Disclaimer

Al fine di mantenere il blog nell'ambito di un confronto civile e costruttivo, tutti i commenti agli articoli espressi dai lettori verranno preventivamente valutati ed eventualmente moderati. La Redazione.

lunedì 27 ottobre 2014

E lo chiamavano governare (10)


Novembre 1985

Alla vigilia della finanziaria ‘86 qualcuno prova a mettere un freno alla spesa pubblica. Mario Segni (con Bassanini e Battaglia) ha proposto una modifica del regolamento del Senato. Prima della discussione, dice, approviamo un articolo che recita: “Si fissa l’indebitamento dello Stato a Lire: xxxxxxxx”. In pratica fissiamo il buco annuale così che qualsiasi modifica possa essere bocciata nell’eventualità che la spesa sia senza copertura. Buonanotte. Il Presidente del Senato. Amintore Fanfani, ha bocciato la proposta perché “ciò precluderebbe la libertà dei singoli parlamentari”. (libertà di che???)

5 dicembre 
La Finanziaria è ancora in alto mare. In Senato sono cominciate le votazioni sugli articoli e probabilmente ci sarà un’altra sedute notturna. Ci sono novità per le tariffe ferroviarie. Niente aumento del 20% degli abbonamenti (come proposto dal governo art. 10 comma 18) per studenti e lavoratori.

6 dicembre 
Governo battuto al Senato. Seduta sospesa, poi ripresa e poi ancora sospesa.
Ho la vaga impressione che la Finanziaria non vedrà la luce entro la fine dell’anno. Il Governo ha cercato di porre rimedio ai tagli bocciati in aula e per recuperare risorse ha puntato su un intervento nuovo, anzi nuovissimo. Un intervento mai pensato prima: l’aumento della benzina (via, stavo scherzando). Con un decreto a sorpresa la benzina passa da 1.305 a 1.400 Lire. D’altronde se il Senato boccia tagli per 1.700 miliardi da qualche parte bisogna pure andare a recuperarli.
L’Assemblea ha bocciato (a scrutinio segreto) anche l’art. 27. Quello che istituisce le “fasce di povertà”. In pratica i redditi minimi che servono a riequilibrare esenzioni, ticket e assegni familiari. Altri 2.000 miliardi da trovare. E vai.

7 dicembre 
Niente seduta notturna. Tutti a casa. Ormai il Governo si sta preparando all’esercizio provvisorio. Difficile che la Finanziaria possa essere approvata entro fine anno. Ma il problema a questo punto non sono tanto i tempi, quanto i contenuti. Ormai la Finanziaria è stata troppo modificata. Anzi, è stata completamente rattoppata.

9 dicembre 
Al Senato la Finanziaria è stata approvata, ma ormai l’esercizio provvisorio è scontato. Il passaggio alla Camera modificherà certamente il testo e quindi sarà inevitabile un ritorno al Senato.

20 gennaio 1986 
Mancano pochi giorni per evitare un altro mese di esercizio provvisorio. Esercizio, giusto ricordare, che ci costa 200 miliardi per ogni mese. In ballo c’è anche qualcosa di molto importante. Per la prima volta nella Sanità si sta cercando di porre rimedio all’invasione della politica. Per carità, niente di eccezionale. Anche perché, se nei consigli di amministrazione stanno per arrivare i tecnici, i politici si sono inventati gli “uffici di direzione”. Perché, dicono, chi meglio di un politico può avere un ruolo di indirizzo nel gestire un ospedale, acquistare attrezzature, sottoporre i cittadini a visite ed esami. (Certo, come no)

22 gennaio
Il Governo è andato sotto sull’art. 4, quello che riguarda la scuola. L’aumento delle tasse universitarie (200 miliardi che servivano per finanziarie al ricerca) non è passato. Comunisti, missini, indipendenti di sinistra, assenze e qualche decina di franchi tiratori. Ora sì che il Governo è costretto a porre la fiducia. Questo non eviterà l’esercizio provvisorio anche a febbraio. Il testo dovrà tornare alla Camera.

24 gennaio 
Altra giornata nera al Senato. Nel pomeriggio la maggioranza è andata sotto 3 volte. Hanno approvato senza problemi (con il voto di maggioranza e opposizione) solo il ripristino degli sconti ferroviari agli ex deputati. E’ stata bocciata invece la proposta del ministro Falcucci che mirava a ridurre le spese razionalizzando le supplenze nelle scuole. La motivazione è che “questo genere di cose le devono decidere le parti sociali, non il Governo”. (E quando mai????) Comunque si pensava di contenere il deficit a 110.000 miliardi, ma dopo tutte queste modifiche, si prevede un aumento di 1.000 miliardi.

28 gennaio 
Craxi ha pensato alle dimissioni, ma poi è prevalso lo spirito di servizio (chiamiamolo così). Si andrà avanti a colpi di fiducia. Ormai il tetto del deficit di 110.000 miliardi è saltato.
Grazie al ritardo e alle concessione fatte al Pci. Chi parla di 1.000, chi di 3.000 miliardi in più. Ma non è finita.

8 febbraio 
L’incubo alla Camera è finito. Si torna al Senato. Di questo passo l’esercizio provvisorio continuerà a marzo e, nel caso, saranno 600 i miliardi buttati. 

21 febbraio 
Dopo altri giorni di sofferenza la Finanziaria torna alla Camera. E il Governo va subito sotto. Due emendamenti del Pci sull’Iperf e altri 3.000 miliardi da trovare.

27 febbraio 
Evitato il terzo mese di esercizio provvisorio. La Camera ha approvato la Finanziaria. Sfondato di 2.000 miliardi il deficit previsto a 110.000 miliardi.

Quattro mesi di profonde polemiche, scontri, rovesciamenti di alleanze e voti di fiducia a raffica. 400 miliardi in più di spesa per 2 mesi di esercizio provvisorio. Ma tutti contenti. Soprattutto quei parlamentari che, col voto segreto e le assenze, hanno fatto passare a Craxi dei brutti momenti.

Per la cronaca i nomi degli assenti che contribuirono a mettere sotto continuamente il Governo furono pubblicati. Erano tutti parlamentari che non avevano avuto una poltrona (ministro, segretario, sottosegretario ecc.) nella formazione del Governo Craxi. Avevano covato per due anni e mezzo la vendetta e l'avevano ottenuta. Per futura memoria. Perché in politica, la sedia (o meglio la poltrona) viene sempre prima di tutto.

Johannes Bückler

P.S Ricordate la riforma della Sanità che doveva eliminare la politica dalle Usl? Non passò. La proposta di Degan che prevedeva di scegliere i direttori per “avviso pubblico” da uno speciale comitato (esperti scelti con sorteggio) non piacque a nessuno. Certo, forse non era la scelta migliore, una via di mezzo da una scelta politica e un concorso, ma era sempre meglio di niente. Contrari si sono schierati i democristiani, i socialisti e i comunisti. La gestione delle Usl rimarrà saldamente in mano ai partiti. In commissione per la Dc l’On. Maria Pia Garavaglia. Che, come sempre accade in questi casi, fu premiata anni dopo diventando ministro della Sanità.

Al prossimo assalto alla diligenza…

--------------------------------------------------------------------------------
L'enorme debito pubblico che abbiamo (e che blocca il Paese), non è la conseguenza di chissà quali oscuri complotti, ma il risultato matematico dell’operato di governi con la complicità di buona parte del Paese.
Quei governi stavano mangiando il futuro dei nostri figli e a tutti stava bene.
Proprio a tutti no, ma questa è un'altra storia.

E lo chiamavano governare. (1) (2) 3 (4) (5) (6) (7) (8) (9) (10) (11)

sabato 27 settembre 2014

I nostri ragazzi vogliono sentirci.


Marco frequentava il Liceo Lussana a Bergamo. Il primo giorno di scuola si è presentato in classe, ha lasciato lo zaino vicino al suo banco ed è uscito dall’aula. Passando dalla scala di emergenza è salito fino al quarto piano e si è lanciato nel vuoto. E’ morto due giorni fa all’Ospedale di Bergamo. 

La morte di Marco è una di quelle notizie che non vorremmo leggere mai.
Quando accadono questi fatti nella testa ci frullano mille domande a cui è difficile dare una risposta.
Noi adulti tendiamo generalmente a vedere l’adolescenza come un periodo di confusione, di sofferenza, dove i cambiamenti d’umore sono all’ordine del giorno. Gli esperti ci dicono che è nell’ordine naturale delle cose, che è una fase che abbiamo passato tutti e che serve a crescere. Già. Poi incontri sulla tua strada un ragazzo di 15 anni che il primo giorno di scuola preferisce andarsene piuttosto che affrontare quello che tutti ci dicono essere “la normalità” e tutto questo castello di certezze ti crolla addosso.
Forse è inutile farsi troppe domande. Inutile chiedersi se sia stata la confusione, la mancanza di un minimo di felicità e di gioia, l’inquietudine o chissà che altro a fargli compiere quel gesto. Non lo sapremo mai.
Quello che è certo (ed è inutile negarlo), è che esiste il problema dei tanti, troppi ragazzi che non ce la fanno a superare questo momento della vita. Inutile anche tentare di allontanare il pensiero che in fondo queste vicende non ci riguardano.
Ci riguardano eccome, tutti. Pensiamo che ai nostri ragazzi ormai non manchi niente solo perché possiamo, a differenza dei nostri padri, esaudire molti dei loro desideri materiali e pensiamo con questo di aver ottemperato ai nostri doveri di genitori. Non solo. Pretendiamo che la scuola si faccia carico di lacune che noi stessi a volte evitiamo di colmare.
Ma cosa possiamo chiedere alla scuola. Possiamo forse pretendere che ogni insegnante sia, per ogni alunno, educatore, tutor, guida di vita, psicologo, amico o chissà che altro?
Una cosa la possiamo pretendere, quella sì, ma questo vale soprattutto per noi genitori.
Ed è quello di sapere che i nostri ragazzi non hanno solo voglia d’imparare, non hanno solo voglia di “prendere un diploma”, ma vogliono soprattutto raccontare, condividere, confidarsi e farsi ascoltare; insomma, hanno voglia di vivere. Ed è qui che forse manchiamo un po’ tutti.
Cosa possiamo fare? Non lo so, ma una cosa è certa. Non smettiamo mai di parlare con loro. E’ il silenzio degli adulti che fa loro più male.
Meglio un sano frastuono al silenzio dell’indifferenza. Nel frattempo facciamo in modo d’imparare da questi tragici fatti, cominciando da oggi.
In fondo non ci vuole molto. Basta una semplice risposta alla domanda: quando è stata l’ultima volta che abbiamo abbracciato stretto nostro figlio o nostra figlia e abbiamo detto loro “ti vogliamo bene, ricorda, per qualsiasi cosa noi ci siamo e ci saremo sempre?”

Johannes Bückler

27 Settembre 2014 - Corriere della Sera - Bergamo

giovedì 18 settembre 2014

La Macchina del tempo. Anni 1995-2000 Il Coni.


"C.O.N.I, Comitato Olimpico Nazionale Italiano" 

C.O.N.I, Comitato Olimpico Nazionale Italiano, è un ente pubblico non economico disciplinato da norme caratterizzate dal perseguimento di un fine pubblico.
E meno male.
Nel 1995 il bilancio registra un buco di 27 miliardi di Lire. Nel 1996 il buco sale a 53 miliardi di Lire. Nel 1997 il buco è di Lire 44 miliardi. Nel 1998 sale a 145 miliardi di Lire. Nel 1999 a 198 miliardi e nel 2000 il buco tocca la quota di 227 miliardi.

Tranquilli, il segno meno è  ricorrente nei bilanci, ma qualche segno più c’e. Eccome se c’e. Per esempio le assunzioni hanno sempre il segno più. (Il Coni ha circa 3.000 dipendenti). Per non parlare degli enormi aumenti dati ai dipendenti e degli immensi sprechi. Delle continue promozioni di massa del personale, per esemio. Per questo lo Stato deve continuamente metterci una marea di soldi. Soldi che servono anche a pagare il sontuoso stipendio del Segretario Generale. 200 milioni lordi l’anno, più naturalmente la classica indennità: 60 milioni l’anno.

Con questi bilanci si va a firmare un nuovo contratto. E che dice la Corte dei Conti?

Il Ministro per i beni e le attività culturali Giovanna Melandri è l’artefice della riforma del Coni. Malgrado la feroce opposizione, è riuscita a far approvare il decreto. Il Coni rimane un ente pubblico, mentre le federazioni diventato soggetti di diritto privato. Buone le intenzioni. Cercare di razionalizzare l’enorme spesa,  soprattutto quella per il personale. Detto, fatto. Il rapporto tra dirigenti e impiegati nei Ministeri non economici è di 1 a 52. Nel Coni il rapporto è di 1 a 27. Per la precisione ci sono 2843 impiegati e 102 dirigenti. La retribuzione base mensile di un Dirigente Generale (esclusa l’indennità di cui sopra) è di 17.400.000 Lire. Quello di un Dirigente di qualifica è di 10.400.000 Lire. Più la solita indennità naturalmente.
Note interessanti nel  contratto di lavoro dei dipendenti. L’articolo 41 concede ai dipendenti del Coni di lavorare 35 ore settimana.

In caso di lavoro festivo si è pagati con la dovuta maggiorazione, ma viene aggiunto anche un giorno di ulteriore riposo (art. 44).

Il contratto di lavoro prevede anche che un dipendente che decide di dimettersi ha tempo 5 anni per poterci ripensare. Nel caso deve essere riassunto. Mantenendo l’eventuale sostituto. (art. 20)

Nel caso un dipendente debba essere trasferito in altra sede, dovranno essergli rimborsate tutte le spese di viaggio, vitto, alloggio per sé (tenetevi!), per tutta la sua famiglia (tranquilli non è finita, state comodi), per tutti i parenti entro il terzo grado e affini sino al secondo grado. (e adesso pensate una parolaccia, quella che volete).

Per contratto i dipendenti possono avere dal Coni borse di studio per i figli, teatro, nuoto, tennis, basket e uncinetto per le mogli. Centri estivi per i figli piccoli e vacanze di studio all’estero per i figli che faticano a imparare l’inglese a scuola.

Come se non bastasse servono 21 miliardi di Lire ogni anno per pagare le pensioni a ex dipendenti.

--------------------------------------------------------------------------------
Perché sono stati possibili tutti questi sprechi? Il motivo è semplice. Nonostante quello che si dice, gli italiani hanno sempre saputo distinguere tra un politico onesto, capace e rigoroso nell'utilizzare i soldi pubblici e uno sprecone,  disposto a distribuire favori solo in cambio di voti.
E hanno sempre votato di conseguenza.

Il labirinto del cittadino.


Siamo un Paese malato di riforme, logica conclusione osservando quello che accade da molti anni.
A ogni cambio di governo si pone lo stesso problema: le riforme come punto fondamentale per un ammodernamento del Paese.
E riforme significa nuove leggi. Ma al Paese servono veramente nuove norme, nuove regole, nuove direttive, nuovi cavilli? O serve invece delegiferare, semplificare, eliminare ostacoli, ridurre il numero delle leggi cercando magari di far rispettare (quello sì) quelle esistenti?
Oltre 160.000 leggi non sono ancora sufficienti? Avere 20-30 volte il numero delle leggi della Gran Bretagna, della Francia o della stessa Germania non rischia di far morire il Paese in un labirinto regolamentare nel quale cittadini e imprese difficilmente riescono a orientarsi?
E vogliamo parlare dei 21 regimi fiscali regionali diversi, degli 8.100 regimi fiscali comunali e dei 104 regimi fiscali provinciali? Può capitare che in questo ginepraio al cittadino siano persino richiesti tributi non dovuti (pure!).
E’ accaduto tempo fa con la Tia (Tariffa per l’Igiene Ambientale che dal 1999 in molti comuni aveva sostituito la Tassa Smaltimento Rifiuti Solidi Urbani) quando a oltre 6 milioni di cittadini era stata applicata l’Iva al 10%. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 238 del 24 luglio 2009 (e successivamente, nel 2012, con sentenza della Corte di Cassazione), ha stabilito che la TIA, così come disciplinata dal Decreto Ronchi, è una «tassa» e non una «tariffa», pertanto, sulla stessa non è applicabile l'Iva.
L’errore è stato evidente, ma errare è umano pensavamo, è sufficiente rimborsare ai cittadini il dovuto. E quando mai. Sono passati due anni e ancora niente all’orizzonte, di rimborsi nessuna traccia.
Ora veniamo a sapere che dopo la Tia anche la Tefa (un giorno lo voglio conoscere quello che inventa queste sigle) è stata fatta pagare ai cittadini dal 2006 al 2008 malgrado, in quegli anni, non fosse dovuta. La Tefa (tributo per l'esercizio delle funzioni ambientali) è un'addizionale destinata alle Province, che si applica in percentuale sull'importo della componente rifiuti.
Ad accorgersi del vuoto normativo un consigliere d’opposizione di Torre Boldone, Alberto Ronzoni, che ha già fatto protocollare la richiesta di rimborso in Via Tasso. Logico pensare che altri comuni presto lo seguiranno, anche perché la prescrizione è fissata nel 2016. A questo punto, visti i precedenti, credo che difficilmente il tributo potrà essere rimborsato. Da chi poi.
E se l’importo totale è di circa 9 milioni di euro, con quali soldi? Come per la Tia tutto finirà presto nel dimenticato e con essa la fiducia nelle istituzioni. Ma una domanda alla Provincia la possiamo fare: va bene (va bene proprio no, ma ormai...), abbiamo pagato un tributo non dovuto, ma ora ci potete dire almeno come è stato speso?
Il Legislatore parlava di “funzioni amministrative d’interesse provinciale riguardanti l’organizzazione dei rifiuti, il rilevamento, la disciplina e il controllo degli scarichi e delle emissioni e la tutela, difesa e valorizzazione del suolo”. Al riguardo, cosa è stato fatto con quei soldi? Almeno questo ce lo dovete.
Nel frattempo, prenderemo atto (per l’ennesima volta) che, quando si parla di rimborsi, vale sempre quanto scritto da Peppino Fiorelli molti anni fa : “Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scurdàmmoce 'o ppassato, simmo 'e Napule paisà”. O di Bergamo, tanto in questi casi, l’unità d’Italia è fatta da tempo.

Johannes Bückler

18 Settembre 2014 - Corriere della Sera - Bergamo - >>>>>

martedì 9 settembre 2014

Tasi, bollettini e contribuenti non rispettati.


Caro Direttore,
ci siamo. Entro mercoledì 10 settembre la telenovela sulla Tasi (Tassa sui Servizi Indivisibili) dovrebbe giungere al termine (il condizionale è sempre d’obbligo quando si parla di tasse).
I comuni, infatti, dovranno deliberare entro quella data l’aliquota che permetterà loro di garantire alla collettività servizi come la manutenzione delle strade o l’illuminazione comunale.
Prima della proroga avevamo auspicato che, vista la nuova scadenza, i comuni si sarebbero attrezzati per inviare a casa di ogni contribuente il bollettino debitamente compilato. Pensavamo: se pagare le tasse non è mai “bello” (anche se dovuto), sicuramente ci verranno risparmiate code e commercialisti al seguito. Ci tengono a noi cittadini, (anche e soprattutto prima di ogni campagna elettorale). Ma quando mai.
Veniamo a sapere che per quanto riguarda Bergamo la banca dati non è aggiornata. Chiedere perché non sia stata aggiornata, chi la doveva aggiornare e quando, credo sia inutile, non otterremmo risposta. Si poteva sperare almeno nei comuni più piccoli. Speranza vana anche lì.
Se pensiamo che al momento solo 4.752 comuni su 8.057 hanno pubblicato la delibera sul portale del federalismo fiscale del dipartimento delle Finanze, si comprende che molti amministratori hanno preferito trascorrere l’estate in tutt’altre faccende affaccendati.
Nella nostra Provincia sono ben 68 i comuni che mancano all’appello. E se un comune non delibera entro mercoledì? Tranquilli, nessun problema.
I contribuenti dovranno pagare la Tasi annua per il 2014 entro il 16 dicembre, ma con l’aliquota statale.
Con tanti ringraziamenti (anche per il mancato invio del bollettino precompilato) ai nostri amministratori.

Un caro saluto

Johannes Bückler

9 Settembre 2014 - Corriere della Sera - Bergamo - >>>>>

martedì 12 agosto 2014

Lotta all’evasione: chiediamo aiuto alle Banche.


In questi giorni abbiamo sentito parlare di anatocismo. Per i non addetti ai lavori, mi permetto di ricordare il significato del termine. La definizione è stata estrapolata da una enciclopedia on.line: “Con il termine anatocismo (dal greco anà - sopra, e tokòs - prodotto) si intende la capitalizzazione degli interessi su un capitale, affinché essi siano a loro volta produttivi di altri interessi (in pratica è il calcolo degli interessi sugli interessi).
Nella prassi bancaria, tali interessi vengono definiti "composti". Esempi di anatocismo sono il calcolo dell'interesse attivo su un conto di deposito, o il calcolo dell'interesse passivo di un mutuo”.
Alcuni giorni fa è stato possibile registrare la mancata approvazione della legge che prevedeva l’abolizione dell’anatocismo. Mario Draghi, nella sua prima audizione della nuova legislatura di fronte alla Commissione Affari Economici e Monetari del Parlamento europeo a Strasburgo, aveva reso dichiarazioni sulla difficile congiuntura economica. Le attese della Bce per la seconda metà del 2014 e il 2015 erano quelle per un recupero più consistente dell’attività economica. Sugli eventuali e possibili recuperi, era stato ipotizzato l’incoraggiamento del credito, eventuale riduzione del tasso di interesse, e l’ipotetico programma di rifinanziamento delle banche finalizzato alla concessione di credito a famiglie e imprese. Puntualmente i recenti dati ISTAT hanno confermato il momento di profonda recessione.
Quanto promesso sono tutti bei propositi. Analizzando l’operatività di numerose banche (italiane) è possibile notare come lo sguardo delle stesse è rivolto in ben altra direzione. In questo momento il sistema bancario italiano è impegnato a realizzare facili guadagni, certi e altamente remunerativi. Come? Certamente non concedendo credito alle famiglie e ad imprese, mutui per l’acquisto della prima casa, così come auspicato dagli appelli del Presidente della BCE. Sul sito di una affermata azienda del settore della commercializzazione dei diamanti, è possibile leggere che “la stessa è una società di intermediazione che vuole rappresentare il punto di incontro tra la domanda e l’offerta dell’investimento in diamanti.
La domanda è rappresentata dalla richiesta di cittadini italiani che desiderano investire in diamanti”. La negoziazione è garantita da un gruppo di banche che hanno aderito a questa iniziativa e che hanno costituito una partnership per gli investimenti in questo settore, ricevendo in contropartita una lauta commissione ( qualcuno indica il 12% circa).
“Oggi, investire in diamanti, è un’ottima opportunità per chi vuole diversificare il proprio portafoglio senza correre rischi, scegliendo un bene che, storicamente, si è sempre rivalutato coprendo inflazione e svalutazione.
Parlare di investimento in diamanti significa proporre l’investimento nel bene rifugio per antonomasia: è il più grande valore nel più piccolo spazio”.
La cosa che stupisce è che la banca (a cui ci si rivolge per l’operazione) non è tenuta – non si sa in virtù di quale principio o norma – alla segnalazione (tracciabilità) dei dati personali dei richiedenti l’operazione, così come previsto dalle norme dell’antiriciclaggio per tutte le operazioni che superano un certo importo.
Quindi chiunque può tranquillamente accedere a questo tipo di operazione, senza temere di essere identificato e di rimetterci nulla. Si. Perché il bene (diamanti) non è pignorabile o sequestrato in caso di reato fiscale. Mi chiedo com’è possibile non prevedere controlli sulla correttezza e regolarità di queste operazioni, non ipotizzando comunque una forma di rilevazione e segnalazioni alle Autorità competenti.
Di fatto ritengo, da uomo della strada, che tutti coloro che si avvicinano a questo tipo di transazioni (certamente la gran parte) sia finalizzato ad un investimento sicuro, lontano da occhi e controlli indiscreti.
Di fronte a questo scenario, mi chiedo e chiedo agli addetti ai lavori, se sia possibile trovarsi davanti ad una scarsa attenzione dei preposti ai controlli, o alla carenza di disposizioni di legge che hanno come obiettivo il controllo delle attività bancarie o il rispetto della normativa antiriciclaggio.
Su tutta la vicenda, sarebbe interessante e certamente costruttivo un parere del preposto all’Autorità nazionale anticorruzione, Dott. Raffaele Cantone.

Rino Impronta

lunedì 11 agosto 2014

E lo chiamavano governare (9)


29 Aprile 1985

"Sopra i flutti o sotto i flutti, la Sicilia sia unita al Continente"
(G. Zanardelli, 1876)


Sviluppo economico e criminalità. Questi i due temi che il capo del Governo Bettino Craxi ha affrontato nella sua visita a Palermo. Descrivendo la situazione economica-sociale dell’isola, Craxi ha detto: “Non è confortante, ma lo Stato vuole intervenire per dotare la Sicilia di infrastrutture che le consentano un inserimento dinamico nella realtà mediterranea e un collegamento più stretto con l’Europa”.
A questo proposito il Presidente del Consiglio ha promesso la realizzazione di una grande opera per l'isola. Il Ponte sullo Stretto si farà.

27 Dicembre 1985

Oggi si è riunito il Consiglio dei Ministri. E’ l’ultima seduta dell’anno, ma molto importante perché le decisioni sono destinate a riflettersi su tutto l’86.
Per esempio il ripristino dell’Epifania per la gioia di grandi e piccini cui mancava da tempo la Befana.
C’è il quarto decreto per evitare il black out delle Tv private, la nuova imposta comunale, l’aumento delle tasse universitarie  e soprattutto quello che per Craxi deve essere il sigillo in grande stile del 1985: il Ponte sullo Stretto di Messina.
Dopo anni di polemiche finalmente l’atto decisivo.
È firmato il decreto interministeriale di concessione per il collegamento stradale e ferroviario tra la Sicilia e il continente.
Dopo Craxi hanno firmato il decreto il Ministro del Tesoro Goria, dei Trasporti Signorile, del Bilancio Romita, dei Lavori Pubblici Nicolazzi, delle Partecipazioni Statali Darida e della Marina Mercantile Carta. Scelta del progetto (se il programma stabilito dal Presidente dell’Iri, Prodi non subirà contraccolpi), entro luglio 1986. Inizio lavori entro il 1989. Conclusione e inaugurazione entro il 1996. Tutto scritto. Nero su bianco.

Va beh, come andò a finire potete intuirlo da soli.
Eppure la tabella di marcia era precisa. Entro il 1986 bisognava scegliere quale tipologia di collegamento. La scelta era tra un ponte sospeso, un tunnel sommerso e un tunnel appoggiato sul fondo del mare.
Nel 1987 bisognava passare alla progettazione definitiva e all’apertura dei cantieri. Entro la fine del 1996, la Sicilia doveva essere collegata alla terraferma.
Dal 1986 al 1993 furono destinati al progetto decine di miliardi (nessuno sa ancora oggi quanti). In quel periodo di tempo non si riuscì nemmeno a scegliere la tipologia di collegamento.
Siamo ancora lì. Ponte o tunnel? 

 Ah dimenticavo. Negli stessi anni fu realizzato il canale della Manica che collega la Francia e la Gran Bretagna. Va beh, ma noi ci pensiamo bene prima di fare un'opera. Dove eravamo rimasti? Ah sì. Ponte o tunnel?

Al prossimo assalto alla diligenza…

--------------------------------------------------------------------------------
L'enorme debito pubblico che abbiamo (e che blocca il Paese), non è la conseguenza di chissà quali oscuri complotti, ma il risultato matematico dell’operato di governi con la complicità di buona parte del Paese.
Quei governi stavano mangiando il futuro dei nostri figli e a tutti stava bene.
Proprio a tutti no, ma questa è un'altra storia.

E lo chiamavano governare. (1) (2) 3 (4) (5) (6) (7) (8) (9(10)