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Al fine di mantenere il blog nell'ambito di un confronto civile e costruttivo, tutti i commenti agli articoli espressi dai lettori verranno preventivamente valutati ed eventualmente moderati. La Redazione.

sabato 29 settembre 2012

Forse si farebbe prima...


Caro Direttore,
che tristezza. E che rabbia nel vedere come sono utilizzati i soldi di coloro che pagano le tasse (gli altri non sono autorizzati a lamentarsi).
Per non parlare dell’irritazione nel sentire da queste persone “Queste cose non le tollereremo più!!!”. Loro.
Eppure qualcuno ci aveva avvertito.
Nell’aprile di quest’anno la commissione Greco (Groupe d’Etats contre la corruption, l’organismo anticorruzione del Consiglio d’Europa) aveva reso pubblico un rapporto sui partiti italiani e sui loro meccanismi di utilizzo del denaro pubblico.
Bastava leggere quel rapporto e operare di conseguenza.
“Meccanismi poco trasparenti, controlli inefficienti, possibilità di controllo da parte dei cittadini inesistenti”.
E se non bastasse “le sanzioni, in caso di violazioni, troppo basse e, comunque, inefficaci a causa di un sistema giudiziario inceppato”.
Eppure strano a dirsi (va beh nemmeno tanto strano) siamo uno dei pochi Paesi a non aver ancora recepito la Convenzione sulla Corruzione.
Quindi cosa aspettiamo ad approvare il decreto anti-corruzione?
Cosa aspettiamo a mettere insieme un sistema di controllo più efficace?
Che tutto sia pubblicato on-line.
Non solo le dichiarazioni dei redditi con relative situazioni patrimoniali e finanziarie durante tutto l’arco dell’attività politica, ma anche tutte le delibere, le decisioni a tutti i livelli e soprattutto le spese effettuate.
La tecnologia c’è? Usiamola una buona volta.
Anche se Bückler, ingenuamente, si domanda: perché si continua a scegliere rappresentanti e un attimo dopo pretendere dagli stessi (sich!) di darsi regole e leggi per non appropriarsi di denaro pubblico?
Non si farebbe prima a votare gente onesta?
Un caro saluto
Johannes Bückler

mercoledì 26 settembre 2012

Spunto per riflessione ovvero provocazione.


Faccio riferimento al precedente intervento Condivisione e Proposte
Perché manca la “volontà” politica di attuare una simile riforma?
Perché manca la volontà, probabilmente, di una cospicua fetta di Paese, proviamo a pensare in elenco a tutte le possibili situazioni e categorie che si avvantaggiano ovvero addirittura sopravvivono (più propriamente “campano”) grazie all’uso “oscuro” dell’argent de poche (il “nero”):
In primis tutti i traffici illeciti ovvero border line: prostituzione, stupefacenti, armi, estorsioni etc etc etc, miliardi e miliardi di euro che possono corrompere tanto, tantissimo e soprattutto azzoppare una salubre e quanto più libera possibile competizione di mercato (pensate a quante attività, prive del giusto anelito competitivo, esistono per “lavare” il danaro sporco non altrimenti circolabile); a seguire: esercizi commerciali (sempre meno), liberi professionisti (avv., ing., medici, geom., dentisti, insegnanti da ripetizione etc etc etc), artigiani etc etc, che spesso denunciano l’ennesima parte dei loro guadagni e magari godono anche delle esenzioni riservate alle classi più indigenti pur girando con “cavalli a volontà” e mantenendo dei tenori di vita da AD di qualche multinazionale etc etc etc:
Singolarmente poca cosa in confronto alle enormità dei traffici di cui sopra, ma tutti assieme nuovamente un bel gettito mancato, peraltro molto diffuso e ramificato nella società (naturalmente favorito dalla mancanza di strutture in grado di assicurare continuità di lavoro, investimenti e pianificazione, si pensi al crescente numero delle P.IVA, si pensi alle grosse imprese di costruzione che non possiedono manco più i martelli per piantare i chiodi, noleggiano e subappaltano tutto…)
E per non dimenticare i proprietari immobiliari, soprattutto i piccoli proprietari (ex proprietari di cave, di imprese, pagati con “cambio camere”, ovvero ex artigiani e commercianti che, non avendo mai pagato un becco di tasse nei ruggenti anni ’60 e ’70 si sono “creati” le loro pensioni alternative acquistando box e appartamenti, etc etc) che affittano con qualche “limatura” sul registrato alle entrate, se non proprio del tutto in nero….
E poi, le mazzette, la corruzione: molto più difficile celare un bonifico ovvero l’acquisto di un “regalo” che non sia un semplice “present” natalizio, tipo cesto dei sott’aceti….
Sono convito di averne trascurati molti altri ancora...
Un succinto e certamente parziale spaccato della società che “siamo” e di cui non vogliamo che se ne parli troppo, soprattutto, che non vogliamo (almeno parte in causa) cambiare: non ci conviene….
Andrea Ponzio

lunedì 24 settembre 2012

Condivisione e proposte.


Egr. Sig. Bückler,
ho letto la sua Lettera “La ricchezza degli italiani e i tesori (nascosti) al Fisco” pubblicata sul Corriere della Sera venerdì 21 settembre 2012.
Vorrei esprimerLe un mondo di condivisione rispetto a quanto da Lei denunciato, ma pare ovvio e scontato, dal momento che appartengo a quella maggioranza di salariati (con speranza di conservare nel tempo il proprio lavoro…) dai cui redditi lo Stato preleva il necessario per il sostentamento della nostra Società.
Piuttosto desidererei chiederLe, con grande umiltà, se potesse fare da eco ad una semplice (oserei dire quasi “banale”) proposta per indicare una possibile strada – quanto mai lapalissiana – per cercare di far “contribuire” tutti al sostentamento della nostra Società.
Taglio corto, risparmiandole retorica e divagazioni introduttive – persuaso del fatto che se vorrà/potrà pubblicizzare quanto segue, saprà farlo certamente meglio di me -: eliminiamo – magari progressivamente – il danaro contante, facciamo in modo che tutto il “danaro” utilizzato per acquistare/remunerare qualsiasi cosa (dai titoli di borsa al pane, dalle prestazioni di artigiani, liberi professionisti alle prostitute, dalla frutta e verdura delle bancarelle del mercato alla droga, dalle ripetizioni degli insegnanti alla questua etc etc etc) possa essere “tracciato” e come tale rintracciabile (da chi spende a chi guadagna), dando mandato e possibilità al Fisco di interrogare tutti i movimenti bancari per accertare l’entità dei “flussi” di danaro che vi transitano, da dove originano a dove finiscono.
Ritengo che con le tecnologie attuali tutto ciò sia più che possibile, non so quanto semplice, ma certamente possibile.
Fatto ciò, potremmo eliminare tasse, IVA, accise varie e stabilire dei criteri di prelievo fiscale più equi e distribuiti, funzione degli effettivi redditi, magari con esenzioni per gli investimenti in ricerca e sviluppo etc etc etc.
Certo, occorrerà progressivamente aiutare le persone anziane o le persone meno preparate all’uso dei bancomat e carte di credito, occorreranno disposizioni normative a sgravio dei costi per l’uso di tali strumenti etc etc (quisquilie in rapporto all’enorme gettito che riemergerebbe dal “sommerso”).
Parallelamente occorrerà far riemergere – e qui probabilmente risiede uno degli aspetti nevralgici della rivoluzione – importanti, per volumi di danaro sottratti dalla tassazione, “traffici illeciti”, per citarne un paio ad esempio: prostituzione e droghe.
Inutile incagliarsi sulle solite questioni moralizzanti di filiazione cattolico-cristiana o altro: droghe e mercificazione del sesso accompagnano l’uomo dacché esiste sulla terrà e finché razza umana sopravviverà.
Non ci si può porre come unico obbiettivo quello di perseguire tali attività, relegandole al “sommerso” e come tali assicurando enormi e cospicui introiti alla malavita e non vado oltre….
L’obbiettivo che una Società matura, come quella in cui dovremmo trovarci, si dovrebbe porre è quello di educare i giovani a costruire e proteggere la propria libertà e a trovare ricreazione, soddisfazione e appagamento nello studio, con il lavoro, nell’amicizia, con lo sport etc etc.
Dopodichè se un adulto scientemente e coscientemente decide ugualmente di far uso di stupefacenti o di trovare/offrire sesso a pagamento deve poterlo fare pagando il proprio contributo alla collettività, in modo che la stessa disponga delle risorse necessarie per eventualmente curarlo quando e se ne avrà bisogno.
Non mi dilungo oltre (di dipendenze ed alienazioni umane v’è ne sono tantissime, spesso con epiloghi tragici e costose per la collettività, forse potenzialmente poco redditizie per la malavita, o forse non “sottraibili” dal comune commercio….)
Basta con numeri e percentuali, basta con la esausta caccia alle streghe di chi porta i soldi nei paradisi fiscali o li tiene nascosti nel materasso, se volessimo colpire gli evasori e far pagare anche a loro un giusto contributo potremmo farlo sollevando la coperta che – con la connivenza della classe politica e dirigente generale di tutto il paese – viene abilmente tenuta sottesa sul mondo “sommerso”, sollevando di tanto in tanto un “lembo” giusto per illuderci che “lo stato”, “la democrazia” etc etc stiano combattendo…
Eliminate il danaro contante, tracciate i nostri conti - chi guadagna soldi onestamente non ha alcunché da temere - solo così si potrà arrivare ad una più equa ripartizione del “contributo” (non lo chiamerei più a quel punto “tassazione”) sociale.
Con tutto ciò, chi avrà comunque voglia o possibilità e capacità di lavorare di più o di esprimersi in lavori più particolari e difficili o complessi (medici, attività professionali di alto livello etc) potrà comunque guadagnare di più: non è una politica di appiattimento e livellamento della società, né una falsa meritocrazia… solo una “trasparente” ridistribuzione della contribuzione al sostentamento della Società, che va cmq risanata sotto tanti altri aspetti (sprechi, efficienza etc etc).
Poi se proprio qualcuno vorrà eludere le tasse, cosa sarà mai un pollo o una dozzina di uova offerti in cambio di una lezione privata, piuttosto che di una riparazione idraulica o una detartrasi….. Forse torneremo a misurarci con “valori” reali delle nostre attività….
Nella speranza che quanto sopra non resti lettera morta, ma possa arricchirsi dell’opinione altrui e quanto meno trovare un giusto eco che aiuti a destare le persone dal torpore delle ovvietà a cui siamo assuefatti… cordialmente La saluto e La ringrazio.
Andrea Ponzio

Discorso da Bar Sport.


Caro Johannes,
1 - Sono un tizio che ha visto da vicino come funziona lo Stato, e funziona male, non vi sono dubbi al riguardo;
2 - Una domanda alla quale non sono mai riuscito a trovare una risposta convincente: su che base giuridico-costituzionale una assemblea elettiva autodecide il danaro pubblico da distribuire ai propri membri?
Ha senso che un Parlamento autodecida ciò che deve spendere per il proprio funzionamento, autodecida il proprio prelievo, la propria "fetta di torta", l'uso a fini propri delle tasse che lo stato preleva?
Questa "indipendenza" è legittima, prima di essere legale, prima di stabilire poi che si fa di questi soldi? Non parliamo di parlamentini di rango locale;
3 - Si può continuare ad avere una contabilità di Stato che non contabilizza, che deve emergere in modo frammentato e confuso solo per delazione di qualche membro insoddisfatto della "distribuzione"?
Non è questo primo fatto una violazione del primo e più elementare principio di buona e doverosa amministrazione?
I nostri sommi giuristi, quelli che celebrano le messe contabili cantate nel loro incomprensibile "latinorum contabile", dove sono, dove erano?
Qualcuno può cortesemente ed autorevolmente spiegare loro perché prendono lo stipendio?
Siamo ad un generalizzato "abuso del diritto"?
4 - Se è così, e sono convinto che sia così, come si dovrebbe fare invece?
Si può avere una voce del Bilancio dello Stato che fa le somme del costo della politica in Italia, lasciando fuori le mazzette?
Si può avere finalmente un budget vero, che limiti il totale della spesa per il mantenimento della politica?
Non dovrebbe essere così? Gli altri come si regolano?
Alberto Carzaniga

domenica 23 settembre 2012

Tasse, evasori e.... festini.


Buon giorno
Le scrivo questa mia a seguito del suo ultimo intervento sul Corriere che ho letto con molto interesse e condivido.
Le scrivo anche se così facendo Lei saprà chi sono io mentre io non so chi ci sia dietro lo pseudonimo da Lei usato.
Il caso vuole che il Suo intervento sul Corriere cada proprio dopo gli articoli sulle ennesime ruberie dei politici che, stavolta, riguardano la regione Lazio.
Lei ha già accennato l’argomento, ma credo sia il caso di ritornarci: se vogliamo creare una cultura della legalità in materia fiscale, dobbiamo senz’altro abbassare la pressione fiscale; dobbiamo creare quel conflitto di interessi che spinga i privati a chiedere le ricevute (anche al ristorante, dove una volta su due ricevo un documento identico allo scontrino fiscale, che reca però la dicitura “preconto: per lo scontrino fiscale passare alla cassa”); dobbiamo creare un rapporto Stato-Cittadino nel quale il primo sia SEMPRE e comunque leale e giusto verso il secondo (a volte ciò non accade).
Dobbiamo però, se davvero vogliamo creare una cultura di legalità fiscale, soprattutto convincere gli Italiani che i loro soldi servono allo Stato solo per finalità pubbliche, ovvero scuole, stipendi dei poliziotti, strade, ospedali etc e che nemmeno una piccola percentuale di questi soldi sarà usata per pagare i festini le cui foto compaiono alla pagina 6 del Corriere, i pranzi di sfaccendati consiglieri, i SUV, le p (oooops!) le Escort, etc etc di coloro che affermano di rappresentare la cosa pubblica.
Posto il fatto che è più facile convincere il Po a gettarsi nel Tirreno che ottenere un minimo di moralità dai partiti (la minuscola è una scelta), credo che l’unica strada sia quella di un provvedimento di urgenza del nostro saggio Presidente del Consiglio che elimini ogni forma di finanziamento pubblico ai partiti, rispettando così le volontà dei cittadini manifestate chiaramente nei referendum, volontà da anni irrise dai politici con la formula dei “rimborsi”.
Solo dopo si potrà dire agli Italiani: pagate le tasse, perchè i Vostri soldi ci servono per le scuole e le strade.
Altrimenti, quando il cittadino paga l’IVA o l’IRPEF, o le accise sul gasolio, o le cartelle Equitalia non può fare a meno di pensare a quelle foto sotto il titolo “Quelli della festa con le ancelle”.
Un caro saluto
Stefano Mazzucchelli, un aspirante cittadino e per il momento suddito della Repubblica Italiana.
P.S. Io pago regolarmente le tasse e non intendo con questa mia giustificare in alcun modo l’evasione.

sabato 22 settembre 2012

La ricchezza degli italiani e i tesori (nascosti) al Fisco.


Caro Direttore,
uno studio del colosso assicurativo Allianz ha certificato una cosa che sapevamo da tempo: i cittadini italiani sono tra i più ricchi al mondo.
Più di quelli tedeschi, più di quelli francesi.
Detta così potrebbe essere pure una bella notizia se non fosse che nel nostro Paese milioni di cittadini tirano la cinghia da anni.
Mi chiedo dove vogliamo andare.
Dove vuole andare questo Paese se l’80% delle tasse sono pagate da lavoratori dipendenti e pensionati pur detenendo solo il 30% della ricchezza?
Dove vuole andare, se il 93% dell’IRPEF è pagata dagli stessi lavoratori e pensionati.
Quale economia si può sviluppare in un Paese con queste disuguaglianze?
Quale crescita, quali consumi?
Dove vogliamo andare se di fronte ad evasori fiscali che rubano soldi allo Stato, lo stesso Stato continua a recuperarli andandoli a chiedere ai derubati?
Come si fa a dichiarare che questo non è "il problema" di questo Paese.
Con che coraggio molti ricchi di questo Paese mandano i figli a scuola, si fanno curare, utilizzano strade e servizi per poi farli pagare sempre ad altri?
Non so, forse l’errore viene da lontano.
Dal giorno in cui i nostri Padri Costituenti scrissero la più bella delle Costituzioni esistenti.
“La sovranità appartiene al popolo”, ci dissero, senza però specificare (purtroppo) a chi dovesse appartenere tutto il resto.
E oggi, i cittadini che pagano le tasse, qualche vago sospetto cominciano ad averlo.
Un caro saluto
Johannes Bückler

21-09-2012 Corriere della Sera. Leggi qui >>>>>  o leggi sotto.



venerdì 21 settembre 2012

Crisi Fiat.


Caro Johannes,
stiamo ascoltando in questi giorni tanti commenti sulle intenzioni del dr. Marchionne di annullare il cosiddetto progetto "Fabbrica Italia".
I sindacati sono indignati; i dipendenti protestano; si sollecita il governo ad intervenire; si critica la Fiat perché non investe e non attua una idonea politica di innovazione e diversificazione dei modelli.
Al riguardo, vorrei evidenziare che sono circa 850 i modelli delle principali autovetture circolanti in Italia (Fonte INFO:Motori.com).
Di questi, sono italiani più del 14% (9,2% appartengono al gruppo FIAT-Lancia-Alfa Romeo).
Il resto è rappresentato da modelli di auto straniere, nessuno dei quali però, se conteggiato singolarmente, supera la percentuale dei modelli del gruppo Fiat.
Detto questo, è noto anche che per estetica, rapporto qualità/prezzo, life-cycle cost le auto prodotte dalla nostra industria automobilistica non sono da meno di quelle importate.
Eppure, basta guardarsi in giro, più del 70% del parco auto circolante in Italia è formato da autovetture straniere.
Sono decine di miliardi di euro che annualmente non si riversano sulla nostra industria e relativo indotto.
Mi dicono che questo è il risultato della globalizzazione.
Ma allora, per par condicio, anche al dr. Marchionne deve essere riconosciuta la possibilità di investire e produrre non dove le auto resterebbero invendute ma dove il mercato interno è premiante.
Così succede in Brasile, così sta succedendo con la Fiat-Chrysler in Usa.
Parimenti, in Germania, in Francia, in Giappone, in Corea, le rispettive autovetture di produzione nazionale occupano sempre i primi posti nei volumi di vendita, anche nei periodi di recessione e contrazione dei mercati, e nessuno di questi paesi e dei loro abitanti teme di essere tacciato di protezionismo né di apparire fautore di spinte nazionalistiche.
Ritengo quindi che non sia il caso di continuare ad invocare sussidi da parte del governo, che comunque andrebbe ad attingere alla fiscalità generale.
Il buon senso vuole che, anche e, direi, soprattutto nelle fasi congiunturali poco favorevoli, le risorse disponibili devono essere indirizzate verso i prodotti interni, a sostegno della propria industria e quindi dei posti di lavoro.
Spero che un attento osservatore delle tante "italiche controtendenze" quale lei è possa indicarci come controbattere almeno questa, al fine di arrestare la deriva autolesionistica da tempo in atto nei confronti dell'industria automobilistica italiana.
In conclusione: CHE CIASCUNO FACCIA LA SUA PARTE!!
Non sempre il cattivo odore del pesce viene solo dalla testa; anche il resto del corpo vi contribuisce.
Grazie per l'attenzione e cordiali saluti
Salutoni
Gaetano Perillo - Roma