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Al fine di mantenere il blog nell'ambito di un confronto civile e costruttivo, tutti i commenti agli articoli espressi dai lettori verranno preventivamente valutati ed eventualmente moderati. La Redazione.

giovedì 18 settembre 2014

La Macchina del tempo. Anni 1995-2000 Il Coni.


"C.O.N.I, Comitato Olimpico Nazionale Italiano" 

C.O.N.I, Comitato Olimpico Nazionale Italiano, è un ente pubblico non economico disciplinato da norme caratterizzate dal perseguimento di un fine pubblico.
E meno male.
Nel 1995 il bilancio registra un buco di 27 miliardi di Lire. Nel 1996 il buco sale a 53 miliardi di Lire. Nel 1997 il buco è di Lire 44 miliardi. Nel 1998 sale a 145 miliardi di Lire. Nel 1999 a 198 miliardi e nel 2000 il buco tocca la quota di 227 miliardi.

Tranquilli, il segno meno è  ricorrente nei bilanci, ma qualche segno più c’e. Eccome se c’e. Per esempio le assunzioni hanno sempre il segno più. (Il Coni ha circa 3.000 dipendenti). Per non parlare degli enormi aumenti dati ai dipendenti e degli immensi sprechi. Delle continue promozioni di massa del personale, per esemio. Per questo lo Stato deve continuamente metterci una marea di soldi. Soldi che servono anche a pagare il sontuoso stipendio del Segretario Generale. 200 milioni lordi l’anno, più naturalmente la classica indennità: 60 milioni l’anno.

Con questi bilanci si va a firmare un nuovo contratto. E che dice la Corte dei Conti?

Il Ministro per i beni e le attività culturali Giovanna Melandri è l’artefice della riforma del Coni. Malgrado la feroce opposizione, è riuscita a far approvare il decreto. Il Coni rimane un ente pubblico, mentre le federazioni diventato soggetti di diritto privato. Buone le intenzioni. Cercare di razionalizzare l’enorme spesa,  soprattutto quella per il personale. Detto, fatto. Il rapporto tra dirigenti e impiegati nei Ministeri non economici è di 1 a 52. Nel Coni il rapporto è di 1 a 27. Per la precisione ci sono 2843 impiegati e 102 dirigenti. La retribuzione base mensile di un Dirigente Generale (esclusa l’indennità di cui sopra) è di 17.400.000 Lire. Quello di un Dirigente di qualifica è di 10.400.000 Lire. Più la solita indennità naturalmente.
Note interessanti nel  contratto di lavoro dei dipendenti. L’articolo 41 concede ai dipendenti del Coni di lavorare 35 ore settimana.

In caso di lavoro festivo si è pagati con la dovuta maggiorazione, ma viene aggiunto anche un giorno di ulteriore riposo (art. 44).

Il contratto di lavoro prevede anche che un dipendente che decide di dimettersi ha tempo 5 anni per poterci ripensare. Nel caso deve essere riassunto. Mantenendo l’eventuale sostituto. (art. 20)

Nel caso un dipendente debba essere trasferito in altra sede, dovranno essergli rimborsate tutte le spese di viaggio, vitto, alloggio per sé (tenetevi!), per tutta la sua famiglia (tranquilli non è finita, state comodi), per tutti i parenti entro il terzo grado e affini sino al secondo grado. (e adesso pensate una parolaccia, quella che volete).

Per contratto i dipendenti possono avere dal Coni borse di studio per i figli, teatro, nuoto, tennis, basket e uncinetto per le mogli. Centri estivi per i figli piccoli e vacanze di studio all’estero per i figli che faticano a imparare l’inglese a scuola.

Come se non bastasse servono 21 miliardi di Lire ogni anno per pagare le pensioni a ex dipendenti.

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Perché sono stati possibili tutti questi sprechi? Il motivo è semplice. Nonostante quello che si dice, gli italiani hanno sempre saputo distinguere tra un politico onesto, capace e rigoroso nell'utilizzare i soldi pubblici e uno sprecone,  disposto a distribuire favori solo in cambio di voti.
E hanno sempre votato di conseguenza.

Il labirinto del cittadino.


Siamo un Paese malato di riforme, logica conclusione osservando quello che accade da molti anni.
A ogni cambio di governo si pone lo stesso problema: le riforme come punto fondamentale per un ammodernamento del Paese.
E riforme significa nuove leggi. Ma al Paese servono veramente nuove norme, nuove regole, nuove direttive, nuovi cavilli? O serve invece delegiferare, semplificare, eliminare ostacoli, ridurre il numero delle leggi cercando magari di far rispettare (quello sì) quelle esistenti?
Oltre 160.000 leggi non sono ancora sufficienti? Avere 20-30 volte il numero delle leggi della Gran Bretagna, della Francia o della stessa Germania non rischia di far morire il Paese in un labirinto regolamentare nel quale cittadini e imprese difficilmente riescono a orientarsi?
E vogliamo parlare dei 21 regimi fiscali regionali diversi, degli 8.100 regimi fiscali comunali e dei 104 regimi fiscali provinciali? Può capitare che in questo ginepraio al cittadino siano persino richiesti tributi non dovuti (pure!).
E’ accaduto tempo fa con la Tia (Tariffa per l’Igiene Ambientale che dal 1999 in molti comuni aveva sostituito la Tassa Smaltimento Rifiuti Solidi Urbani) quando a oltre 6 milioni di cittadini era stata applicata l’Iva al 10%. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 238 del 24 luglio 2009 (e successivamente, nel 2012, con sentenza della Corte di Cassazione), ha stabilito che la TIA, così come disciplinata dal Decreto Ronchi, è una «tassa» e non una «tariffa», pertanto, sulla stessa non è applicabile l'Iva.
L’errore è stato evidente, ma errare è umano pensavamo, è sufficiente rimborsare ai cittadini il dovuto. E quando mai. Sono passati due anni e ancora niente all’orizzonte, di rimborsi nessuna traccia.
Ora veniamo a sapere che dopo la Tia anche la Tefa (un giorno lo voglio conoscere quello che inventa queste sigle) è stata fatta pagare ai cittadini dal 2006 al 2008 malgrado, in quegli anni, non fosse dovuta. La Tefa (tributo per l'esercizio delle funzioni ambientali) è un'addizionale destinata alle Province, che si applica in percentuale sull'importo della componente rifiuti.
Ad accorgersi del vuoto normativo un consigliere d’opposizione di Torre Boldone, Alberto Ronzoni, che ha già fatto protocollare la richiesta di rimborso in Via Tasso. Logico pensare che altri comuni presto lo seguiranno, anche perché la prescrizione è fissata nel 2016. A questo punto, visti i precedenti, credo che difficilmente il tributo potrà essere rimborsato. Da chi poi.
E se l’importo totale è di circa 9 milioni di euro, con quali soldi? Come per la Tia tutto finirà presto nel dimenticato e con essa la fiducia nelle istituzioni. Ma una domanda alla Provincia la possiamo fare: va bene (va bene proprio no, ma ormai...), abbiamo pagato un tributo non dovuto, ma ora ci potete dire almeno come è stato speso?
Il Legislatore parlava di “funzioni amministrative d’interesse provinciale riguardanti l’organizzazione dei rifiuti, il rilevamento, la disciplina e il controllo degli scarichi e delle emissioni e la tutela, difesa e valorizzazione del suolo”. Al riguardo, cosa è stato fatto con quei soldi? Almeno questo ce lo dovete.
Nel frattempo, prenderemo atto (per l’ennesima volta) che, quando si parla di rimborsi, vale sempre quanto scritto da Peppino Fiorelli molti anni fa : “Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scurdàmmoce 'o ppassato, simmo 'e Napule paisà”. O di Bergamo, tanto in questi casi, l’unità d’Italia è fatta da tempo.

Johannes Bückler

18 Settembre 2014 - Corriere della Sera - Bergamo - >>>>>

martedì 9 settembre 2014

Tasi, bollettini e contribuenti non rispettati.


Caro Direttore,
ci siamo. Entro mercoledì 10 settembre la telenovela sulla Tasi (Tassa sui Servizi Indivisibili) dovrebbe giungere al termine (il condizionale è sempre d’obbligo quando si parla di tasse).
I comuni, infatti, dovranno deliberare entro quella data l’aliquota che permetterà loro di garantire alla collettività servizi come la manutenzione delle strade o l’illuminazione comunale.
Prima della proroga avevamo auspicato che, vista la nuova scadenza, i comuni si sarebbero attrezzati per inviare a casa di ogni contribuente il bollettino debitamente compilato. Pensavamo: se pagare le tasse non è mai “bello” (anche se dovuto), sicuramente ci verranno risparmiate code e commercialisti al seguito. Ci tengono a noi cittadini, (anche e soprattutto prima di ogni campagna elettorale). Ma quando mai.
Veniamo a sapere che per quanto riguarda Bergamo la banca dati non è aggiornata. Chiedere perché non sia stata aggiornata, chi la doveva aggiornare e quando, credo sia inutile, non otterremmo risposta. Si poteva sperare almeno nei comuni più piccoli. Speranza vana anche lì.
Se pensiamo che al momento solo 4.752 comuni su 8.057 hanno pubblicato la delibera sul portale del federalismo fiscale del dipartimento delle Finanze, si comprende che molti amministratori hanno preferito trascorrere l’estate in tutt’altre faccende affaccendati.
Nella nostra Provincia sono ben 68 i comuni che mancano all’appello. E se un comune non delibera entro mercoledì? Tranquilli, nessun problema.
I contribuenti dovranno pagare la Tasi annua per il 2014 entro il 16 dicembre, ma con l’aliquota statale.
Con tanti ringraziamenti (anche per il mancato invio del bollettino precompilato) ai nostri amministratori.

Un caro saluto

Johannes Bückler

9 Settembre 2014 - Corriere della Sera - Bergamo - >>>>>

martedì 12 agosto 2014

Lotta all’evasione: chiediamo aiuto alle Banche.


In questi giorni abbiamo sentito parlare di anatocismo. Per i non addetti ai lavori, mi permetto di ricordare il significato del termine. La definizione è stata estrapolata da una enciclopedia on.line: “Con il termine anatocismo (dal greco anà - sopra, e tokòs - prodotto) si intende la capitalizzazione degli interessi su un capitale, affinché essi siano a loro volta produttivi di altri interessi (in pratica è il calcolo degli interessi sugli interessi).
Nella prassi bancaria, tali interessi vengono definiti "composti". Esempi di anatocismo sono il calcolo dell'interesse attivo su un conto di deposito, o il calcolo dell'interesse passivo di un mutuo”.
Alcuni giorni fa è stato possibile registrare la mancata approvazione della legge che prevedeva l’abolizione dell’anatocismo. Mario Draghi, nella sua prima audizione della nuova legislatura di fronte alla Commissione Affari Economici e Monetari del Parlamento europeo a Strasburgo, aveva reso dichiarazioni sulla difficile congiuntura economica. Le attese della Bce per la seconda metà del 2014 e il 2015 erano quelle per un recupero più consistente dell’attività economica. Sugli eventuali e possibili recuperi, era stato ipotizzato l’incoraggiamento del credito, eventuale riduzione del tasso di interesse, e l’ipotetico programma di rifinanziamento delle banche finalizzato alla concessione di credito a famiglie e imprese. Puntualmente i recenti dati ISTAT hanno confermato il momento di profonda recessione.
Quanto promesso sono tutti bei propositi. Analizzando l’operatività di numerose banche (italiane) è possibile notare come lo sguardo delle stesse è rivolto in ben altra direzione. In questo momento il sistema bancario italiano è impegnato a realizzare facili guadagni, certi e altamente remunerativi. Come? Certamente non concedendo credito alle famiglie e ad imprese, mutui per l’acquisto della prima casa, così come auspicato dagli appelli del Presidente della BCE. Sul sito di una affermata azienda del settore della commercializzazione dei diamanti, è possibile leggere che “la stessa è una società di intermediazione che vuole rappresentare il punto di incontro tra la domanda e l’offerta dell’investimento in diamanti.
La domanda è rappresentata dalla richiesta di cittadini italiani che desiderano investire in diamanti”. La negoziazione è garantita da un gruppo di banche che hanno aderito a questa iniziativa e che hanno costituito una partnership per gli investimenti in questo settore, ricevendo in contropartita una lauta commissione ( qualcuno indica il 12% circa).
“Oggi, investire in diamanti, è un’ottima opportunità per chi vuole diversificare il proprio portafoglio senza correre rischi, scegliendo un bene che, storicamente, si è sempre rivalutato coprendo inflazione e svalutazione.
Parlare di investimento in diamanti significa proporre l’investimento nel bene rifugio per antonomasia: è il più grande valore nel più piccolo spazio”.
La cosa che stupisce è che la banca (a cui ci si rivolge per l’operazione) non è tenuta – non si sa in virtù di quale principio o norma – alla segnalazione (tracciabilità) dei dati personali dei richiedenti l’operazione, così come previsto dalle norme dell’antiriciclaggio per tutte le operazioni che superano un certo importo.
Quindi chiunque può tranquillamente accedere a questo tipo di operazione, senza temere di essere identificato e di rimetterci nulla. Si. Perché il bene (diamanti) non è pignorabile o sequestrato in caso di reato fiscale. Mi chiedo com’è possibile non prevedere controlli sulla correttezza e regolarità di queste operazioni, non ipotizzando comunque una forma di rilevazione e segnalazioni alle Autorità competenti.
Di fatto ritengo, da uomo della strada, che tutti coloro che si avvicinano a questo tipo di transazioni (certamente la gran parte) sia finalizzato ad un investimento sicuro, lontano da occhi e controlli indiscreti.
Di fronte a questo scenario, mi chiedo e chiedo agli addetti ai lavori, se sia possibile trovarsi davanti ad una scarsa attenzione dei preposti ai controlli, o alla carenza di disposizioni di legge che hanno come obiettivo il controllo delle attività bancarie o il rispetto della normativa antiriciclaggio.
Su tutta la vicenda, sarebbe interessante e certamente costruttivo un parere del preposto all’Autorità nazionale anticorruzione, Dott. Raffaele Cantone.

Rino Impronta

lunedì 11 agosto 2014

E lo chiamavano governare (9)


29 Aprile 1985

"Sopra i flutti o sotto i flutti, la Sicilia sia unita al Continente"
(G. Zanardelli, 1876)


Sviluppo economico e criminalità. Questi i due temi che il capo del Governo Bettino Craxi ha affrontato nella sua visita a Palermo. Descrivendo la situazione economica-sociale dell’isola, Craxi ha detto: “Non è confortante, ma lo Stato vuole intervenire per dotare la Sicilia di infrastrutture che le consentano un inserimento dinamico nella realtà mediterranea e un collegamento più stretto con l’Europa”.
A questo proposito il Presidente del Consiglio ha promesso la realizzazione di una grande opera per l'isola. Il Ponte sullo Stretto si farà.

27 Dicembre 1985

Oggi si è riunito il Consiglio dei Ministri. E’ l’ultima seduta dell’anno, ma molto importante perché le decisioni sono destinate a riflettersi su tutto l’86.
Per esempio il ripristino dell’Epifania per la gioia di grandi e piccini cui mancava da tempo la Befana.
C’è il quarto decreto per evitare il black out delle Tv private, la nuova imposta comunale, l’aumento delle tasse universitarie  e soprattutto quello che per Craxi deve essere il sigillo in grande stile del 1985: il Ponte sullo Stretto di Messina.
Dopo anni di polemiche finalmente l’atto decisivo.
È firmato il decreto interministeriale di concessione per il collegamento stradale e ferroviario tra la Sicilia e il continente.
Dopo Craxi hanno firmato il decreto il Ministro del Tesoro Goria, dei Trasporti Signorile, del Bilancio Romita, dei Lavori Pubblici Nicolazzi, delle Partecipazioni Statali Darida e della Marina Mercantile Carta. Scelta del progetto (se il programma stabilito dal Presidente dell’Iri, Prodi non subirà contraccolpi), entro luglio 1986. Inizio lavori entro il 1989. Conclusione e inaugurazione entro il 1996. Tutto scritto. Nero su bianco.

Va beh, come andò a finire potete intuirlo da soli.
Eppure la tabella di marcia era precisa. Entro il 1986 bisognava scegliere quale tipologia di collegamento. La scelta era tra un ponte sospeso, un tunnel sommerso e un tunnel appoggiato sul fondo del mare.
Nel 1987 bisognava passare alla progettazione definitiva e all’apertura dei cantieri. Entro la fine del 1996, la Sicilia doveva essere collegata alla terraferma.
Dal 1986 al 1993 furono destinati al progetto decine di miliardi (nessuno sa ancora oggi quanti). In quel periodo di tempo non si riuscì nemmeno a scegliere la tipologia di collegamento.
Siamo ancora lì. Ponte o tunnel? 

 Ah dimenticavo. Negli stessi anni fu realizzato il canale della Manica che collega la Francia e la Gran Bretagna. Va beh, ma noi ci pensiamo bene prima di fare un'opera. Dove eravamo rimasti? Ah sì. Ponte o tunnel?

Al prossimo assalto alla diligenza…

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L'enorme debito pubblico che abbiamo (e che blocca il Paese), non è la conseguenza di chissà quali oscuri complotti, ma il risultato matematico dell’operato di governi con la complicità di buona parte del Paese.
Quei governi stavano mangiando il futuro dei nostri figli e a tutti stava bene.
Proprio a tutti no, ma questa è un'altra storia.

E lo chiamavano governare. (1) (2) 3 (4) (5) (6) (7) (8) (9(10)

domenica 3 agosto 2014

Lettera aperta a corrotti e corruttori.


Carissimi,
naturalmente il “carissimi” non va inteso in senso affettivo (ci mancherebbe), ma solo per quanto ci costate ogni volta che vi occupate della cosa pubblica.
Perchè quando costruite una strada, un ospedale o anche una semplice galleria finisce sempre col costare qualcosa di più a noi contribuenti.
Tanto per cominciare vi ricordo che a causa vostra siamo al 69° posto nell’ultimo rapporto dell’Ong Trasparency International che stila la classifica mondiale della corruzione (calcolo effettuato dal Corruption Perceptions Index).
Siamo, e c’è poco da vantarsi, dietro l’Arabia Saudita, Ghana e Cuba. Sono certo che la cosa non v’impedisce di dormire sonni tranquilli (figuriamoci). Come non vi preoccupano certo gli strali di Papa Francesco che negli ultimi tempi ha fatto riferimento alla piaga della corruzione come un peccato tremendo. Forse un pochino il monito conclusivo che,  (vi ha ricordato) : “quando tutto finirà nessuno potrà portarsi dall’altra parte il frutto della corruzione”. E di là, fortunatamente, le bustarelle non funzionano, aggiungo io.
Perché “carissimi”, è bene che sappiate che il disprezzo della gente lo stanno pagando anche i politici onesti e le imprese che seguono le regole. E se all’estero ci definiscono come un’accozzaglia di fannulloni dediti alla tangente, è a voi che si rivolgono, e non ai milioni d’italiani che tutte le mattine si alzano rispettando leggi e regole di convivenza civile.
Comunque conosco già la vostra principale obiezione: la corruzione esiste in ogni parte del mondo. Eh già, come darvi torto. Esiste persino nella virtuosa Finlandia. Esiste in Cina e negli U.S.A., nell’integerrima Germania e persino nella lontana Australia. Però, con una piccola differenza. Quell’impercettibile (eufemismo) differenza che fa sì che siamo sempre in leggera controtendenza rispetto agli altri Paesi.
La differenza è che dalle altre parti, corrompono, si fanno corrompere, pagano e incassano tangenti, e i costi lievitano esattamente come da noi, ma alla fine dei lavori i cittadini si ritrovano con servizi degni di questo nome. In pratica non lucrano sull’inefficienza come fate voi.
Hanno una dignità, piccola piccola magari, ma ne hanno almeno una. E allora vi rivolgo un invito. Se proprio non riuscite a campare senza pagare o riscuotere tangenti (e questo è male), perché, quando costruite una strada, non lo fate come si deve invece di rifilarci asfalti che si sbriciolano dopo pochi mesi?
Se costruite un ospedale (dopo aver vinto l’appalto nei modi che ben sapete), perché non lo fate con tutti i crismi, senza che abbia bisogno di manutenzione ancor prima di essere inaugurato?
E se costruite una galleria, fate in modo che non piova dentro almeno a ferragosto; e illuminatele bene, rispettando la norma UNI 11095:2003 che alla voce, “luce e Illuminazione”, prescrive che: “le gallerie devono essere illuminate in modo da garantire il corretto livello di percezione visiva all’interno delle stesse” (e allora perché diavolo ci sono le pareti nere!!!).
E soprattutto, se costruite una scuola, fate in modo che il soffitto faccia il soffitto e rimanga dov’è senza finire sulla testa dei nostri figli.
Ecco, solo questo vi chiedo. E’ chiedervi troppo?
Converrete con me che, stando così le cose, il saluto finale non vi è nemmeno dovuto.

Johannes Bückler

P.S. Altra leggera controtendenza.
Nello Stato dell'Ohio un noto leader politico è stato arrestato per aver accettato soldi, omaggi e regali da imprenditori. Regali che riguardavano massaggi, lavori di ristrutturazione della casa, pasti al ristorante, servizi di limousine, orologi Rolex in cambio di favori. Lo Stato lo ha mandato in prigione  con la motivazione: «la condanniamo a ventotto anni di carcere (28, avete capito bene, 28 anni), non per i danni materiali recati alla collettività e alla nazione americana, ma per il grado di fiducia che per colpa sua i cittadini hanno perso nei confronti dello Stato»

3 Agosto 2014 - Corriere della Sera - Bergamo - >>>>>

Il Dottor Alberto Monteverdi, Dirigente Area Comunicazione - UNI Ente Nazionale Italiano di Unificazione mi scrive:
Carissimo Buckler,
desidero ringraziarla per avere evidenziato il ruolo delle norme tecniche volontarie come strumento per "fare bene le cose", il che non singnifica solo garantire prestazioni certe (ad esempio gallerie illuminate e tetti che non crollano) ma anche lavorare in modo sicuro, rispettare i requisiti di qualità, ridurre l'impatto sull'ambiente, etc.
Quello che i "carissimi" non immaginano, è che l'uso abituale delle norme tecniche volontarie comporterebbe degli effetti macroeconomici positivi, che potrebbero forse parzialmente compensare gli sprechi dovuti ai loro comportamenti.
Nei Paesi in cui il ricorso alla normazione tecnica è più diffuso e consolidato - Germania, Francia, Gran Bretagna - il suo contributo all’aumento del PIL (dovuto all'efficacia e all'efficienza indotte) è quantificato tra lo 0,3% e lo 0,8% e in Germania vale oltre 17 miliardi di euro.
Inoltre - a livello microeconomico - i dati di una ricerca ISO attribuiscono all'uso della normazione tecnica fino al 50% del fatturato aziendale e circa il 10% della redditività delle imprese che nella loro attività ad essa si riferiscono.
C'è quasi da sperare che i "carissimi" non lo vengano a sapere, altrimenti i costi aumenterebbero ulteriormente...

Restando a disposizione per qualsiasi futuro approfondimento, le auguro una buona estate.

Alberto Monteverdi

venerdì 1 agosto 2014

Quando si parla di palude...


Ho conosciuto il protagonista parecchi anni fa. Mi raccontò della sua esperienza a Roma come Onorevole. Pensava di poter cambiare le cose. Pensava bastasse un minimo di buona volontà. Invece...

“Mario (nome di fantasia) è appena arrivato a Roma con tutto l’entusiasmo della sua giovane età. La sua elezione non è stata una sorpresa, anzi. E’ molto capace ed è fiondato in Parlamento per iniziare la sua nuova avventura.

Dopo due mesi.
Nel preparare un testo si accorge che gli servono alcuni dati che solo il Ministero competente gli può fornire.
Non vuole perdere tempo e ai canali tradizionali (fax o lettera di richiesta) sceglie il telefono. Più sbrigativo. Chiama quindi l’ufficio del Ministero. Nessuna risposta. Controllo il numero e riprova. Niente.
Riprova il giorno dopo. E il giorno dopo ancora. “Perché nessuno risponde, eppure il numero è giusto”. Com’è quella storia? Se Maometto non va ecc.ecc. Prende un taxi e va al Ministero. L’ufficio è quello, la porta chiusa. Entra nella stanza di fronte e solleva il telefono. Compone il numero dell’ufficio competente. Dall’altra parte del corridoio sente il telefono squillare. A vuoto, come nei giorni precedenti. Riprova, stesso esito. Non gli resta che entrare.
All’interno ci sono 4 persone. Uno intento a leggere un quotidiano sportivo. Un altro spaparanzato con i piedi sulla scrivania. Un terzo al telefono (che immediatamente riattacca, segno che non è proprio una telefonata di lavoro).
Mario non ricorda le parole esatte con cui ha ripreso quelle persone. Si è presentato come Onorevole quello sì. Non ricorda neppure le loro giustificazioni davanti alla minaccia di denunciarli.
Quel che non ha mai dimenticato sono invece i giorni successivi.
Prima ancora di ricevere i dati (che nel frattempo ha sollecitato) riceve una busta. Dentro una denuncia. Quelle brave persone che lui aveva rimproverato si erano rivolte al sindacato. L’accusa?
In breve. “Qualsiasi controllo sull’operato dei dipendenti deve essere comunicato con un preavviso di dieci giorni”. Previsto dal loro contratto.
Mario ricorda ancora oggi cosa significa finire nella palude.
Naturalmente quello fu solo l’inizio.

Johannes Buckler

P.S. Mario non si è più ricandidato. Ha lasciato la politica da tempo e si dedica ad altro.