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giovedì 30 ottobre 2014

E lo chiamavano governare (12)


La democrazia del deficit.

8 agosto 1986 
Oggi il secondo Governo Craxi ha ottenuto la fiducia alla Camera dopo quella al Senato. E’ il quarantatreesimo governo della Repubblica, il secondo della IX legislatura. Craxi sa benissimo che può continuare a occupare quella poltrona solo perché De Mita ha deciso che andare a elezioni in questo momento non gli conviene. Ancora troppo alto il  consenso nel Paese del Presidente del Consiglio e poi tra poco c’è la finanziaria...
Ma una cosa è certa: lo stesso De Mita gli ha fatto capire in più occasioni che  tra sei mesi deve togliersi dalle scatole. La Democrazia Cristiana deve tornare alla guida del Paese. Costi quel che costi.

27 agosto 
Oggi si è riunito il governo per iniziare a discutere della nuova finanziaria. Sono presenti Craxi, Goria, Visentini, Romita, De Michelis e il liberale Zanone.
Dando uno sguardo al passato (per quanto riguarda la spesa pubblica) hanno poco da stare allegri.

Nella finanziaria ’85 il deficit era stato fissato a 96.300 miliardi. A Febbraio era stata ritoccato a 99.900 miliardi. A settembre (e avevano giurato tutti che questo sarebbe stato l’ultimo ritocco) a 106.700 miliardi. L’anno si era chiuso a – 112.000 miliardi. Un buco pari a un terzo delle spese. La vera democrazia del deficit. Spendere 350.000 miliardi quando ne incassi meno di 250.000. Grandi. 

Craxi ha detto basta. Per il 1987 il deficit deve essere fissato assolutamente a 100.000 miliardi, non una lira di più, non una lira di meno. Non solo. Questa finanziaria, dice, deve essere ricordata come l’inizio di un risanamento totale. Interventi strutturali di riduzione della spesa, meno sprechi, eliminazione di distorsioni e privilegi dello stato sociale.
Tutto per liberare risorse da destinare all’occupazione.
Per ridurre sprechi e privilegi non bisogna nemmeno andare tanto lontano. Esiste o no la Commissione tecnica per la spesa pubblica?
L’ultimo documento sul tavolo del Governo riporta risparmi per: 16.000 miliardi nel ’86, 19.000 nel 1987, 22.000 nel 1988 e 24.000 miliardi nel 1989.
Le principali proposte per la riduzione della spesa consistono in: niente pensioni di reversibilità per chi percepisce due o più pensioni (salvo le minime), aumento dell’età pensionabile fino ad arrivare a 65 anni per gli uomini e 60 per le donne, pensioni di anzianità solo a chi ha lavorato almeno 25 anni (di contributi), controlli su tutte le esenzioni nella sanità. Per esempio: ci sono almeno due milioni di falsi invalidi e a questi dobbiamo dire basta. E poi ci sono i repubblicani e i liberali che spingono alla privatizzazione di Ina e Enel.

10 Settembre
I buoni proposti di riduzione della spesa si sono già arenati. Ma si sapeva. Tra pochi mesi ci sono le amministrative e sicuramente le politiche (De mita docet). Quindi? Cosa può fare la Dc? Assecondare Craxi e i suoi intenti di risanare il Paese e aumentargli a dismisura il già alto consenso? Giammai. Goria ha appena suggerito a Craxi di volare basso. Lui è democristiano, e questo si sa, ma è soprattutto a capo della Commissione tecnica della Spesa Pubblica (ed è il pupillo di De Mita, ma questo evita di dichiararlo). “Si fa presto a dire: niente pensione a chi non ne ha diritto”. Si fa presto anche a dire”privatizziamo”, o peggio “risaniamo la sanità”.

Quando un politico parla è necessario usare il traduttore automatico di politichese. Se Goria dice “si fa presto a dire risaniamo la sanità”, significa: “come puoi pretendere di farlo se le Usl, il ministero e tutto quello che riguarda la sanità è in mano al mio partito, la Democrazia Cristiana?” Così è più chiaro? 

20 settembre 
Tutto è fermo. In questo momento ci sono cose ben più importanti del risanamento del Paese. Per esempio le nomine delle banche pubbliche. Il mandato triennale è scaduto e come al solito è iniziato il ballo delle spartizioni. Di poltrone naturalmente.
Una cinquantina di banche pubbliche quindi presidenti, vice, amministratori delegati da nominare. Di regola non si sta troppo a guardare per il sottile: un posto a me, uno a te, un posto a un amico mio, uno posto a un amico tuo. E via così. Niente di complicato.
Questa volta però i socialisti si sono presentati un tantino più preparati. Un bel manualetto dove le banche sono state suddivise per “peso politico”. “E’ ora di finirla di assegnare le banche a caso., dicono, cerchiamo di essere più precisi”.
I socialisti non hanno fatto in tempo a cantare vittoria. Il Cicr (Comitato interministeriale per il credito e il risparmio), sede istituzionale delle nomine, non ha accettato il manualetto. Chissà perchè. (Goria, ministro del Tesoro democristiano che presiede il comitato non vi dice niente?)

30 settembre 
Oggi Goria ha fatto una dichiarazione. Una delle sue. Ha appena avvertito il Paese che da questo momento gli interessi sui titoli pubblici (ad oggi esentasse) saranno tassati del 12,50% (metà rispetto agli altri depositi). Però ha aggiunto: "gli italiani non si devono preoccupare, non perderanno niente. Quello che perdono con le tasse gli verrà restituito aumentando gli interessi". Bingo.
In un colpo solo Goria è riuscito a far arrabbiare tutti. Cittadini compresi. Ma come, solo poco tempo fa aveva bollato come inutile scorciatoia la stessa proposta fatta dal premio Nobel Modigliani e ora…

2 ore dopo  - Goria, ha cominciato a fare marcia indietro. Saranno tassati solo i titoli futuri. Ah beh….
4 ore dopo - Goria esclude la tassazione dei Bot.

Si scoprì che in realtà la proposta era di Visentini. che aveva mandato in avanscoperta Goria.

Quindi, ricapitolando: per mesi il Ministro del Tesoro dichiara che tassare i Bot è inutile. Poi (sollecitato da Visentini) dichiara che bisogna tassare i Bot. Poi dichiara “solo quelli futuri”. Poi dichiara che non cambierà niente perché saranno aumentati gli interessi. Poi che non se ne farà più niente. Come fai uno così a non nominarlo Presidente del Consiglio? Infatti tra poco...

Mentre si discute della finanziaria del 1987 il 1986 si è chiuso (così dicono e scrivono) come l’anno migliore per la finanza pubblica degli ultimi vent’anni (ma si  è rispettato solo il deficit previsto...). La finanziaria ’86 aveva fissato il deficit in 110.000 miliardi. Si è arrestato a 109.830 miliardi. Naturalmente non è tutto merito del governo. Produzione in aumento, calo del prezzo del petrolio e inflazione in ribasso...Insomma, era il minimo. Anche se…

In realtà , mentre alla fine del 1985 il disavanzo di cassa e di competenza era praticamente alla pari, nel 1986 il disavanzo di competenza era superiore di ben 27.000 miliardi. Spese in circolazione che prima o poi……

Come sarà la finanziaria '87? Riuscirà Craxi a rispettare gli impegni presi? Difficile dirlo. Certo non è facile quando sai che te ne devi andare tra pochi mesi. 
Il 3 ottobre sull'Avanti uscì un corsivo a firma Ghino di Tacco (alias  Bettino Craxi) dove dichiarava che "il patto della staffetta non esiste e non è mai esistito". In pratica non esisteva nessun accordo per far succedere a marzo un democristiano alla guida del Paese. La replica di Mastella (stretto collaboratore di De Mita) fu un laconico "No Comment". 

L'accordo forse non esisteva, ma tutti sapevamo come sarebbe andata a finire. Lo aveva detto De Mita. E lui non scherzava mai.


Al prossimo assalto alla diligenza…

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L'enorme debito pubblico che abbiamo (e che blocca il Paese), non è la conseguenza di chissà quali oscuri complotti, ma il risultato matematico dell’operato di governi con la complicità di buona parte del Paese.
Quei governi stavano mangiando il futuro dei nostri figli e a tutti stava bene.
Proprio a tutti no, ma questa è un'altra storia.

E lo chiamavano governare. (1) (2) 3 (4) (5) (6) (7) (8) (9) (10) (11) (12) (13)

martedì 28 ottobre 2014

E lo chiamavano governare (11)


25 giugno 1986

Craxi è Presidente del Consiglio dal 4 agosto 1983. Al Paese non sembra vero questa boccata di stabilità abituato com’è a crisi di governo annuali o peggio semestrali. Quello che piace invece ai politici dello scudo crociato che trovano appassionante la possibilità di rimettere sempre tutto in gioco. Un gioco che permette loro una continua contrattazione di posti e favori. Non importa se a causa di ciò non non si riesce a portare a compimento nessuna riforma del Paese. Craxi lo sa bene. De Mita, infatti, non perde occasione di ricordargli che non può ricoprire quella carica per sempre.

Le riforme sono al palo e la sanità allo sbando. Di contro i partiti si sono appena accaparrati 83 miliardi di contributi. Perché, dicono, “non vorrete che un politico paghi l’Irpef come un cittadino qualunque”. Infatti la pagano solo sul 70% dello stipendio. E il resto? Tranquilli, ci pensiamo noi cittadini.

Intanto i treni sono sempre in ritardo e le lettere non arrivano mai. Ma non è nemmeno il problema principale se hai un ministro (Silvio Gava) che passa le giornate a far assumere falsi invalidi nell’amministrazione pubblica. In settimana. Perchè la domenica giocano a calcio nella squadra del paese.

Oggi De Mita ha ricordato a Craxi che il suo partito è ancora (soprattutto dopo le elezioni in Sicilia), il partito di maggioranza. E non ha la Presidenza del Consiglio. Certo, ha in sostanza tutti gli altri posti di rilievo, ministeri e vice presidenza compresa, ma in politica mai accontentarsi Anche se continua a ripetere che non vuole una crisi.

26 giugno
In aula è arrivato un decreto legge che finanzia gli enti locali e il governo per evitare sorprese ha posto la fiducia. Il governo è già andato sotto questa mattina e, tra accuse reciproche, Dc e Psi sono ai ferri corti. Il voto di fiducia a votazione palese è a favore del Governo. 338 sì contro 230 no. Ora si va al voto segreto (una pratica che già ha mietuto vittime) e se tanto mi da tanto…
Il Presidente della Camera annuncia la votazione: presenti 559, maggioranza 280, favorevoli solo 266.

27 giugno 
Alle 19 Craxi ha dato le dimissioni. Il primo esecutivo guidato da un socialista è durato 1058 giorni. Cossiga ne ha preso atto, ma non ha ancora deciso se accettarle o respingerle. Esaminerà il tutto e lunedì aprirà le consultazioni.

1 luglio 
Oggi l’annuncio della crisi in aula. Presenti? Solo due. Il missino Rauti e il demoproletario Russo. Il resto in vacanza. Già.

2 luglio
Cossiga ha dato un mandato "esplorativo" a Fanfani,

9 luglio
Dopo una settimana Fanfani è tornato da Cossiga. Senza risultati.

10 luglio
Cossiga ha deciso di mandare in pista Giulio Andreotti. Tutti i partiti hanno arricciato il naso ritenendo inutile questo tentativo. Gli unici contenti (ma si sapeva) i comunisti. Che il Pci abbia un debole per Andreotti è cosa risaputa. Malgrado ci sia il suo nome in ogni scandalo.
Il massimo del riguardo per Andreotti il Pci lo aveva raggiunto nell’ottobre 1984, quando aveva votato contro (salvandogli la poltrona di ministro) alla richiesta di dimissioni. L’accusa era quella di aver aiutato Sindona, che lui continua ancora oggi a definire “il salvatore della lira”. I 154 deputati comunisti avevano obbedito al loro Presidente di gruppo, Giorgio Napolitano e lo avevano salvato. 
Oggi brindano per il suo mandato esplorativo.

11 luglio 
Andreotti ha cominciato a guardarsi in giro, ma non ha nessuna intenzione di formare un Governo. A lui piace tessere tele. E tra un incontro e l’altro ha già disposto il futuro governo. In sintesi: Craxi rimane ancora per un po' e poi lascia il posto alla Dc. Punto.

1 agosto 
Dopo lunghe trattative (sich) l’incarico viene affidato di nuovo a Craxi. Il Craxi-bis.
Ma una cosa sappiamo tutti. Il suo incarico è a tempo. L’anno prossimo (si dice in primavera) quel posto tornerà nelle mani della Dc. Lo ha detto De Mita, l’uomo di Nusco. E accidenti se c’è da credergli.

Mi sono sempre chiesto dove fosse il Paese in quei giorni. Nel dibattito politico mai una volta che risuonasse la parola “riforme”, o servizi che dovevano migliorare o che si parlasse di sviluppo. Al centro solo e sempre la distribuzione di poltrone. Solo quelle. Ma dal Paese nessuna reazione. Ma un motivo c'era: avevano messo in piedi un vero “Stato assistenziale” al quale tutti si avvicinavano al grido di :“avanti, ce n’è per tutti”.
Ma, come spesso accade in questi casi "per tutti, ma non per sempre".



Al prossimo assalto alla diligenza…

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L'enorme debito pubblico che abbiamo (e che blocca il Paese), non è la conseguenza di chissà quali oscuri complotti, ma il risultato matematico dell’operato di governi con la complicità di buona parte del Paese.
Quei governi stavano mangiando il futuro dei nostri figli e a tutti stava bene.
Proprio a tutti no, ma questa è un'altra storia.

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lunedì 27 ottobre 2014

E lo chiamavano governare (10)


Novembre 1985

Alla vigilia della finanziaria ‘86 qualcuno prova a mettere un freno alla spesa pubblica. Mario Segni (con Bassanini e Battaglia) ha proposto una modifica del regolamento del Senato. Prima della discussione, dice, approviamo un articolo che recita: “Si fissa l’indebitamento dello Stato a Lire: xxxxxxxx”. In pratica fissiamo il buco annuale così che qualsiasi modifica possa essere bocciata nell’eventualità che la spesa sia senza copertura. Buonanotte. Il Presidente del Senato. Amintore Fanfani, ha bocciato la proposta perché “ciò precluderebbe la libertà dei singoli parlamentari”. (libertà di che???)

5 dicembre 
La Finanziaria è ancora in alto mare. In Senato sono cominciate le votazioni sugli articoli e probabilmente ci sarà un’altra sedute notturna. Ci sono novità per le tariffe ferroviarie. Niente aumento del 20% degli abbonamenti (come proposto dal governo art. 10 comma 18) per studenti e lavoratori.

6 dicembre 
Governo battuto al Senato. Seduta sospesa, poi ripresa e poi ancora sospesa.
Ho la vaga impressione che la Finanziaria non vedrà la luce entro la fine dell’anno. Il Governo ha cercato di porre rimedio ai tagli bocciati in aula e per recuperare risorse ha puntato su un intervento nuovo, anzi nuovissimo. Un intervento mai pensato prima: l’aumento della benzina (via, stavo scherzando). Con un decreto a sorpresa la benzina passa da 1.305 a 1.400 Lire. D’altronde se il Senato boccia tagli per 1.700 miliardi da qualche parte bisogna pure andare a recuperarli.
L’Assemblea ha bocciato (a scrutinio segreto) anche l’art. 27. Quello che istituisce le “fasce di povertà”. In pratica i redditi minimi che servono a riequilibrare esenzioni, ticket e assegni familiari. Altri 2.000 miliardi da trovare. E vai.

7 dicembre 
Niente seduta notturna. Tutti a casa. Ormai il Governo si sta preparando all’esercizio provvisorio. Difficile che la Finanziaria possa essere approvata entro fine anno. Ma il problema a questo punto non sono tanto i tempi, quanto i contenuti. Ormai la Finanziaria è stata troppo modificata. Anzi, è stata completamente rattoppata.

9 dicembre 
Al Senato la Finanziaria è stata approvata, ma ormai l’esercizio provvisorio è scontato. Il passaggio alla Camera modificherà certamente il testo e quindi sarà inevitabile un ritorno al Senato.

20 gennaio 1986 
Mancano pochi giorni per evitare un altro mese di esercizio provvisorio. Esercizio, giusto ricordare, che ci costa 200 miliardi per ogni mese. In ballo c’è anche qualcosa di molto importante. Per la prima volta nella Sanità si sta cercando di porre rimedio all’invasione della politica. Per carità, niente di eccezionale. Anche perché, se nei consigli di amministrazione stanno per arrivare i tecnici, i politici si sono inventati gli “uffici di direzione”. Perché, dicono, chi meglio di un politico può avere un ruolo di indirizzo nel gestire un ospedale, acquistare attrezzature, sottoporre i cittadini a visite ed esami. (Certo, come no)

22 gennaio
Il Governo è andato sotto sull’art. 4, quello che riguarda la scuola. L’aumento delle tasse universitarie (200 miliardi che servivano per finanziarie al ricerca) non è passato. Comunisti, missini, indipendenti di sinistra, assenze e qualche decina di franchi tiratori. Ora sì che il Governo è costretto a porre la fiducia. Questo non eviterà l’esercizio provvisorio anche a febbraio. Il testo dovrà tornare alla Camera.

24 gennaio 
Altra giornata nera al Senato. Nel pomeriggio la maggioranza è andata sotto 3 volte. Hanno approvato senza problemi (con il voto di maggioranza e opposizione) solo il ripristino degli sconti ferroviari agli ex deputati. E’ stata bocciata invece la proposta del ministro Falcucci che mirava a ridurre le spese razionalizzando le supplenze nelle scuole. La motivazione è che “questo genere di cose le devono decidere le parti sociali, non il Governo”. (E quando mai????) Comunque si pensava di contenere il deficit a 110.000 miliardi, ma dopo tutte queste modifiche, si prevede un aumento di 1.000 miliardi.

28 gennaio 
Craxi ha pensato alle dimissioni, ma poi è prevalso lo spirito di servizio (chiamiamolo così). Si andrà avanti a colpi di fiducia. Ormai il tetto del deficit di 110.000 miliardi è saltato.
Grazie al ritardo e alle concessione fatte al Pci. Chi parla di 1.000, chi di 3.000 miliardi in più. Ma non è finita.

8 febbraio 
L’incubo alla Camera è finito. Si torna al Senato. Di questo passo l’esercizio provvisorio continuerà a marzo e, nel caso, saranno 600 i miliardi buttati. 

21 febbraio 
Dopo altri giorni di sofferenza la Finanziaria torna alla Camera. E il Governo va subito sotto. Due emendamenti del Pci sull’Iperf e altri 3.000 miliardi da trovare.

27 febbraio 
Evitato il terzo mese di esercizio provvisorio. La Camera ha approvato la Finanziaria. Sfondato di 2.000 miliardi il deficit previsto a 110.000 miliardi.

Quattro mesi di profonde polemiche, scontri, rovesciamenti di alleanze e voti di fiducia a raffica. 400 miliardi in più di spesa per 2 mesi di esercizio provvisorio. Ma tutti contenti. Soprattutto quei parlamentari che, col voto segreto e le assenze, hanno fatto passare a Craxi dei brutti momenti.

Per la cronaca i nomi degli assenti che contribuirono a mettere sotto continuamente il Governo furono pubblicati. Erano tutti parlamentari che non avevano avuto una poltrona (ministro, segretario, sottosegretario ecc.) nella formazione del Governo Craxi. Avevano covato per due anni e mezzo la vendetta e l'avevano ottenuta. Per futura memoria. Perché in politica, la sedia (o meglio la poltrona) viene sempre prima di tutto.

Johannes Bückler

P.S Ricordate la riforma della Sanità che doveva eliminare la politica dalle Usl? Non passò. La proposta di Degan che prevedeva di scegliere i direttori per “avviso pubblico” da uno speciale comitato (esperti scelti con sorteggio) non piacque a nessuno. Certo, forse non era la scelta migliore, una via di mezzo da una scelta politica e un concorso, ma era sempre meglio di niente. Contrari si sono schierati i democristiani, i socialisti e i comunisti. La gestione delle Usl rimarrà saldamente in mano ai partiti. In commissione per la Dc l’On. Maria Pia Garavaglia. Che, come sempre accade in questi casi, fu premiata anni dopo diventando ministro della Sanità.

Al prossimo assalto alla diligenza…

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L'enorme debito pubblico che abbiamo (e che blocca il Paese), non è la conseguenza di chissà quali oscuri complotti, ma il risultato matematico dell’operato di governi con la complicità di buona parte del Paese.
Quei governi stavano mangiando il futuro dei nostri figli e a tutti stava bene.
Proprio a tutti no, ma questa è un'altra storia.

E lo chiamavano governare. (1) (2) 3 (4) (5) (6) (7) (8) (9) (10) (11)

sabato 27 settembre 2014

I nostri ragazzi vogliono sentirci.


Marco frequentava il Liceo Lussana a Bergamo. Il primo giorno di scuola si è presentato in classe, ha lasciato lo zaino vicino al suo banco ed è uscito dall’aula. Passando dalla scala di emergenza è salito fino al quarto piano e si è lanciato nel vuoto. E’ morto due giorni fa all’Ospedale di Bergamo. 

La morte di Marco è una di quelle notizie che non vorremmo leggere mai.
Quando accadono questi fatti nella testa ci frullano mille domande a cui è difficile dare una risposta.
Noi adulti tendiamo generalmente a vedere l’adolescenza come un periodo di confusione, di sofferenza, dove i cambiamenti d’umore sono all’ordine del giorno. Gli esperti ci dicono che è nell’ordine naturale delle cose, che è una fase che abbiamo passato tutti e che serve a crescere. Già. Poi incontri sulla tua strada un ragazzo di 15 anni che il primo giorno di scuola preferisce andarsene piuttosto che affrontare quello che tutti ci dicono essere “la normalità” e tutto questo castello di certezze ti crolla addosso.
Forse è inutile farsi troppe domande. Inutile chiedersi se sia stata la confusione, la mancanza di un minimo di felicità e di gioia, l’inquietudine o chissà che altro a fargli compiere quel gesto. Non lo sapremo mai.
Quello che è certo (ed è inutile negarlo), è che esiste il problema dei tanti, troppi ragazzi che non ce la fanno a superare questo momento della vita. Inutile anche tentare di allontanare il pensiero che in fondo queste vicende non ci riguardano.
Ci riguardano eccome, tutti. Pensiamo che ai nostri ragazzi ormai non manchi niente solo perché possiamo, a differenza dei nostri padri, esaudire molti dei loro desideri materiali e pensiamo con questo di aver ottemperato ai nostri doveri di genitori. Non solo. Pretendiamo che la scuola si faccia carico di lacune che noi stessi a volte evitiamo di colmare.
Ma cosa possiamo chiedere alla scuola. Possiamo forse pretendere che ogni insegnante sia, per ogni alunno, educatore, tutor, guida di vita, psicologo, amico o chissà che altro?
Una cosa la possiamo pretendere, quella sì, ma questo vale soprattutto per noi genitori.
Ed è quello di sapere che i nostri ragazzi non hanno solo voglia d’imparare, non hanno solo voglia di “prendere un diploma”, ma vogliono soprattutto raccontare, condividere, confidarsi e farsi ascoltare; insomma, hanno voglia di vivere. Ed è qui che forse manchiamo un po’ tutti.
Cosa possiamo fare? Non lo so, ma una cosa è certa. Non smettiamo mai di parlare con loro. E’ il silenzio degli adulti che fa loro più male.
Meglio un sano frastuono al silenzio dell’indifferenza. Nel frattempo facciamo in modo d’imparare da questi tragici fatti, cominciando da oggi.
In fondo non ci vuole molto. Basta una semplice risposta alla domanda: quando è stata l’ultima volta che abbiamo abbracciato stretto nostro figlio o nostra figlia e abbiamo detto loro “ti vogliamo bene, ricorda, per qualsiasi cosa noi ci siamo e ci saremo sempre?”

Johannes Bückler

27 Settembre 2014 - Corriere della Sera - Bergamo

giovedì 18 settembre 2014

La Macchina del tempo. Anni 1995-2000 Il Coni.


"C.O.N.I, Comitato Olimpico Nazionale Italiano" 

C.O.N.I, Comitato Olimpico Nazionale Italiano, è un ente pubblico non economico disciplinato da norme caratterizzate dal perseguimento di un fine pubblico.
E meno male.
Nel 1995 il bilancio registra un buco di 27 miliardi di Lire. Nel 1996 il buco sale a 53 miliardi di Lire. Nel 1997 il buco è di Lire 44 miliardi. Nel 1998 sale a 145 miliardi di Lire. Nel 1999 a 198 miliardi e nel 2000 il buco tocca la quota di 227 miliardi.

Tranquilli, il segno meno è  ricorrente nei bilanci, ma qualche segno più c’e. Eccome se c’e. Per esempio le assunzioni hanno sempre il segno più. (Il Coni ha circa 3.000 dipendenti). Per non parlare degli enormi aumenti dati ai dipendenti e degli immensi sprechi. Delle continue promozioni di massa del personale, per esemio. Per questo lo Stato deve continuamente metterci una marea di soldi. Soldi che servono anche a pagare il sontuoso stipendio del Segretario Generale. 200 milioni lordi l’anno, più naturalmente la classica indennità: 60 milioni l’anno.

Con questi bilanci si va a firmare un nuovo contratto. E che dice la Corte dei Conti?

Il Ministro per i beni e le attività culturali Giovanna Melandri è l’artefice della riforma del Coni. Malgrado la feroce opposizione, è riuscita a far approvare il decreto. Il Coni rimane un ente pubblico, mentre le federazioni diventato soggetti di diritto privato. Buone le intenzioni. Cercare di razionalizzare l’enorme spesa,  soprattutto quella per il personale. Detto, fatto. Il rapporto tra dirigenti e impiegati nei Ministeri non economici è di 1 a 52. Nel Coni il rapporto è di 1 a 27. Per la precisione ci sono 2843 impiegati e 102 dirigenti. La retribuzione base mensile di un Dirigente Generale (esclusa l’indennità di cui sopra) è di 17.400.000 Lire. Quello di un Dirigente di qualifica è di 10.400.000 Lire. Più la solita indennità naturalmente.
Note interessanti nel  contratto di lavoro dei dipendenti. L’articolo 41 concede ai dipendenti del Coni di lavorare 35 ore settimana.

In caso di lavoro festivo si è pagati con la dovuta maggiorazione, ma viene aggiunto anche un giorno di ulteriore riposo (art. 44).

Il contratto di lavoro prevede anche che un dipendente che decide di dimettersi ha tempo 5 anni per poterci ripensare. Nel caso deve essere riassunto. Mantenendo l’eventuale sostituto. (art. 20)

Nel caso un dipendente debba essere trasferito in altra sede, dovranno essergli rimborsate tutte le spese di viaggio, vitto, alloggio per sé (tenetevi!), per tutta la sua famiglia (tranquilli non è finita, state comodi), per tutti i parenti entro il terzo grado e affini sino al secondo grado. (e adesso pensate una parolaccia, quella che volete).

Per contratto i dipendenti possono avere dal Coni borse di studio per i figli, teatro, nuoto, tennis, basket e uncinetto per le mogli. Centri estivi per i figli piccoli e vacanze di studio all’estero per i figli che faticano a imparare l’inglese a scuola.

Come se non bastasse servono 21 miliardi di Lire ogni anno per pagare le pensioni a ex dipendenti.

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Perché sono stati possibili tutti questi sprechi? Il motivo è semplice. Nonostante quello che si dice, gli italiani hanno sempre saputo distinguere tra un politico onesto, capace e rigoroso nell'utilizzare i soldi pubblici e uno sprecone,  disposto a distribuire favori solo in cambio di voti.
E hanno sempre votato di conseguenza.

Il labirinto del cittadino.


Siamo un Paese malato di riforme, logica conclusione osservando quello che accade da molti anni.
A ogni cambio di governo si pone lo stesso problema: le riforme come punto fondamentale per un ammodernamento del Paese.
E riforme significa nuove leggi. Ma al Paese servono veramente nuove norme, nuove regole, nuove direttive, nuovi cavilli? O serve invece delegiferare, semplificare, eliminare ostacoli, ridurre il numero delle leggi cercando magari di far rispettare (quello sì) quelle esistenti?
Oltre 160.000 leggi non sono ancora sufficienti? Avere 20-30 volte il numero delle leggi della Gran Bretagna, della Francia o della stessa Germania non rischia di far morire il Paese in un labirinto regolamentare nel quale cittadini e imprese difficilmente riescono a orientarsi?
E vogliamo parlare dei 21 regimi fiscali regionali diversi, degli 8.100 regimi fiscali comunali e dei 104 regimi fiscali provinciali? Può capitare che in questo ginepraio al cittadino siano persino richiesti tributi non dovuti (pure!).
E’ accaduto tempo fa con la Tia (Tariffa per l’Igiene Ambientale che dal 1999 in molti comuni aveva sostituito la Tassa Smaltimento Rifiuti Solidi Urbani) quando a oltre 6 milioni di cittadini era stata applicata l’Iva al 10%. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 238 del 24 luglio 2009 (e successivamente, nel 2012, con sentenza della Corte di Cassazione), ha stabilito che la TIA, così come disciplinata dal Decreto Ronchi, è una «tassa» e non una «tariffa», pertanto, sulla stessa non è applicabile l'Iva.
L’errore è stato evidente, ma errare è umano pensavamo, è sufficiente rimborsare ai cittadini il dovuto. E quando mai. Sono passati due anni e ancora niente all’orizzonte, di rimborsi nessuna traccia.
Ora veniamo a sapere che dopo la Tia anche la Tefa (un giorno lo voglio conoscere quello che inventa queste sigle) è stata fatta pagare ai cittadini dal 2006 al 2008 malgrado, in quegli anni, non fosse dovuta. La Tefa (tributo per l'esercizio delle funzioni ambientali) è un'addizionale destinata alle Province, che si applica in percentuale sull'importo della componente rifiuti.
Ad accorgersi del vuoto normativo un consigliere d’opposizione di Torre Boldone, Alberto Ronzoni, che ha già fatto protocollare la richiesta di rimborso in Via Tasso. Logico pensare che altri comuni presto lo seguiranno, anche perché la prescrizione è fissata nel 2016. A questo punto, visti i precedenti, credo che difficilmente il tributo potrà essere rimborsato. Da chi poi.
E se l’importo totale è di circa 9 milioni di euro, con quali soldi? Come per la Tia tutto finirà presto nel dimenticato e con essa la fiducia nelle istituzioni. Ma una domanda alla Provincia la possiamo fare: va bene (va bene proprio no, ma ormai...), abbiamo pagato un tributo non dovuto, ma ora ci potete dire almeno come è stato speso?
Il Legislatore parlava di “funzioni amministrative d’interesse provinciale riguardanti l’organizzazione dei rifiuti, il rilevamento, la disciplina e il controllo degli scarichi e delle emissioni e la tutela, difesa e valorizzazione del suolo”. Al riguardo, cosa è stato fatto con quei soldi? Almeno questo ce lo dovete.
Nel frattempo, prenderemo atto (per l’ennesima volta) che, quando si parla di rimborsi, vale sempre quanto scritto da Peppino Fiorelli molti anni fa : “Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scurdàmmoce 'o ppassato, simmo 'e Napule paisà”. O di Bergamo, tanto in questi casi, l’unità d’Italia è fatta da tempo.

Johannes Bückler

18 Settembre 2014 - Corriere della Sera - Bergamo - >>>>>

martedì 9 settembre 2014

Tasi, bollettini e contribuenti non rispettati.


Caro Direttore,
ci siamo. Entro mercoledì 10 settembre la telenovela sulla Tasi (Tassa sui Servizi Indivisibili) dovrebbe giungere al termine (il condizionale è sempre d’obbligo quando si parla di tasse).
I comuni, infatti, dovranno deliberare entro quella data l’aliquota che permetterà loro di garantire alla collettività servizi come la manutenzione delle strade o l’illuminazione comunale.
Prima della proroga avevamo auspicato che, vista la nuova scadenza, i comuni si sarebbero attrezzati per inviare a casa di ogni contribuente il bollettino debitamente compilato. Pensavamo: se pagare le tasse non è mai “bello” (anche se dovuto), sicuramente ci verranno risparmiate code e commercialisti al seguito. Ci tengono a noi cittadini, (anche e soprattutto prima di ogni campagna elettorale). Ma quando mai.
Veniamo a sapere che per quanto riguarda Bergamo la banca dati non è aggiornata. Chiedere perché non sia stata aggiornata, chi la doveva aggiornare e quando, credo sia inutile, non otterremmo risposta. Si poteva sperare almeno nei comuni più piccoli. Speranza vana anche lì.
Se pensiamo che al momento solo 4.752 comuni su 8.057 hanno pubblicato la delibera sul portale del federalismo fiscale del dipartimento delle Finanze, si comprende che molti amministratori hanno preferito trascorrere l’estate in tutt’altre faccende affaccendati.
Nella nostra Provincia sono ben 68 i comuni che mancano all’appello. E se un comune non delibera entro mercoledì? Tranquilli, nessun problema.
I contribuenti dovranno pagare la Tasi annua per il 2014 entro il 16 dicembre, ma con l’aliquota statale.
Con tanti ringraziamenti (anche per il mancato invio del bollettino precompilato) ai nostri amministratori.

Un caro saluto

Johannes Bückler

9 Settembre 2014 - Corriere della Sera - Bergamo - >>>>>