loro capitale, solo 37 lo diminuirono, cosicché il capitale complessivo delle Società italiane per azioni crebbe tra creazioni ed aumenti, di lire 582.590.519. Nel 1905-906 le nuove Società costituite furono 349, le Società che aumentarono il capitale furono 164 contro 23 che dovettero diminuirlo; è l'aumento del capitale in complesso fu di L. 613.791.950! Aumenti enormi che sarebbero parsi inverosimili alcuni anni or sono e che, sebbene in parte corrispondano a trasformazioni di vecchie aziende private, misero a ben dura prova la capacità di assorbimento del risparmio Italiano. Di questo aumento si giovò il fisco, perché nel breve periodo di un triennio, dal 1903-904 al 1905-906, il numero degli atti costitutivi di Società presentali alla registrazione crebbe da 2649 a 4113, mentre l'importo del valore tassato aumentava da 314 milioni a 1016 milioni e triplicava l'ammontare della tassa riscossa da 655 mila lire ad 1 milione e 756 mila lire.

Malgrado ciò, il fisco trova ragione di lagnanza perché le Società hanno la tendenza a costituirsi o a figurare di costituirsi quasi soltanto con l'apporto di numerario, che paga 5 lire pel primo migliaio di lire e 1 lira su ogni migliaio successivo, abbandonando le costituzioni con apporti di stabili e di mobili e merci che dovrebbero pagare la tassa del 4,80 e del 2,40 per cento. Da ciò la Finanza conclude che, se le aliquote del 4.80 e del 2.40 per cento sono evidentemente onerose, «appare troppo mite quella graduale per le Società che formano i loro capitali in denaro e che rappresentano il maggior numero». Qui la ossessione di combattere le frodi conduce i finanzieri a conclusioni pericolose. E' vero: nel 1905-906 su 1016 milioni di beni conferiti per la costituzione delle Società, 997 milioni erano numerario, ed appena 2.751.300 lire erano apporti, 11.325.934 lire mobili, merci e navi e 4.964.575 immobili. E" probabilissimo che la cifra del numerario sia stata artificialmente ingrossata, a scapito degli altri apporti, per pagare la tassa minore. Ma che vuol dir ciò? Che si debba aumentare la tassa per le Società che si costituiscono con apporti di numerario, solo per impedire che si facciano figurare come numerario quelli che invece sono immobili, mobili, merci o navi? Mai più. La tassa medesima graduale di 1 lira per mille è tutt'altro che tenue ove la si confronti con quelle che si pagano nei paesi dove le Società per azioni hanno avuto il maggiore sviluppo.

Tutti ricordano il suggestivo confronto, che si legge nelle Impressioni di un Yankee in Italia, pubblicate dal Garlanda, fra le somme ridicole che una Società per azioni deve pagare negli Stati Uniti per ottenere la carta di incorporazione e quelle elevatissime che essa dovrebbe pagare in Italia. La frode che ora ampiamente si esercita dovrebbe portare solo a questa riforma: trattare tutti i conferimenti alla stessa stregua più mite, tanto se sono di numerario, quanto se consistono in apporti di immobili o mobili. La riforma gioverebbe alla sincerità delle transazioni, renderebbe più chiari gli inventari, ed i bilanci sociali e non nuocerebbe gran fatto al fisco, che oggi si vede costretto dalla frode a concedere ciò che meglio sarebbe consentire volonterosamente. Tanto più che le Società per azioni, oltre a dare cospicuo reddito all'azienda delle imposte dirette, per la maggior facilità di esazione dell'imposta di ricchezza mobile in confronto agli industriali e commercianti privati, danno pure larghissimo contributo all'imposta sulla negoziazione delle azioni e delle obbligazioni. Questa imposta che rendeva L. 3.356.943 nel 1882 crebbe gradualmente, col crescere della fortuna italiana, il suo provento fino a L. 8.188.379 nel 1890-91. Venuta la crisi, anche essa diminuì di importanza scendendo sino a L. 6.671.910 nel 1897-98: ma in seguito tornò a salire sinché nel 1905-906 rese ben 12.288.364 lire. Neppure qui l'amministrazione è paga dei magnifici risultati ottenuti; essendovi “fondato motivo di ritenere che il cespite non renda tutto ciò che sarebbe legittimo sperare, tenuto conto delle migliorate condizioni del mercato di tutti i valori industriali e commerciali, e non possedendo la Finanza, allo stato della legislazione, armi che la pongano in grado di colpire tutto l'imponibile soggetto al tributo”. E' noto infatti che la imposta di negoziazione viene esatta ogni anno nella misura dell'1.80 per mille per i titoli nominativi e del 2.40 per mille per i titoli al portatore sulla base del valore effettivo risultante dalle quotazioni di Borsa o da certificati peritali. Ma vi sono molti titoli che, per essere posseduti da poche persone o per essere oramai intieramente e stabilmente collocati, non sono quotati in Borsa e per cui non è possibile ottenere il certificato peritale. La Finanza si lagna di essere costretta a tassare siffatti titoli sul valore nominale, anche quando notoriamente questo è di gran lunga inferiore al valore effettivo.

Altro argomento di lagnanze è l'imposta di successione. Non che la riforma del 1902 la quale rese l'imposta, già progressiva quanto ai gradi di parentela, progressiva altresì rispetto alle somme ereditate, abbia dato cattivi risultati. Anzi gli accertamenti furono nel 1905-906 di 41.546.008 lire e quindi superiori del 10,45 per cento a quelli del quinquennio dal 1896-97 al 1900-1901 che si erano tenuti a lire 37.613.756. ecc. Il malanno pm grave di cui si lagna la Finanza è la difficoltà di colpire i beni mobili. Nel 1905-906 infatti su un valore lordo ereditario di lire 1.097.088.044 ben lire 720.720.889 furono date dai terreni (486 milioni) e dai fabbricati (234 milioni), mentre i beni mobili davano appena 376.367.154 lire, ossia il 52.22 per cento dei primi. Gli occultamenti precipui avvengono per i titoli al portatore, che in troppo esigua misura vengono denunciati: rendita di Stato al portatore 20 milioni contro 57 di rendita nominativa, altri titoli al portatore 21 milioni contro 30 nominativi, che pur circolano in minor copia, depositi di denaro al portatore 7 milioni contro 23 milioni nominativi. Ma la Finanza non ha qui ragione di dolersi in tutto dopoché colla legge del 1902 la tassa di negoziazione è stata portata pei titoli al portatore al 2.40 0/00, mentre per i titoli nominativi rimaneva all’1.80 0.00 appunto per compensare la facilità maggiore con cui i titoli al portatore si sottraggono alla tassa di successione. E' contradditorio aumentare una tassa per compensare le frodi che avvengono in un'altra; e poi continuare a lagnarsi delle frodi, quando queste furono quasi legalizzate e compensate coll'avvenuto aumento della tassa di negoziazione! Di altre frodi ancora si lagna l'amministrazione in materia di tasse di successione.

Cosi si vuole che nella sola provincia di Genova sfuggano ogni anno alla tassa 15 milioni di lire di merci, cadute nelle eredità dei commercianti, con una perdita media per l'erario di 600.000 lire, a causa della impossibilità di trovare l'inventario o altro documento che ne provi la consistenza ed il valore. E si turba al pensiero del “pericolo, che sempre più si avanza, di vedere diminuire i proventi per tasse di successione col diffondersi dell'uso delle cassette forti di sicurezza presso istituti o banche, le quali cassette si prestano assai bene alle frodi, con l'offrire a persone facoltose il mezzo di tenere al sicuro valori ingenti, che poi non vengono denunciati né dagli eredi, né dai depositari, o di fare apparire tali valori come di altrui proprietà ed anche di creare passività fittizie, coprendo vere è proprie liberalità con dichiarazioni di pertinenza a persone che si vogliono beneficare. Tali dichiarazioni racchiuse nelle cassette, mentre sono conservate in modo da non costituire alcun pericolo pel dichiarante, finché rimane in vita, sono poi valide, come è stato risoluto, per l'esclusione delle presunte attività”.

Ancora si rammarica la Finanza perché, nelle eredità lasciate da un proprietario di navi aventi un valore di molti milioni, gli eredi, ove per loro fortuna manchino gli inventari con stima e le contrattazioni anteriori di non più di sei mesi, abbiano facoltà di denunciare le navi per poche migliaia di lire e la Finanza debba limitarsi a riscuotere la tassa di successione sopra l'inverosimile valore dichiarato. Non è qui il luogo di seguire la esposizione delle maniere più acconce per combattere queste ed altre frodi. Alla vigile cura della Finanza si contrappone la sottigliezza dei privati; e come quella scopre il mezzo di impedire le frodi antiche, questi ne inventano delle nuove più accorte. Il che non è in tutto male; due essendo le preoccupazioni della Finanza, nobilissima l’una, meno nobile l’altra, in questa lotta contro lo frode fiscale. E' nobile intendimento per fermo quello di impedire che alcuno si sottragga al suo debito tributario, in quanto la frode degli uni, immiserendo l'erario, lo costringe a gravare la mano su quelli che frodare non possono.

Ma d'altro canto non è male che il tentativo della Finanza di costringere tutti a pagare le altissime aliquote italiane in contri una vivace resistenza nei privati. Se questi si acquetassero, e pagassero senza fiatare, anche la Finanza si adagerebbe sulle alte quote, paga dei guadagnati allori. La frode persistente la costringe a riflettere se non le convenga di ridurre le aliquote per indurre i contribuenti a miglior consiglio o per scemare il premio dello frode. Il reato fiscale non è quindi sempre senza frutti: poiché ad esso si deve se qualcosa si ottenne in materia di minorazioni di aliquote; e più si otterrà quando tutti si convincano della necessità di semplificare ed attenuare le asprezze e le complicazioni delle nostre leggi di registro e bollo. A tal fine lavora una zelante Commissione istituita presso il Ministero delle finanze. A quando i risultati?

Luigi Einaudi 

Per la cronaca Einaudi era anche questo: “Questa del fumo e della polvere intollerabile che esce fuori dalla zona industriale di Pozzuoli e dalle altre…è una prova del disprezzo protervo che troppe imprese industriali private e pubbliche dimostrano verso l’interesse pubblico. Devono certamente esistere dispositivi tecnici grazie ai quali è possibile ridurre al minimo i danni del fumo e della polvere. I dispositivi costano per spese d’impianto e di esercizio, ma non è lecito a coloro che godono i profitti o prediligono le perdite sperate o temute nelle industrie, liberarsi da quei costi solo perché essi sono sopportati da altre categorie di cittadini”.
(In difesa dei monumenti e del paesaggio, 29 luglio 1954).

E questo “La lotta contro la distruzione del suolo italiano sarà dura e lunga, forse secolare. Ma è il massimo compito di oggi, se si vuole salvare il suolo in cui vivono gli italiani. Significherebbe che lo stato intende vegliare affinché, dopo secoli di distruzione, si salvi quel poco che resta delle foreste e del suolo delle Alpi e degli Appennini e si ricostruisca parte di quel che fu distrutto”.
(Della servitù della gleba in Italia, 15 dicembre 1951).

E molto altro ancora.

Di Einaudi consiglio la lettura di un libro che ho ritrovato pochi giorni fa. Si intitola “Prediche inutili”. In dispense nel 1955, apparso come libro nel 1959. Inizia con il saggio “Conoscere per deliberare” in pratica una parola d’ordine: “L’informazione corretta è un presupposto indispensabile per l’esercizio del diritto di voto”.Soprattutto saper “cercare la verità”.
Sul valore legale della laurea: “Che cosa altro erano le ‘botteghe’ di pittori e scultori riconosciuti poi sommi, se non scuole private? V’era bisogno di un bollo statale per accreditare i giovani usciti dalla bottega di Giotto o di Michelangelo?”.

Il liberalismo economico, secondo Einaudi, non può essere “selvaggio”. “Non fa d’uopo confutare ancora una volta la grossolana fola che il liberalismo sia sinonimo di assenza dallo stato o di assoluto lasciar fare e lasciar passare e che il socialismo sia la stessa cosa dello stato proprietario e gestore dei mezzi di produzione”. Insomma, da leggere.

Perché “Prediche inutili”? In realtà a inizio secolo Einaudi aveva raccolto degli scritti sotto il titolo “Prediche”. Quando poi volle pubblicarle (nel 1955) si accorse che in pratica le sue prediche erano rimaste lettera morta. Inutili. Ieri come oggi.

L’onestà viene lodata, ma la si lascia morire di freddo”. (Giovenale, Saturae, I, 74)

Johannes Bückler

lunedì 18 maggio 2015

Rivalutazione delle pensioni.


La realtà finanziaria del paese è un elemento da tenere in considerazione e pertanto la strumentale decisione di restituire solo una parte è giustificabile dalla condizione di bilancio, ancorchè di principio ingiusta.
Il problema vero è a chi spetta la rivalutazione ed in che misura; quasi tutte le pensioni sono calcolate sul retributivo e le prossime saranno erogate sul contributivo con un taglio sensibile rispetto al precedente sistema fino al 50%.
Non è giusto che le future generazioni garantiscano pensioni ai tanti che sono andati in pensione con 19 anni sei mesi ed un giorno che percepiscono una pensione magari non di importo elevato ma lo fanno da quando avevano solo 40 anni e viste le aspettative di vita la percepiranno per 40 anni gli uomini e per 44 anni le donne, somme mai versate; quanti nella pubblica amministrazione vengono promossi al grado superiore andando in pensione o nel privato regalare un ultimo anno a somme stratosferiche, ricordo il collaudatore di aerei della fiat, Gabrielli che passò l’ultimo anno di sevizio ad uno stipendio di 100 milioni, almeno 10 volte superiore al precedente profittando delle regole del retributivo, a danno del fondo pensione.
Bisognerebbe dire che i diritti acquisiti non si possono toccare, ma questo deve valere per tutti, i titolari di pensioni più elevate hanno nella vita lavorativa pagato tasse progressive rispetto al reddito ed oggi versano un contributo di solidarietà grazie a Monti ed un altro grazie a Letta, e per populismo oggi non vedranno una lira di rivalutazione che invece verrà erogata a coloro che stanno sotto i 3.000 € tra cui i pensionati baby.
 Una giusta decisione, visto che lo stato ha incamerato i contributi e ne ha tratto i benefici economici immediati e derivanti da rivalutazione ed interessi, dovrebbe essere quella di prendere in esame per tutti una pensione teorica, calcolata sul contributivo e sulla stessa riconoscere a tutti la rivalutazione economica spettante.
Una decisione in tale direzione eviterebbe molto probabilmente ricorsi ai tribunali amministrativi.

Pietro Angellotto 

Pomezia 18 maggio 2015 

mercoledì 7 gennaio 2015

Le imprese, le tasse e quell'appoggio che non c'è.


Galeotta fu la norma.
L’articolo 19/bis della legge delega sul fisco ha scatenato talmente tante reazioni da costringere il Governo a rimandare l'invio del testo alla Camera. L’esclusione della punibilità “quando l’importo delle imposte sui redditi evase non è superiore al 3% del reddito imponibile dichiarato”, è stato visto come un salvacondotto per un noto personaggio politico. Tralasciamo il risvolto grottesco di una legge ritirata perché ritenuta “ad personam” dimenticando che in questo modo la si fa diventare “contra personam”, che certo meno grave non è.
Entrando nel merito ritengo che sarebbe un errore collegare comportamenti fraudolenti (ad esempio fatture per operazioni inesistenti) a percentuali sull'imponibile. Domani che facciamo? Ragguagliamo la punibilità di un furto al reddito della vittima? Via, siamo seri. Usiamola eventualmente per attenuanti o aggravanti, ma non per la punibilità o meno. Detto questo, l’ennesima “leggina” desta una preoccupazione ancora maggiore.
Una preoccupazione che ci porta ad affermare che forse è giunto il momento di fermarsi e di riflettere se sia giusto o meno continuare in questo modo. Non è possibile continuare a fare sempre nuove leggi e norme che non fanno altro che mandare tutti in confusione. Abbiamo bisogno tutti di un po’ di respiro. Per questo approfitto per fare una richiesta al nostro Presidente del Consiglio: il 13 ottobre, dal palco dell’assemblea di Confindustria a Nembro, aveva definito Bergamo come “una terra modello”.
Con la dichiarazione: «Ho deciso di venire qui, davanti a voi, a illustrare quanto stiamo facendo perché la realtà bergamasca è una realtà eccezionale…» aveva reso il giusto omaggio a una terra che produce, che prova sempre a correre, che anche quando fa fatica non si lascia mai sopraffare. Centinaia di aziende bergamasche, malgrado la congiuntura economica negativa, hanno avuto e hanno la capacità di crescere, aumentare vendite e fatturati.
E allora perché non cercare di aiutarli? Perché non cercare di dare una mano a tutti quelli che in questo Paese hanno cancellato dal loro vocabolario la parola “arrendersi”? (E sono tanti) Prima di crescita, lavoro o quant’altro tutta questa gente di una cosa ha assolutamente bisogno: di certezze. Imprese, ma anche contribuenti e cittadini tutti. Dobbiamo sapere che un comportamento sbagliato oggi, lo sarà anche nei prossimi mesi.
Che una norma approvata oggi non cambierà a ogni piè sospinto. Che una tassa, così com’è formulata ora, avrà in futuro, se non lo stesso importo, almeno lo stesso nome, accidenti. Non è possibile continuare a scrivere nuove norme, leggi, regolamenti o modificare quelle esistenti aggiungendo o eliminando centinaia di commi ogni volta.
Si prenda atto che il problema principale di questo Paese non sono le leggi o le norme in quanto tali (che già esistono e sono tante), ma semmai la loro applicazione.
Fermiamoci un attimo. Fateci respirare. Ma se proprio non potete farne a meno fatelo, ma seguendo il consiglio di un grande magistrato: “raramente e con mani tremanti”.

Johannes Bückler

07 Gennaio 2015 - Corriere della Sera - Bergamo - Leggi >>>>>

domenica 26 gennaio 2014

Le tasse vanno pagate, ma senza far fatica.


Caro Direttore,
che pagare le tasse sia un dovere dei cittadini è cosa ovvia. Ma i cittadini hanno anche dei diritti, accidenti.
Per esempio quello di sapere “quanto” pagare, di sapere “quando” e magari “come”.
Non è possibile fare tutta ‘sta fatica a ogni scadenza fiscale.
Prendiamo ad esempio l’Imu. Pur di non vedere lo squallido teatrino di questi mesi (e la conseguente confusione), saremmo stati pure disposti a pagarla. Ma una volta abolita, che bisogno c’era d’inventarsi un “mini Imu” per recuperare ancora quattro soldi (ci mancava pure un’imposta “mini” con una spesa pubblica di quasi 800 miliardi da tagliare).
Per non parlare delle altre tasse sulla casa. Era stato appena varato un 2,5 per mille come aliquota massima sulla prima casa per quanto riguarda la Tasi (Tassa sui servizi indivisibili) ed ecco il contrordine.
Scusate, ci siamo sbagliati, abbiamo scherzato (a dire il vero nemmeno si sono scusati). Sarà sì un 2,5 per mille, ma i comuni potranno optare per un ulteriore aumento (da 0,1 a 0,8) , ma non è sicuro, forse, vedremo se passa l’emendamento (e a questo punto pensate pure una parolaccia, quella che volete).
Vedremo cosa? Vedremo quando, come e soprattutto perché?
Non si può continuare in questo modo. Con un passo avanti e uno indietro ogni volta.
Al cittadino, alle famiglie e alle imprese tutte (per quanto riguarda il fisco e non solo), servono regole certe, chiare e soprattutto le più semplici possibili.
Se le tasse vanno pagate (e vanno assolutamente pagate), che il cittadino sappia esattamente quanto (magari, e per una volta meno del solito), quando (almeno in tempo) e come (evitando se possibile un commercialista al seguito).
Tutto qui. Non è difficile, dai. E’ sufficiente trattare i cittadini da cittadini.
E per i sudditi, rivolgersi altrove.

Un caro saluto

Johannes Bückler

26 Gennaio 2014 - Corriere della Sera - Bergamo - Leggi >>>>>

giovedì 5 settembre 2013

Italiani a responsabilità limitata.

Il 31 ottobre del 1976 “l’Espresso” pubblicava una copertina con le bandiere del Cile e dell’Italia con questo titolo “L’Italia diventa il Cile?
Inflazione, blocco dei treni, panico in banca, buste paga vuote, autarchia, allarmismo, rivolte di piazza, revanscismo di estrema destra”.
Ne aveva ben donde.
In quel mese l’inflazione aveva superato il 20% avviandosi a chiudere l’anno con una media del 16,7% e con una lira svalutata del 12%.
Un periodo che definire difficile era dire poco.

Una crisi spaventosa vissuta nelle piazze, nel terrore delle bombe, nei continui scontri frontali, nel mistero di tanti, troppi oscuri complotti.
Nei disoccupati che lottavano per un posto di lavoro e nei lavoratori che vedevano ogni giorno sciogliersi il loro reddito.
Nel disprezzo per il nostro Paese in molte cronache di giornali stranieri.

Eppure abbiamo superato anche quel momento e siamo ancora qui. Abbiamo superato quel difficile periodo (uno dei tanti) e siamo diventati una delle prime potenze economiche del mondo, membro fondatore dell’UE, dell’OCSE, del Consiglio d’Europa, membro del G7, G8, G20.
Chi avrebbe scommesso anche solo una lira sull’Italia?

A differenza di oggi, forse in quel periodo gli sport nazionali non erano molti.
Il calcio, sicuramente l’evasione fiscale (esattamente come oggi), ma non il lamento continuo.
Quel piangersi addosso ogni volta che ci si trova di fronte a una difficoltà. Quella propensione di tafazziana memoria che ci porta ogni volta a ingigantire ogni nostro difetto e a sminuire ogni nostra virtù.
Ed è per questo che non passa giorno senza che qualche padre inviti il proprio figlio a lasciare questo Paese. “In questo Paese non avete futuro” dicono, “andatevene finché siete in tempo”.
E allora chiedo a questi padri: non pensate di avere qualche responsabilità se il Paese è in queste condizioni?
Chi ha votato per decenni quella che voi definite “la classe politica più inefficiente di tutto l’Occidente?
Chi ha votato per decenni politici corrotti, preoccupati solo del proprio tornaconto personale?
Forse lo avete fatto perché garantivano la difesa del vostro orticello e solo del vostro, che tanto all’orticello degli altri qualcuno avrebbe provveduto?
Lo avete fatto perché garantivano solo proclami contro l’evasione fiscale, ma fatti zero, perchè poi “come mi faccio la casa al mare se devo pagare pure le tasse?”.
Avete forse votato politici che garantivano condoni a scadenza, perché una terrazza abusiva poteva sempre servirvi?
Non avete forse privilegiato una classe politica che favoriva figli, nipoti, amici e amici degli amici, perchè una raccomandazione poteva sempre tornarvi utile?
E allora via, indignatevi per quello che avete (abbiamo) combinato invece di scaricare su altri le responsabilità.
E prendiamocela con i veri colpevoli. Non è difficile.
A molti, basta solo uno specchio.

Johannes Bückler

domenica 11 agosto 2013

Quella beffa per chi le tasse le ha già pagate.

Caro Direttore,
nel Decreto del Fare c’è un’altra novità per quanto riguarda la riscossione.
Una modifica apportata all’art. 52 lettera a-bis recita: “non dà corso all’espropriazione per uno specifico paniere di beni definiti “beni essenziali” e individuato con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze d’intesa con l’Agenzia delle Entrate e con l’Istituto nazionale di statistica”.
Dopo i 120 mesi di possibile rateazione, la possibilità di non pagare fino a 8 rate (anche non consecutive) e dopo l’impignorabilità della casa si prosegue sulla strada della benevolenza.
Saranno individuati una serie di “beni essenziali” non pignorabili da parte dell’ente di riscossione.
Tenendo conto che nel frattempo alcuni senatori hanno provato a inserire un provvedimento (per fortuna bocciato) di innalzare di nuovo il limite nell’uso del contante, comincio ad avere qualche vago sospetto.
Ma una certezza: d’ora in avanti chi non riuscirà a pagare i tributi potrà dormire sonni tranquilli.
Solo una domanda: e a quelle persone che, pur di pagare le tasse sono costrette a rinunciare ad alcuni di quei “beni essenziali”, chi ci pensa?
Perché qualcuno ci sta pensando, vero?

Un caro saluto

Johannes Bückler

11 Agosto 2013 Corriere della Sera - Vedi qui >>>>>

lunedì 17 giugno 2013

La poca crescita? Se tutti pagassero le tasse...

“Tutti i nodi vengono al pettine”.
E’ un proverbio che ci ricorda come, prima o poi, si devono pagare le cattive azioni compiute e che (sempre prima o poi) si devono affrontare e trovare soluzioni a problemi sempre rinviati.
E i nodi ora sono tutti lì. Il nodo della corruzione, il nodo degli sprechi nella pubblica amministrazione, la carenza d’innovazione e ricerca, la mancata valorizzazione dei beni pubblici, la lentezza della giustizia civile, la burocrazia asfissiante.
E potrei continuare, ma esiste un nodo che dovrebbe avere la priorità rispetto a tutto il resto: l’evasione fiscale. Evasione fiscale che da decenni carica su una parte del Paese tutti i costi dei servizi.
Ed ecco il nodo venuto al pettine: quella parte del Paese non ne ha proprio più. Qualcuno se ne faccia una ragione: se l’economia fatica a riprendersi è perché abbiamo qualche problema di distribuzione della ricchezza. Punto.
E l’abbiamo perché attraverso l’evasione fiscale qualcuno si è mangiato tutti i polli di Trilussa ossa comprese.
Mi chiedo come sia stato possibile mandare al macero l’art. 53 della Costituzione, sapete, quello che recita “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”?
Che quando dice “tutti” significa “tutti”, non i “soliti”.
(Perplesso quindi nel leggere come prioritario il cambiamento della nostra Costituzione. Che in alcuni punti mostra i segni del tempo, ma mi chiedo: prima di modificarla non sarebbe meglio cominciare a rispettarla?)
E’ chiaro che nella lotta all’evasione le moderne tecnologie informatiche avranno sempre più un ruolo fondamentale. L’interconnessione e lo scambio d’informazioni saranno sempre più indispensabili.
La possibilità di incrociare dati permette non solo di abbracciare una platea sempre più numerosa, ma soprattutto di selezionare un certo tipo di contribuente. E in futuro, più dati si riusciranno a incrociare, più preciso sarà il bersaglio, senza creare disagi a chi oggi fa il suo dovere di cittadino.
Già ora è possibile da parte del Fisco accedere in modo trasparente a una pluralità di Banche dati. Che vanno dal PRA alla Camera di Commercio, dai Dati del Territorio, all’INPS, INAIL, INA-SAIA. Per non parlare di Equitalia e di alcune Banche dati della Guardia di Finanza.
C’è ancora da fare? Sicuramente sì, ma passi avanti sono stati fatti e in molti casi gli strumenti e le metodologie sono già sufficienti.
Bisogna dare attuazione a ciò che abbiamo senza mettere ogni volta in discussione il tutto cercando di ridisegnarlo come fosse una tela di Penelope.
E’ chiaro che un occhio di riguardo dovrà essere posto alla privacy dei contribuenti. L’accesso ai dati deve essere concesso con le dovute cautele e garanzie.
Con la speranza che un giorno qualcuno capisca finalmente perché bisogna pagarle queste benedette tasse. Insegnandolo poi ai loro figli.
O mangiando semplicemente il 45% del loro gelato, oppure spiegando loro perché potranno per molti anni andare a scuola gratis.
A volte, è solo questione di punti di vista.

Un caro saluto

Johannes Bückler

17 Giugno 2013 - Pubblicato sul Corriere della Sera Economia - 


domenica 12 maggio 2013

Ma è sbagliato abolire l'IMU

Caro Direttore,
due parole sull’IMU. Cominciamo col dire a cosa serve un’imposta sulla casa.
Serve per pagare qualcuno che asfalti la via, che la illumini, che la tenga pulita, che curi gli scarichi delle fognature e molte altre cose ancora.
Questo per chi la definisce un’imposta ingiusta che non dà reddito.
Non darà reddito, ma è un costo per lo Stato.
Proprio per questo esiste in tutti i Paesi dell’UE.
Esiste ed è molto più salata poiché, dopo la Spagna, siamo il Paese con la più bassa tassazione.
Certo, inserire una nuova imposta su una pressione fiscale già alta può ingenerare giuste proteste.
Ma allora si abbassi la pressione fiscale, si cerchino altre strade, ma si eviti di toccare una delle imposte che meglio rispondono a principi di equità.
Va sicuramente rimodulata, resa più progressiva (come ci chiede l’UE), deve avere riguardo per i beni strumentali d’impresa, non dimenticando una seria riforma del catasto (i valori di oggi sono distorti).
Oppure eliminarla, e recuperare un vecchio progetto di una “service tax” inserita e poi dimenticata nel dibattito sul federalismo fiscale.
Un’unica imposta destinata ai comuni che raggruppi servizi, rifiuti, casa e quant’altro.
Ritengo un errore abolire tout-court l’Imu sulla prima casa.
In questi giorni ascolto i discorsi più assurdi, che potrebbero essere inseriti in un manuale delle stupidaggini.
Per esempio che la restituzione dell’IMU rilancerebbe il mercato immobiliare (certo, come no) e che si aiuterebbero i meno abbienti. Allora alcuni numeri. Un quarto delle prime case non ha pagato l’IMU, essendo sotto la franchigia.
Un 36% ha pagato meno di 100€. Il 62% è sotto i 200€. L’85% sotto i 400 euro.
Chi non possiede una casa di proprietà o una casa inferiore alla franchigia dovrà contribuire a rimborsare l’IMU ai contribuenti più agiati (compreso il sottoscritto). Dei geni.
Ma a proposito di tassa equa.
Per la prima volta un’imposta (l’Imu) non è a carico solo delle persone oneste, ma anche di molti evasori (perché un reddito lo puoi nascondere, una casa è leggermente più difficile).
Non è che tutto sto can-can sia proprio dovuto a questo? Che ancora una volta qualcuno spinga nella direzione di far pagare le tasse ai soliti noti?

Un caro saluto

Johannes Bückler

12 Maggio 2013 Corriere della Sera - Bergamo - Vedi qui >>>>>  

domenica 5 maggio 2013

Un fondo taglia tasse con i soldi degli evasori.

Caro Direttore,
con la legge di stabilità del 2013 (Legge 24.12..12 n. 228) è stato previsto che il DEF contenga anche una valutazione delle entrate strutturali da lotta all’evasione, destinando le stesse (per la quota non necessaria al mantenimento dell’ equilibrio di bilancio), ad un fondo per il contenimento degli oneri fiscali delle famiglie e delle imprese.
Io credo non sia più rinviabile un provvedimento che dia finalmente un segnale serio e immediato sul vero significato della lotta all’evasione.
Una semplice regola che destini quanto recuperato ad un Fondo di accumulo per presenti e futuri sgravi fiscali (al netto di quanto già previsto in bilancio).
Di più.
Ogni anno una percentuale seppur minima di quanto incassato dall’Agenzia delle Entrate ed Equitalia sia destinata a scopi sociali.
Per esempio nella ristrutturazioni di scuole e ospedali o nell’aiuto ai pensionati più deboli.
Questo sì sarebbe un segnale tangibile ai cittadini onesti.
Se lo meritano.

Un caro saluto

Johannes Bückler

05 Maggio 2013 Corriere della Sera - Vedi qui >>>>>

sabato 6 aprile 2013

Politici provenienti da Marte.

Sul sito di Bergamo News è stato posta in rilievo una frase pronunciata dal nuovo Governatore della Regione Lombardia. Bückler ha inviato una precisazione in merito.

Spett. Redazione.
in merito all’articolo dal titolo “Una moneta lombarda e basta Equitalia: il programma di Maroni”, vorrei fare alcune considerazioni su una frase pronunciata dal nuovo Governatore.
La frase è : ”La riscossione dei tributi deve essere più vicina al territorio e tener conto del contesto sociale. Equitalia non sta operando con questi criteri, dunque intendiamo sostituirla con un ente di riscossione regionale entro fine anno”.
Detta frase è tipica di alcuni politici di cui è conosciuta ormai la provenienza: Marte.
Non si può spiegare altrimenti.
Infatti quelli che lui definisce “i criteri” non consoni, sono stati “gentilmente” definiti per legge da governi di cui ha fatto parte.
Addirittura assurda poi la pretesa “di tener conto del contesto sociale”.
Dovrebbe sapere (dati i suoi studi) che non esiste nessun principio giuridico in cui si parli di “selezione”.
Le tasse e le imposte vanno pagate in base a un principio costituzionale, non in base a una decisione assunta da qualcuno.
Esistono norme che regolano questo principio e le norme vanno rispettate, sia se ad applicarle è un privato o un soggetto pubblico (come Equitalia).
Giusto ricordare che prima di Equitalia la riscossione in Italia era praticamente nulla.
E abbiamo già dimenticato la truffa di Tributi Italia di cui sono rimasti vittima anche alcuni comuni bergamaschi?
Libero Maroni di sbarazzarsi di Equitalia, ma una domanda sorge spontanea: per aiutare gli imprenditori in difficoltà non era meglio, a suo tempo, abbassarle le tasse, invece di pensare come riscuoterle?
Ah dimenticavo. La provenienza da Marte.

Un caro saluto

Johannes Bückler

04 Aprile 2013 Bergamo News 

domenica 21 ottobre 2012

Quelle chiamate al 117, buona notizia.


Caro Direttore,
altro blitz della Guardia di Finanza nella nostra città e provincia ed ennesimi risultati.
Anche peggiori se possibile.
Se nel blitz di febbraio le violazioni per mancanza di emissione di documenti fiscali erano state del 47%, questa volta si è arrivati al 60%.
Meraviglia? Neppure tanta.
Ogni volta è la stessa storia.
Il rispetto delle regole, delle leggi, un minimo di senso civico è per molti (non per tutti fortunatamente) un optional.
E’ paradossale sapere che sono stati trovati commercianti beccati per la quarta volta a non emettere scontrini (e quindi a rischio chiusura).
Come dire: proprio delle teste dure. Se ne facciano una ragione.
E’ tempo che gli operatori economici “onesti” siano tutelati.
Che gli esercenti e i liberi professionisti, che rispettano gli obblighi di emissione dei documenti, non debbano essere sempre “svantaggiati” rispetto a che viola le norme tributarie.
In mezzo a tanto sconforto per fortuna una buona notizia: il boom di segnalazioni alla GDF.
Dall’inizio dell’anno il numero delle chiamate al Comando Provinciale di Bergamo è aumentato del 750% rispetto al già considerevole incremento a livello nazionale del 92%. E’ una presa di distanza da parte dei cittadini onesti.
Una continua crescita di partecipazione alla lotta all’illegalità che fa ben sperare.
Perché di fronte a certi personaggi che, pur di non pagare le tasse, fanno proprio il proverbio “chi fa da sé fa per tre” (e degli altri chi se ne frega), ora ce ne sono altri disposti a denunciare questi comportamenti chiamando il 117.
Una semplice telefonata, che forse non ti allungherà la vita (come recitava un famoso spot), ma vuoi mettere la soddisfazione?
Un caro saluto
Johannes Bückler

21 ottobre 2012 - Corriere della Sera -  Bergamo - Leggi >>>>>


domenica 23 settembre 2012

Tasse, evasori e.... festini.


Buon giorno
Le scrivo questa mia a seguito del suo ultimo intervento sul Corriere che ho letto con molto interesse e condivido.
Le scrivo anche se così facendo Lei saprà chi sono io mentre io non so chi ci sia dietro lo pseudonimo da Lei usato.
Il caso vuole che il Suo intervento sul Corriere cada proprio dopo gli articoli sulle ennesime ruberie dei politici che, stavolta, riguardano la regione Lazio.
Lei ha già accennato l’argomento, ma credo sia il caso di ritornarci: se vogliamo creare una cultura della legalità in materia fiscale, dobbiamo senz’altro abbassare la pressione fiscale; dobbiamo creare quel conflitto di interessi che spinga i privati a chiedere le ricevute (anche al ristorante, dove una volta su due ricevo un documento identico allo scontrino fiscale, che reca però la dicitura “preconto: per lo scontrino fiscale passare alla cassa”); dobbiamo creare un rapporto Stato-Cittadino nel quale il primo sia SEMPRE e comunque leale e giusto verso il secondo (a volte ciò non accade).
Dobbiamo però, se davvero vogliamo creare una cultura di legalità fiscale, soprattutto convincere gli Italiani che i loro soldi servono allo Stato solo per finalità pubbliche, ovvero scuole, stipendi dei poliziotti, strade, ospedali etc e che nemmeno una piccola percentuale di questi soldi sarà usata per pagare i festini le cui foto compaiono alla pagina 6 del Corriere, i pranzi di sfaccendati consiglieri, i SUV, le p (oooops!) le Escort, etc etc di coloro che affermano di rappresentare la cosa pubblica.
Posto il fatto che è più facile convincere il Po a gettarsi nel Tirreno che ottenere un minimo di moralità dai partiti (la minuscola è una scelta), credo che l’unica strada sia quella di un provvedimento di urgenza del nostro saggio Presidente del Consiglio che elimini ogni forma di finanziamento pubblico ai partiti, rispettando così le volontà dei cittadini manifestate chiaramente nei referendum, volontà da anni irrise dai politici con la formula dei “rimborsi”.
Solo dopo si potrà dire agli Italiani: pagate le tasse, perchè i Vostri soldi ci servono per le scuole e le strade.
Altrimenti, quando il cittadino paga l’IVA o l’IRPEF, o le accise sul gasolio, o le cartelle Equitalia non può fare a meno di pensare a quelle foto sotto il titolo “Quelli della festa con le ancelle”.
Un caro saluto
Stefano Mazzucchelli, un aspirante cittadino e per il momento suddito della Repubblica Italiana.
P.S. Io pago regolarmente le tasse e non intendo con questa mia giustificare in alcun modo l’evasione.

sabato 22 settembre 2012

La ricchezza degli italiani e i tesori (nascosti) al Fisco.


Caro Direttore,
uno studio del colosso assicurativo Allianz ha certificato una cosa che sapevamo da tempo: i cittadini italiani sono tra i più ricchi al mondo.
Più di quelli tedeschi, più di quelli francesi.
Detta così potrebbe essere pure una bella notizia se non fosse che nel nostro Paese milioni di cittadini tirano la cinghia da anni.
Mi chiedo dove vogliamo andare.
Dove vuole andare questo Paese se l’80% delle tasse sono pagate da lavoratori dipendenti e pensionati pur detenendo solo il 30% della ricchezza?
Dove vuole andare, se il 93% dell’IRPEF è pagata dagli stessi lavoratori e pensionati.
Quale economia si può sviluppare in un Paese con queste disuguaglianze?
Quale crescita, quali consumi?
Dove vogliamo andare se di fronte ad evasori fiscali che rubano soldi allo Stato, lo stesso Stato continua a recuperarli andandoli a chiedere ai derubati?
Come si fa a dichiarare che questo non è "il problema" di questo Paese.
Con che coraggio molti ricchi di questo Paese mandano i figli a scuola, si fanno curare, utilizzano strade e servizi per poi farli pagare sempre ad altri?
Non so, forse l’errore viene da lontano.
Dal giorno in cui i nostri Padri Costituenti scrissero la più bella delle Costituzioni esistenti.
“La sovranità appartiene al popolo”, ci dissero, senza però specificare (purtroppo) a chi dovesse appartenere tutto il resto.
E oggi, i cittadini che pagano le tasse, qualche vago sospetto cominciano ad averlo.
Un caro saluto
Johannes Bückler

21-09-2012 Corriere della Sera. Leggi qui >>>>>  o leggi sotto.



mercoledì 12 settembre 2012

Una serata d'evasione.

Non amo le rimpatriate.
Di solito si finisce per fare solo del pettegolezzo.
Ma sono istruttive, quello si e dell’evasione fiscale un’autentica fotografia a colori.
Perché fra tanta gente che le tasse le paga, c’è la solita parte, allergica e refrattaria al proprio dovere di cittadino.
C’è il docente, due lauree, che per le sue lezioni private predilige un colore: il nero naturalmente.
C’è il lavoratore dipendente, che non si lamenta del turno in fabbrica, perché gli permette di fare qualche oretta di straforo.
L’architetto che fa regolare fattura, ma ogni tanto si dimentica di denunciarla e sommarla al proprio reddito.
L’avvocato che spera sempre che le sue cause durino anni, perché il tempo non guarisce solo tutti i mali, ma anche i pagamenti in nero e le sottofatturazioni.
Il carrozziere, al quale sembra sia scappata una lacrima ritrovando l’ultima ricevuta fiscale emessa anni prima.
C’è l’artigiano che ripete da sempre che il lavoro è importante, ma mai come un buon commercialista al seguito.
C’è il parrucchiere, che si lamenta di non poter assumere un garzone e non comprende perché per giustificarlo debba cominciare a fare qualche ricevuta.
C’è il libero professionista che non vede l’ora che la politica si riappropri del suo ruolo, perché in fondo, con loro, un condono ci scappava sempre.
C’è un imprenditore che finalmente è riuscito a delocalizzare la sua azienda in Serbia.
Perché lì le tasse sono basse, non come da noi.
Ma non si capisce (o forse si capisce perfettamente) perché al primo mal di pancia sia tornato in Italia a farsi curare.
C’è l’idraulico, che pare sia rimasto intossicato dalla polvere spostando documenti fiscali.
C’è anche un caro amico, pensionato, che fa sempre la solita domanda: come spacciarsi per un gioielliere per pagare meno tasse.
Insomma, una serata tranquilla, rotta come sempre da un brindisi: il solito, al grido de “I politici sono tutti ladri”.
Certo, come no. Prosit.
Un caro saluto
Johannes Bückler

giovedì 6 settembre 2012

Tasse e sprechi.


"Le tasse sono semplicemente i diritti che paghiamo per il privilegio di essere membri di una società organizzata”.
Bückler? No, Franklin Delano Roosevelt.
Fortunatamente (per lui) fu un Presidente degli Stati Uniti.
Fosse nato qui, avrebbe certamente avuto qualche problemino in più.
Infatti, da noi esiste la convinzione che gli incassi dello Stato vengano "sprecati" dalla Pubblica amministrazione e che tutto finisca in una spesa pubblica fuori controllo a uso e consumo di pochi.
La domanda che molti si pongono è : perché devo pagare le tasse senza avere niente in cambio?
Generalmente, lo rileva uno studio di qualche anno fa, persone propense all’evasione.
Ma è veramente così? A queste persone si potrebbe chiedere: non hanno figli, magari andati a scuola per anni?
Mai sofferto di mal di pancia che li ha costretti ad andare da un medico?
In un ospedale? Mai acquistato farmaci?
Pompieri o forze dell’ordine? Ai pensionati di oggi (che a suo tempo col lavoro pagarono le pensioni di allora), gliela vogliamo pagare la loro meritata pensione?
E i dipendenti pubblici (la maggior parte dei quali fa il suo dovere e basta co’ sta storia che tutti sono fannulloni) li paghiamo per il lavoro che svolgono?
Ci sono sprechi? Certo.
Inefficienze? Pure.
Robe dell’altro mondo? Anche.
Ma s’intervenga e si ponga rimedio, accidenti.
Nel frattempo paghiamole ste benedette (o maledette) tasse.
Perchè ”le tasse si pagano anche perché lo prescrive la legge, e le leggi, prima si rispettano e poi si cambiano”.
Roosevelt? No. Buckler.
Un caro saluto
Johannes Bückler

mercoledì 23 maggio 2012

I municipi hanno troppi alibi.


Caro Direttore,
chiariamo un punto: quando arriva una cartella di Equitalia, è perché qualcuno non ha fatto il proprio dovere di cittadino.
Infatti la maggioranza degli italiani non ha problemi di questo tipo.
Non facciamo di eventuali errori (le cosiddette cartelle pazze) un alibi.
Spesso la colpa è proprio di quei comuni che oggi si fanno grandi nel voler lasciare l’agenzia dimenticando che esiste da tempo una legge che glielo impone.
Perché non l’hanno attuata? Forse perché non sono in grado.
Forse perché i soldi che vengono recuperati fanno cassa, o forse perché meglio lasciare tranquilli i propri elettori.
Si vogliono creare nuovi duplicati? E chi li paga? I soliti cittadini onesti? Te pareva.
Diciamolo, siamo proprio delle belle teste. Eppure il problema si poteva risolvere in modo semplice.
Non certo diminuendo l’aggio che favorisce solo i veri evasori e non risolve certo i problemi di chi si trova veramente in difficoltà.
In alcuni stati americani quando il fisco riconosce nel contribuente un’effettiva difficoltà a pagare le tasse, chiede per quella tornata 1 cent per ogni dollaro di tassa evasa.
Molto tolleranti quindi con contribuenti che non ce la fanno e poco, ma poco, ma poco, anzi pochissimo con gli altri evasori.
Questo dovrebbe fare un Paese civile, fare queste tipi di leggi e dare questi strumenti in mano a chi deve poi fare la lotta all’evasione.
Invece cosa succede da noi? Succede che tutti si lamentano delle tasse (e fin qui), però poi questi tutti si dividono in due categorie: chi le tasse le paga e continua a pagarle, e chi non le paga e si lamenta pure se malauguratamente viene beccato.
E oltre a lamentarsi cercano di creare consenso intorno a loro (trovandolo persino in partiti politici).
Sia chiaro, anche negli altri Paesi sorgono movimenti che chiedono una minore tassazione, ma le tasse prima le pagano, e poi protestano, perché le leggi prima si rispettano e poi si cambiano.
Da noi, (per colpa di quella lieve controtendenza) ci siamo portati avanti.
Prima abbiamo creato i movimenti e poi forse in futuro chissà, cominceremo a pagarle tutti ste tasse.
Un invito quindi: smettiamola di prendercela con chi cerca di riparare ai danni compiuti da altri.
E ricordiamoci sempre che come diceva Alberto Sordi : “le tasse che ci chiedono sono altissime perché tanto sanno che ne paghiamo la metà”.
Peccato che a pagarle siano sempre i soliti noti, aggiungo io.
Un caro saluto
Johannes Bückler

22 maggio 2012 Corriere della Sera - Bergamo. Leggi qui >>>>> e qui >>>>>

venerdì 25 novembre 2011

Elogio della Finanzia (che stana gli evasori)

Caro Direttore,
sembra passata un’enormità di tempo dall’ultima lettera di Bückler e non solo in senso letterale. Credo sia doveroso iniziare con un augurio al nuovo governo con la speranza che nei prossimi provvedimenti oltre al rigore e allo sviluppo, un posto sia riservato all’equità. Sono fiducioso.
Alcuni lettori mi hanno inviato mail del tipo <>.
Oggi però le scrivo per fare qualcosa che difficilmente si vede in questo Paese.
Che cosa? Smetterla di occupare parcheggi per invalidi senza averne il diritto?
Smetterla di alzare gli abbaglianti quando c’e’ un posto di blocco?
Smetterla di raccontare barzellette sui carabinieri quando l’unica barzelletta è lo stipendio che percepiscono rispetto al rischio che corrono?
No, niente di tutto questo.
Oggi voglio fare un elogio pubblico.
Un ELOGIO ALLA GUARDIA DI FINANZA.
Ok, lo so che non è usuale. Lo so che ultimamente la difesa delle istituzioni era diventata un optional. Però fra notizie di crisi, debiti, spread, tangenti, sui media spiccano notizie che fanno ben sperare. Leggo. La GDF scopre una maxi evasione a Torino per 100 milioni di euro.
Scoperta dalla GDF un’evasione fiscale per 15 milioni e un'altra per 5 milioni a Bergamo. Imprenditore smascherato dalla GDF di Brescia dichiara di non aver mai pagato tasse da 20 anni. Per non parlare di una coppia di Venezia che dichiarava 6 euro (sì, proprio 6 euro) e la GDF ha scoperto tasse non pagate per 11 milioni di euro.
Capisce, caro Direttore, quando Bückler parla di dichiarazione dei redditi che non corrispondono alla realtà?
Comunque, tornando all’elogio, questi successi della GDF, se da una parte denotano quanto siano radicati certi comportamenti, dall’altra sembrano far intendere che qualcosa si stia muovendo.
Non fosse altro per la reazione di rabbia e non di giustificazione che ha avuto questa volta la maggior parte dei cittadini.
Magari ci sarà ancora qualcuno che di fronte a fatti di questo genere alzi la voce invocando <>, ma in questo caso prendendo spunto dal grande Totò, Bückler risponderebbe: MA MI FACCIA IL PIACERE!!!!

Un caro saluto

Johannes Bückler


Corriere della Sera 25 novembre 2011 - Leggi >>>>>

domenica 30 ottobre 2011

SCUDO e dintorni

Buona sera signor J.B., ho letto il suo articolo sullo scudo, posso anche essere d'accordo anche se con distinguo, sulla sua esternazione, ma mi permetta di chiederle: tasse da recuperare per farne cosa?
Comperare altre Maserati blindate per la casta? Trovare fondi per altri sottosegretari? Mi dica Lei per cosa li utilizzerebbe, tanto i sacrifici vengono sempre chiesti alle classi più deboli, mai che si utilizzino questi proventi per migliorare servizi sociali.
Comunque un blog seguito come il suo dovrebbe non esternare ma formulare proposte di miglioramento nella filiera stato, impresa e cittadino, erogazione dei servizi, pubblica sicurezza, tasse e utilizzo delle stesse e queste proposte farle appoggiare dai media così da creare consenso a riguardo.
Pensavo ad esempio ai recenti disastri in Liguria e Toscana dovuti sia a eventi naturali eccezionali sia a incuria nella gestione di argini, scoli, tombini.
Non ci sono fondi ne' personale, le risposte di tanti amministratori presi in causa!!!
Vede signor J.B. da questa scontata risposta dei sindaci, anche per il rispetto verso un discutibile patto di stabilità, nasce la mia proposta, cioè perché non utilizzare i tanti cassa integrati? Prendono praticamente (senza fare nulla di socialmente utile) gran parte del loro stipendio e tanti sono giovani e non stanno a casa, ma fanno danni all'erario perchè tante volte creano lavoro nero e concorrenza sleale a chi lavora in regola, oppure se istruiti fanno ripetizioni a studenti esentasse in tutte le città d'Italia, e tanti altri lavori in nero anche solo per impiegare utilmente il loro tempo.
Evidente che questo lavoro nero fa' comodo a tanti cittadini anche a quelli che sono a parole in prima fila nella lotta contro l'evasione.
Facciamo guadagnare alla collettività il costo di stipendi di cassa integrati e anche quelli dei baby pensionati, facendo fare loro servizi sociali di utilità pubblica.
La risposta degli amministratori a questa mia proposta già la so, egregio sig. B., i sindacati non lo permettono!!.
Allora questi sindacati devono essere messi in condizione di non fare danni alla collettività, visto che il mondo è cambiato, che si adeguino anche loro a non dettare legge sui privilegi dei cassaintegrati e baby pensionati ma che li rendano socialmente utili sia nella pubblica amministrazione, sia nella sanità, sia nella scuola, sia nella cura del territorio, sia in tutti i settori dove c'è bisogno di lavoro ma a costo per la collettività zero, perche' sono pagati gia' dallo stato. Questa è la differenza tra la sua mail e la mia, perche' vuole essere non esercizio letterario ma provocazione e anche proposta di miglioramento sociale.
In fin dei conti tasse e servizi sociali vanno a braccetto, miglioriamo il sociale, aboliamo i privilegi dei politici e della casta di tutti quelli che vivono alle spalle di chi lavora, vedremo sicuramente la gente pagare tasse più contenta!

Un suo lettore

domenica 9 ottobre 2011

La conta degli yacht e la verità di chi paga le tasse

Caro Direttore,
dopo l’iniziale indignazione causata dalle lettere di Bückler tutto è ritornato alla normalità. Il tema della lotta all’evasione si è già praticamente spento. Il 93,8% dell’Irpef è pagata dai lavoratori dipendenti e pensionati? E che sarà mai. Dai, in fondo è giusto che in ogni manovra si vada a prelevare i soldi dove ci sono, cioè ai poveri. Siamo uno dei dieci paesi più ricchi al mondo, ma il 50% vive con 1250 euro lorde al mese? Bazzecole. Solo lo 0,17 dei contribuenti dichiara un reddito superiore ai 200.000 euro? Quisquilie. Solo 2.700 italiani superano il milione di reddito? Suvvia, facciamoci una risata, non sarà mica la fine del mondo.
Di fronte a numeri, a cifre che identificano chiaramente che in questo Paese molti stanno barando qualcuno però si è prodigato a spiegarci che l’evasione, prima di combatterla, va spiegata e compresa. Accidenti. Eppure Bückler, il cittadino che non capisce, qualche certezza l’aveva, così non vale. Aveva la certezza che pagare le tasse fosse una questione di giustizia ed equità, un obbligo in un Paese civile, il rispetto dell’art. 53 della Costituzione, invece è qualcosa di molto più complicato e, noi, che le tasse le paghiamo, oggi sappiamo che siamo solo una massa d’ignoranti cui va spiegato tutto. Siamo talmente ignoranti da non capire che molte aziende sarebbero costrette a chiudere pagando le tasse. Di quelle costrette a chiudere a causa di una concorrenza sleale? Ah dimenticavo, noi non capiamo.
Altri si sono subito prodigati a informarci (giustamente vista la nostra ignoranza) che gli evasori in barca (o in yacht) non esistono. Che in fondo le 233 navi da diporto oltre i 24 metri, le 2600 tra i 18 e i 24 metri, le 12.900 imbarcazioni tra i 12 e i 18 metri e le altre decine di migliaia sotto i 18 metri sono state acquistate prevalentemente da lavoratori e pensionati che rinunciano a qualche loro piccolo vizio pur di non farsi mancare la barca. Giuro, questa è vera.
Qualcun altro invece si è affrettato a farci capire (che teneri) che in fondo non pagare le tasse, non è un furto, poiché si tratta di denaro il quale, in assenza del cosiddetto "ladro" (cioè l'evasore), non esisterebbe nemmeno. Che giuridicamente non lo è perché è lo Stato che sottrae soldi non di sua proprietà e non viceversa. Maledizione. E noi poveri pagatori che pensavamo che il furto fosse nell’utilizzare strade, scuole, ospedali, e tutti i servizi offerti dallo Stato, senza pagarli. Ignoranti che siamo.
Vuol vedere, caro direttore, che un domani (è solo un’ipotesi naturalmente) ci verranno pure a dire che la ripresa del Paese, che lo sviluppo è possibile solo grazie ad un bel condono tombale? Certo, noi poveri ignoranti mica lo potremmo capire. O meglio, vista la necessità di recuperare consenso in poco tempo da parte di qualcuno, questa forse la capiremmo benissimo.

Un caro saluto

Johannes Bückler

P.S. Nel frattempo dal salone nautico di Genova arriva la notizia che la barca e lo yacht andranno via come il pane, nonostante la crisi. Poiché in Italia solo 11.500 persone dichiarano sopra i 500.000 euro, aspetto che qualcuno mi spieghi anche questa.

Corriere della Sera  settembre 2011 - Leggi >>>>>