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sabato 22 febbraio 2014

La fabbrica di vino e molto altro


Gli sperperi di denaro pubblico post terremoto dell’Irpinia sono ormai entrati nella storia di questo Paese. Un brutta storia, riassunta in numerosi volumi di documentazione presentata al Parlamento il 5 febbraio 1991 e inviata a varie procure da una commissione d’inchiesta presieduta dall’Onorevole Oscar Luigi Scalfaro. La commissione aveva il compito di verificare l’ammontare dei finanziamenti per la ricostruzione delle zone colpite dal sisma del 1980. Di più. Doveva controllare lo stato di avanzamento dei lavori, le modalità, l’impatto ambientale e territoriale.

Sull’impatto territoriale poco da dire. I tecnici del servizio Impatto ambientale del Ministero dell’Ambiente parlarono chiaro: “la scelta dei tracciati dove ricostruire case, industrie e strade è avvenuta indipendentemente dalle condizioni geomorfologiche, geologiche e geotecniche dei terreni, in assoluta assenza di criteri progettuali”.

Agghiacciante, ma niente di cui meravigliarsi poiché spesso i progettisti erano gli stessi politici e amministratori di quei comuni. Funzionava così. Disegnavano una strada in quanto progettisti, poi indossavano i panni dell’amministratore e l’approvavano. Infine diventavano collaudatori e certificavano. E via con un altro progetto e altri soldi. E nessuno aveva niente da ridire.

Tanti gli sprechi, troppi i miliardi buttati. Per esempio i 24 miliardi di lire al chilometro della Fondo Valle Sele, oppure lo stadio comunale di San Gregorio Magno, un paesino di 3000 abitanti costato più dello Stadio San Paolo di Napoli. Per non parlare di decine e decine di fabbriche. Tra queste la Castelruggiano: la fabbrica che doveva imbottigliare vino.

Giugno 1990.

Palazzo San Macuto è la sede della commissione d’inchiesta presieduta da Scalfaro. Oggi è un giorno particolare. E’ stato convocato Elveno Pastorelli da tre anni commissario straordinario per la ricostruzione. Nei mesi precedenti sono stati ascoltati Misasi (ministro del Mezzogiorno) e Vito Lattanzio (Protezione civile).
Tutti tendono a minimizzare, a dire che le cose stanno andando bene. Certo, con qualche ritardo (sich!!), ma tutto va a meraviglia. Dello stesso parere anche il commissario per la ricostruzione nel capoluogo campano Marco Linguiti. Così pure Giuseppe Zamberletti e Vincenzo Scotti. Tutto procede regolarmente, a parte i 20.000 ancora nei container naturalmente.
Anche Andrea Monorchio (ragioniere dello Stato) ha voluto dire la sua. Ha descritto una situazione fuori controllo, ma è l’unica voce fuori dal coro.
Oggi, dicevo, è un giorno particolare. Dopo mesi è stata convocato Elveno Pastorelli, commissario straordinario per la ricostruzione. Il motivo della convocazione? Un certo Gianfranco Finco.

Gianfranco Finco è un piccolo imprenditore veneto, titolare della Sae, un’azienda di Cadoneghe in provincia di Padova che da anni produce applicazioni elettriche e meccaniche. Nel febbraio 1987 ha firmato un contratto di fornitura con un’azienda che, attraverso finanziamenti pubblici, deve costruire uno stabilimento a Oliveto Cipra (Salerno). Ha già fornito materiale per un miliardo e 200 milioni. Di questi solo 600 milioni gli sono stati pagati. E’ arrabbiato, molto arrabbiato e vuole il resto dei soldi.

A Scalfaro racconta di tutto, sparando a zero contro l’ufficio speciale di Pastorelli. I 600 milioni gli sono dovuti dalla ditta Castelruggiano, nata per l’imbottigliamento del vino.
Sei mesi prima Pastorelli aveva autorizzato un altro finanziamento per sei miliardi, ma del vino ancora nessuna traccia.
Scalfaro è indignato: “chi ha autorizzato questi 6 miliardi? E quale commissione lo ha certificato?”. Finco è un fiume in piena. Dice: “l’Amministratore delegato della Castelruggiano è solito incontrare i componenti della commissione in alberghi lussuosi. Ai piccoli consegna orologi Cartier, Rolex e brillanti, mentre ai pezzi grossi i soldi vengono dirottati e poi ritirati in un convento”.
E prosegue ”ho scritto diverse volte a Pastorelli denunciando queste cose senza mai ricevere risposta”.

Scalfaro vuole vederci chiaro e convoca il primo proprietario della Castelrugginano. E’ un comasco e si chiama Paolo Marzorati. Dichiara di aver venduto quasi subito l’azienda (valore circa 13 miliardi di lire) per soli 400 milioni.
Perché, dice, preferisco vivere.

Facciamo un passo indietro.
Paolo Marzorati è venuto a sapere che lo Stato praticamente regala i soldi a chi voglia impiantare nelle zone terremotate uno stabilimento industriale. Per questo è fiondato a Roma ottenendo in breve un finanziamento di 21 miliardi a fondo perduto. Dopo aver preso il 60% dei soldi gli viene “caldamente” raccomandato (dall’Agensud) un direttore dei lavori, tale architetto Luigi Pirovano, comasco pure lui. Pur essendo laureato da poco sta ottenendo la direzione di molti lavori nelle zone terremotate. Parcella? Per la Castelruggiano vuole settecento milioni. Lo chiamano “l’angelo del cratere” perché è solito arrivare in elicottero agli incontri con sindaci e amministratori.
Pirovano “propone” a Marzorati di utilizzare la Precompressi Quaranta di Caserta per la costruzione (un’impresa che non dispone nemmeno di una gru, ma solo di carrucole sich!!!). Chiaro che i lavori proseguono a rilento e poco dopo i finanziamenti vengono sospesi. Senza questi soldi Marzorati capisce che si sta mettendo in guai seri e decide di liberarsi dell’azienda. Qualcuno non aspetta altro, poichè il sistema è proprio questo. Si assegna un finanziamento a un imprenditore (spesso del nord), i lavori non partono, il finanziamento viene interrotto, l’imprenditore va in difficoltà e deve vendere l’azienda a….

Marzorati dice di aver venduto la Castelruggiano per soli 400 milioni a un certo De Dominicis Fausto di Pescara. 400 milioni per un’azienda che vale circa 13 miliardi.
Ma chi è questo De Dominicis dal nome aristocratico? Non ci vuole molto a scoprirlo. Il vice Presidente della Commissione, On. Giovanni Correnti, comunista, ha appena controllato.
Comincia col leggere la relazione della commissione di controllo che, a proposito del cambio di proprietà della Castelruggiano, certifica:“il profilo del socio subentrato appare positivo dal punto di vista patrimoniale e imprenditoriale”. A cosa corrisponde quel profilo positivo? Correnti non crede ai suoi occhi.

Quel profilo corrisponde a un nullatenente. De Dominicis risulta infatti protestato dal 1972. Non ha una partita Iva e non presenta dichiarazioni dei redditi dal 1970. Risulta titolare della “Fadedo” che, stando al “Registro Anagrafico delle Ditte della Camera di Commercio”, mai entrata in attività. La sede risulta essere in un pollaio.

Il primo proprietario, Paolo Marzorati, aveva in progetto di imbottigliare 63 milioni di bottiglie di vino. Da quella fabbrica non uscì una sola bottiglia. Uscirono dalle tasche degli italiani solo qualche decina di miliardi di lire.

Come andò a finire? La causa dello sperpero legato alla Castelruggiano fu l’assenza di controlli. In quel caso era l’Iritecna la società che doveva curare l’istruttoria e vigilare sui progetti. Nel 1992 la Procura la citò a giudizio insieme ai componenti chiamandoli a risarcire 12.202.000.000 di vecchie lire.

Una battaglia giudiziaria estenuante, che nel 2009 ha visto la Corte dei Conti della Campania condannare il consorzio e i collaudatori a risarcire 6 milioni e 300mila euro.
Pochi mesi fa in secondo grado, sono state confermate le condanne, ma con uno sconto. Italtecna dovrà risarcire 2 milioni e 400mila euro e i componenti della commissione di collaudo 266.666 euro a testa. Sempre che la Cassazione…

E il resto? Tutto prescritto. Prescritti tutti gli episodi di corruzione, i falsi, gli abusi e le ipotesi di truffa allo Stato.


Nei 10 volumi, che la COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA SULLA ATTUAZIONE DEGLI INTERVENTI PER LA RICOSTRUZIONE E LO SVILUPPO DEI TERRITORI DELLA BASILICATA E DELLA CAMPANIA COLPITI DAI TERREMOTI DEL NOVEMBRE 1980 E FEBBRAIO 1981 presentò al Parlamento, di casi come la Castelruggiano ce ne sono un'infinità.

Come a Balvano nella nuova area industriale dove dovevano lavorare 1495 persone. Fra strade, superstrade, svincoli californiani, depuratori e finanziamenti a fondo perduto, ci sono costati 438 miliardi di lire. Quante assunzioni dopo 20 anni? 125. Tre miliardi e mezzo a persona, la spesa più alta al mondo per un insediamento produttivo.

O come la multinazionale italo-venezuelana Interfito, inserita nei finanziamenti senza il consenso della commissione regionale e del comitato ministeriale. Doveva produrre fito-farmaci, ed è naufragata tra documenti falsi e risate amarissime. Come quando in commissione chiesero ad un ingegnere dell'azienda di quanta acqua avessero bisogno e lui, tirando fuori la calcolatrice e senza batter ciglio, disse: "20 milioni di metri cubi di acqua al mese". Diciamo più o meno il consumo di 2 milioni di persone". Ma porc...... lì scorre solo il Platano, un fiumiciattolo...

E le merendine? Un giorno Scalfaro convocò in commissione il sindaco Dc di Balvano e gli chiese perchè, dopo aver localizzato l'area industriale a 300 metri sul livello del mare, la stessa fosse stata sdoppiata. Metà fabbrica nella piana e metà a 1000 metri di altezza (una scelta costosissima).
Questo aveva comportato lo sbancamento di una montagna, il raddoppio delle infrastrutture, la costruzione di una grande strada per sostituire una  mulattiera che non consentiva il passaggio dei camion. E poi rotatorie e cavalcavia. Risposta: "Ce l'hanno chiesto quelli della Ferrero. Perchè in alto le merendine lievitano meglio" Ma porc.... due volte.

Naturalmente, come accade in questi casi, quella lussuosa strada che saliva fino a mille metri era franata perchè costruita su un terreno infido. Così ne costruirono una più bella. E a chi affidarono  la costruzione? Alla Maltauro di Vicenza. Proprio quella (vedi Expo), che ha più faldoni nelle procure che dipendenti. (Enrico Maltauro ammise a Di Pietro che quei lavori gli costarono finanziamenti alla Dc continui.) Il costo di quella strada? 91 miliardi. Per 6 km.

Per la serie, il problema di questo Paese non sono i politici, il sindaco dc delle merendine ogni volta venne rieletto. Pur ineleggibile per una vecchia condanna, loro continuarono a rieleggerlo. 

La Icla società di costruzioni. La procura di Potenza scrisse che su 616 miliardi, ben 560 erano stati illecitamente affidati.

Giusto ricordare che molte imprese del Nord hanno fatto affari d'oro speculando con i lavoro del dopo sisma. Consorzi creato ad hoc per fare incetta delle grandi commesse. Come quello di Pizzarotti di Milano che vedeva allineate aziende come la Pesina di Rho, la Grassetto di Padova, la Bonatti di Parma, la Furlanis di Fossalta di Portogruaro e la Cifa di Rovigo.

Per non parlare del Veneto. Molti casi. Tra cui un cantiere nautico (mai costruito) a Morra de Sanctis a 860 m sul livello del mare. Mare che sta a 100 Km di distanza.

E i liguri della Metalli & Derivati? Dei grandi. Non si accontentarono di ricevere dei soldi per mettere su un'impresa fantasma. Riuscirono a farsi pagare lo smaltimento dei rifiuti tossici (mai smaltiti) e poi, (tirate il fiato),  a farsi pagare l'acquisto degli stessi rifiuti tossici come materiale inerte per costruire lo stabilimento. Dove sono adesso i rifiuti tossici? Sempre lì, sotto lo stabilimento.

Per non parlare di architetti, geometri e ingegneri del Nord che si sono spartiti (secondo un rapporto) 7.000 miliardi di lire.

C'era poi la Banca Popolare dell'Irpinia. Scalfaro sentì in commissione persino Ciampi. Una gran parte di azionisti risultavano minorenni tanto che la Banca veniva chiamata "Banca dei bambini". Non solo. La Banca d'Italia smise di mandare ispettori a fare controlli. Il motivo? Gli ispettori andavano a ispezionare la Banca, tornavano, si licenziavano... e subito dopo venivano assunti dalla Banca irpina.

La Banca popolare dell'irpinia, che agli inizia degli anni '70' aveva pochi sportelli e pochi clienti. Aumentò i depositi del 307 per cento e il  patrimonio (dopo il terremoto) del 570 per cento.
Erano soci della Banca Ciriaco De Mita con le sue 36.000 azioni, la moglie, i quattro figli, i genitori e alcuni cugini, il presidente del gruppo Dc al Senato Nicola Mancino e la moglie, il capo della segreteria dc Giuseppe Gargani e la moglie, l' ex ministro per il Mezzogiorno Salverino De Vito.



Ultima ora : "Terremoto, De Mita: “Inaccettabile giudizio Renzi su ricostruzione in Irpinia”.
Come di dice "faccia di tolla" ad Avellino?

Johannes Bückler

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L'enorme debito pubblico che abbiamo (che blocca il Paese) non è la conseguenza di chissà quali oscuri complotti, ma il risultato matematico dell’operato di governi con la complicità di buona parte del Paese.
Quei governi stavano mangiando il futuro dei nostri figli e a tutti stava bene.
Proprio a tutti no, ma questa è un'altra storia.

martedì 18 febbraio 2014

Affinché non sia un contributo a fondo perduto.

Quanti di noi hanno avuto modo di parlare o discutere di “scala mobile”?
Ufficialmente conosciuta come “indennità di contingenza”, alla fine degli anni ’70 e inizio anni ’80, fu oggetto di una sua rivisitazione e di una riflessione sulla sua erogazione. Esisteva un “paniere”, contenente beni particolari di largo consumo.
Con riferimento all’andamento dei prezzi di tali beni, un’apposita Commissione procedeva, trimestralmente, alla verifica dell’andamento dei prezzi dei predetti beni, provvedendo - con il meccanismo della scala mobile - all’adeguamento del costo della vita.
Lo scenario economico non era come quello di oggi ma, al fine di recuperare il potere di acquisto dei salari, sindacati e Confindustria affrontarono la soluzione di questo problema.
Infatti la stessa scala mobile fu abrogata tra il 1984 e il 1992. Motivazione: qualcuno si era accorto che era nato un circolo vizioso che aveva prodotto comunque la crescita dell’inflazione.
Chiedo ancora un piccolo sforzo di memoria: spero che tutti ricordano (mi rivolgo a coloro che erano attivi nel mondo del lavoro) che ad un certo punto – proprio alla fine degli ’70 e i primi anni ’80 – si pensò (prima di abolire la scala mobile) di congelare la stessa, per le cause esposte in precedenza.
Al fine di non provocare danni notevoli ai lavoratori, i vari governi in carica decisero di sostituire il mancato adeguamento dei salari – adeguamento della scala mobile – trasformando l’importo maturato e non riconosciuto, in titoli di stato al portatore (speciali emissioni di BTP) con scadenza quinquennale e decennale e con tassi a due cifre.
Lo Stato difendeva i percettori di salari e stipendi, riconoscendo loro - a fronte degli aumenti del costo della vita - importi che producevano interessi semestrali e il capitale riscuotibile alla loro scadenza. Veniamo ai giorni nostri. Lo scenario è simile, ma non uguale, il momento è difficile e le cause sono note un po’ a tutti: disoccupazione - alta quella giovanile -, chiusura di aziende, sistema PMI che non riesce ad incassare i crediti nei confronti dello Stato a fronte di servizi offerti, e tante altre ragioni ben note a chi segue l’andamento della crisi di questi ultimi anni.
Sono sotto gli occhi di tutti anche le iniziative che lo Stato ha provato a realizzare e i risultati ottenuti.
Mi riferisco in particolare ai provvedimenti nei confronti dei c.d. “pensionati d’oro”. Tutte persone benestanti, che vivono di rendita, con case di lusso ai Caraibi e Jet privati. Questo è quanto ha immaginato chi ha provveduto ad emanare i provvedimenti, o suggerire soluzioni inopportune e non soffermandosi sulla loro incostituzionalità.
Ciò premesso - tralasciando tutto il resto che è sotto gli occhi di tutti – mi viene spontaneo suggerire (agli autori di quei provvedimenti) di valutare la possibilità di riconoscere un ristoro ai pensionati colpiti dall’obbligo di versare il “contributo di solidarietà” e subire il blocco della perequazioni.
In particolare - fermo restando il prelievo del contributo e il blocco della perequazione, nelle forme e nelle percentuali previste - sarebbe interessante considerare questo prelievo una forma di “prestito forzato” alle casse dello Stato.
Per questo motivo lo stesso Stato, si impegnerebbe - con l’emissione di particolare forme di titoli di stato - a restituire le somme trattenute alla scadenza dei titoli.
Gli obiettivi sarebbero interessanti: intanto noi pensionati oggi svolgiamo il ruolo di ammortizzatori sociali e, solo grazie a noi, molti giovani (figli e nipoti) possono permettersi di sopravvivere alle difficoltà del momento.
Inoltre si garantirebbe il recupero (e non il versamento a fondo perduto) a distanza di anni, forse in un momento migliore per le nostre finanze, di somme che farà certamente comodo disporre.
Lancio l’idea, sempre in forma provocatoria, nella speranza che siano altri - più importanti ed esperti di chi scrive - a sostenere la causa e proporsi come sostenitori della soluzione di questo problema.
Saluti
Rino Impronta

domenica 16 febbraio 2014

La gaffe di Amadeo e la verità dei numeri.


Caro Direttore,
«Il successo dell’Ospedale? Le infermiere, ma solo quelle italiane: qui non ci sono marocchine o rumene». Parole e musica (parecchio stonata) del Direttore Generale dell’Ospedale di Seriate Amedeo Amadeo, che pochi giorni dopo si è trovato costretto a metterci una pezza.
E’ chiaro che la frase è stata pronunciata solo per ingraziarsi il Presidente della Regione in vista probabilmente delle nuove nomine di aprile.
Solo il desiderio di compiacere la dirigenza regionale può aver suggerito l’utilizzo di un linguaggio di questo genere.
Ma l’errore madornale rimane. L’eccellenza dell’Ospedale Bolognini di Seriate poteva essere presentata attraverso ben altre peculiarità che non la nazionalità o il colore della pelle dei suoi dipendenti. Ormai è andata e difficile aspettarsi delle scuse.
Ma sui lavoratori immigrati mi preme riportare alcuni dati.
Il “IV Rapporto sui lavoratori di origine immigrata negli archivi INPS” recita : “Il contributo degli stranieri al valore aggiunto prodotto in Italia è stato nel 2009 di 165 miliardi di euro. Il 12,1% del totale, e in alcuni settori, come quello delle costruzioni vicino al 25%. Il dato però più significativo è quello sui contributi: gli immigrati versano nelle casse Inps circa 7.5 miliardi di euro l’anno, in altre parole il 4% di tutte le entrate dell’Inps.
Una cifra altissima se si considera che sono pochissimi gli immigrati che beneficiano di pensione dallo Stato italiano.
Ora si può discutere di tutto. Si può sorridere alle battute (spesso idiote), ma questi sono i fatti.
Quindi un invito al Dottor Amedeo: parli con qualche imprenditore. Magari entri in una fonderia, in una chimica o in qualsiasi officina meccanica della bergamasca.
Si sorprenderà. E forse eviterà in futuro di fare queste gaffe.

Un caro saluto

Johannes Bückler

16 Febbraio 2014 - Corriere della Sera - Bergamo - Leggi >>>>>

domenica 26 gennaio 2014

Le tasse vanno pagate, ma senza far fatica.


Caro Direttore,
che pagare le tasse sia un dovere dei cittadini è cosa ovvia. Ma i cittadini hanno anche dei diritti, accidenti.
Per esempio quello di sapere “quanto” pagare, di sapere “quando” e magari “come”.
Non è possibile fare tutta ‘sta fatica a ogni scadenza fiscale.
Prendiamo ad esempio l’Imu. Pur di non vedere lo squallido teatrino di questi mesi (e la conseguente confusione), saremmo stati pure disposti a pagarla. Ma una volta abolita, che bisogno c’era d’inventarsi un “mini Imu” per recuperare ancora quattro soldi (ci mancava pure un’imposta “mini” con una spesa pubblica di quasi 800 miliardi da tagliare).
Per non parlare delle altre tasse sulla casa. Era stato appena varato un 2,5 per mille come aliquota massima sulla prima casa per quanto riguarda la Tasi (Tassa sui servizi indivisibili) ed ecco il contrordine.
Scusate, ci siamo sbagliati, abbiamo scherzato (a dire il vero nemmeno si sono scusati). Sarà sì un 2,5 per mille, ma i comuni potranno optare per un ulteriore aumento (da 0,1 a 0,8) , ma non è sicuro, forse, vedremo se passa l’emendamento (e a questo punto pensate pure una parolaccia, quella che volete).
Vedremo cosa? Vedremo quando, come e soprattutto perché?
Non si può continuare in questo modo. Con un passo avanti e uno indietro ogni volta.
Al cittadino, alle famiglie e alle imprese tutte (per quanto riguarda il fisco e non solo), servono regole certe, chiare e soprattutto le più semplici possibili.
Se le tasse vanno pagate (e vanno assolutamente pagate), che il cittadino sappia esattamente quanto (magari, e per una volta meno del solito), quando (almeno in tempo) e come (evitando se possibile un commercialista al seguito).
Tutto qui. Non è difficile, dai. E’ sufficiente trattare i cittadini da cittadini.
E per i sudditi, rivolgersi altrove.

Un caro saluto

Johannes Bückler

26 Gennaio 2014 - Corriere della Sera - Bergamo - Leggi >>>>>

venerdì 24 gennaio 2014

Il Fisco e i poteri (che servono)


Caro Direttore,
mentre molti contribuenti sono in fila per pagare la mini Imu, la Guardia di Finanza ci comunica che un’altra fila si sta ingrossando, quella degli evasori fiscali.
I redditi e i ricavi non dichiarati e i costi non deducibili scoperti nello scorso anno è stati pari a 52 miliardi. Colpa certo di molte società che hanno attuato i famosi “trasferimenti di comodo” in paradisi fiscali come Bahamas, Principato di Monaco, Lussemburgo.
Apro una parentesi. Il Lussemburgo è socio fondatore dell’Unione Europea. Ora. E’ possibile sapere cosa ci fa un paradiso fiscale all’interno dell’UE? Chiusa parentesi.
Ma l’evasione non riguarda solo queste società. Su 400mila controlli su scontrini e ricevute sono state riscontrate irregolarità nel 32% dei casi. Di più. Sono stati scoperti 8000 evasori totali, 5 miliardi l’Iva non versata, 27mila i lavoratori non in regola. Insomma, l’ennesima dimostrazione che in questo Paese qualcuno continua allegramente a vivere (e pesare) sulle spalle degli altri.
Allora che fare?
Se, come ha riferito Befera in Parlamento esiste la possibilità concreta di recuperare almeno 30 miliardi (dei 545 non riscossi), che si faccia, e subito.
Che il governo dia immediatamente all’Agenzia delle Entrate tutti gli strumenti necessari per recuperare queste risorse. Lo deve ai cittadini onesti: quelli della fila per la mini Imu.

Un caro saluto

Johannes Bückler

24 Gennaio 2014 Corriere della Sera  - Leggi >>>>>

mercoledì 15 gennaio 2014

Buckler e la lettera della BCE.


L’amico Guido Pandini, con riferimento alla lettera della BCE del 5 agosto 2011 che ho riportato su Twitter, mi ha scritto “Ma solo a me appare irritante che una coppia di banchieri decidano delle politiche di uno stato democratico e sovrano?”


Ecco la risposta.

Facciamo un passo indietro.
Venerdì 5 agosto 2011 (giorno stesso della lettera), e a borse chiuse, Berlusconi e Tremonti convocano una conferenza stampa per spiegare una manovra straordinaria per l'Italia. A seguito di questa conferenza stampa, i giornali iniziano a parlare di una lettera segreta della Bce inviata al governo italiano.
La lettera conterrebbe alcune misure da adottare per frenare la drammatica crisi delle borse europee e il forte ampliamento dello spread.

Diciamo che mi sarei aspettato una sollevazione popolare per conoscere il contenuto di quella lettera.
Invece, niente. Forse troppo impegnati, in quel periodo, sulle intercettazioni del bunga bunga.

Come faccio sempre in questi casi, sono andato alla fonte. Essendo a conoscenza della possibilità di visionare i documenti (BCE/2004/3 in fondo alla pagina), ho richiesto una copia della lettera alla stessa BCE.
(Per la cronaca ci aveva provato anche Andrea D'Ambra (presidente dell'associazione Generazione attiva, anche lui senza successo)
Leggi qua :  >>>>>

Detto che nella lettera della BCE ci sono molte cose condivisibili, mi sarei aspettato comunque dal nostro governo una risposta decisa. Siamo o non siamo un Paese sovrano? Invece anche lì niente (e sentire oggi questi personaggi dire che bisognerebbe battere i pugni in Europa…).
Quello che non si conosce è la conclusione dell’ultima email che Buckler ha inviato a Trichet. Questa:
Leggi qua: >>>>>
Comunque grazie per le indicazioni di merito, ma in questo Paese il contenuto delle manovre, al momento, è ancora compito del nostro Parlamento”.

P.S. La lettera di Buckler sul Corriere è del 26 settembre 2011. Tre giorni dopo fu pubblicata dal Corriere della Sera quella della BCE.
Leggi Corriere >>>>> Leggi qua la lettera della BCE : >>>>> 


Johannes Bückler

La DECISIONE DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA del 4 marzo 2004 relativa all'accesso del pubblico ai documenti della Banca centrale europea (BCE/2004/3)
Leggi qua : >>>>>


domenica 5 gennaio 2014

Legge di stabilità, un'occasione perduta.


Caro Direttore,
la legge di stabilità è giunta in dirittura d’arrivo. Non serve essere economisti per capire che difficilmente potrà dare al Paese quella scossa tanto auspicata.
Assomiglia molto alle finanziarie degli anni ’80 con il classico assalto alla diligenza, o almeno di ciò che resta. Perché non è rimasto molto ormai.
Abbiamo persino dovuto assistere (per la prima volta nella storia Repubblicana) al primo decreto del governo ritirato dopo la fiducia del Parlamento. Va beh.
Scorrendo i provvedimenti si comprende come le poche risorse (poche, se non si vuole colpire la spesa pubblica) se ne sono andate in mille rivoli, in mille concessioni, in mille contributi e incentivi che poco serviranno a rilanciare un’economia asfittica come la nostra.
Forse si sarebbe dovuto concentrare tutte le risorse in un unico obiettivo. Il costo del lavoro per esempio e da lì cominciare finalmente a dire qualche no.
Non è stato fatto, e sarà l’ennesima occasione perduta.
E questo modo di procedere, a piccoli passi, rafforzerà altri sentimentii antieuropeisti. Ma è bene essere chiari.
Non è stata l’Europa a chiederci di sistemare i conti in questo modo. Non ci ha chiesto di rinviare le riforme o di bloccare le liberalizzazioni.
L’Europa non ci ha chiesto di tergiversare ogni volta che si tratta di tagliare la spesa pubblica, sprechi o quant’altro, anzi.
Non ci ha chiesto di alzare bandiera bianca davanti a un'evasione fiscale di dimensioni assurde.
Gli antieuropeisti lo devono sapere. Anche se, diciamo la verità, trovare un capro espiatorio è molto più semplice.
Ammettere errori (del passato e del presente) e rimboccarsi le maniche, lo è molto meno.
E costa fatica.

Un caro saluto

Johannes Bückler

05 Gennaio 2014 - Corriere della Sera - Bergamo - Leggi >>>>>